Società e Cultura

All’IIS “G. Peano” di Marsico Nuovo presentazione del libro della giornalista palermitana Dina Lauricella sul crescente fenomeno delle collaboratrici di giustizia


Giovedì 25 Novembre 2021, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne,  l’IIS “G. Peano” di Marsico Nuovo, in collaborazione con CGIL Basilicata, l’Associazione “Libera” e la Rete degli Studenti Medi, ha ospitato la giornalista palermitana Dina Lauricella, autrice del libro “Il codice del disonore – donne che fanno tremare la ‘ndrangheta” e conduttrice dello speciale in onda su RaiPlay dal titolo “Disonora il padre”.

Il libro, il cui titolo apertamente provocatorio ci fa pensare a quel “codice d’onore” che è da sempre il principio cardine del mondo mafioso, è una coraggiosa inchiesta in cui vengono raccontate le storie di madri, figlie, sorelle che decidono di allontanarsi dagli orizzonti della ‘ndrangheta, mosse non solo dal timore per la propria vita, ma anche dal desiderio di garantire un futuro migliore ai/alle propri/e figli/e.

La dott.ssa Lauricella ha, quindi, spiegato agli studenti del liceo (che già nel mese di febbraio dello scorso anno avevano riflettuto sul tema con Don Marcello Cozzi, vicepresidente di Libera)  quanto queste scelte siano tormentate ma allo stesso tempo eroiche.

Si tratta, infatti, di donne che nascono e vengono educate in un clima di oppressione, violenza fisica e ignoranza, secondo una mentalità arcaica che vuole la donna silenziosamente schiava del proprio marito e degli uomini della propria famiglia.  È l’unico modo di vivere che molte di loro conoscono, tuttavia  alcune  hanno trovato coraggiosamente la forza di ribellarsi pur mettendo a rischio la loro vita.

E’ questo un gesto il cui valore è reso ancora più significativo dalla struttura fortemente familistica della mafia calabrese e che rappresenta, a prescindere da tutto, un’enorme crepa nel “monolite della ‘ndrangheta”. Ecco perché è inammissibile che le donne, che scelgono di “dissociarsi” dal sistema mafioso, spesso non ricevono un adeguato sistema di protezione da parte dello stato.

La discussione è stata particolarmente coinvolgente e gli studenti, che hanno avuto la possibilità di fare domande ed osservazioni, hanno avuto modo di fare importanti riflessioni sul ruolo della donna in un sistema patriarcale come quello mafioso e non solo.

Viene quasi da pensare che il concetto di “onore”, così come lo si intende nella mafia, non sia altro che una declinazione un po’ più radicale di quell’idea  di possesso “malsano” esercitato nei confronti della donna ed avallato da una società malata: la stessa società rappresentata dall’immagine avvilente di un parlamento semi-vuoto o dalle 109 donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno.

E quindi, come ha affermato Dina Lauricella, è vero che “la mafia è un virus che distrugge la nostra economia, la nostra finanza, la nostra cultura e per il quale non è stato ancora sviluppato un vaccino”, ma è anche  vero che la società nella quale viviamo ha il potere di arrestare la sua diffusione, di intervenire sulla subcultura di quello strato sociale di cui ha disperatamente bisogno per continuare a diffondersi.

Ed ecco perché la mafia diventa una questione che ci riguarda tutti, che riguarda la nostra mentalità e, quindi, la nostra quotidianità. Una battaglia che tutti siamo chiamati a combattere perché “le uniche battaglie che si perdono sono quelle che non si combattono”.

Marta Malatesta

VA del Liceo Scientifico

IIS “G. Peano” di Marsico Nuovo

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