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Al Presidente Pittella chiediamo di chiarire l’assenza di “contatori” attendibili per il calcolo dei barili estratti

La sorpresa è arrivata quando è stata incrociata la provenienza dei carichi, sempre la stessa: depositi e raffinerie dell’Eni. L’azienda di dice estranea a condotte illecite.

I finanzieri del Comando provinciale di Roma, coordinati dalla procura capitolina, hanno eseguito il sequestro preventivo dei sistemi di misurazione di prodotti petroliferi installati in numerosi depositi e raffinerie Eni in 13 regioni.

Al Governatore Pittella, come all’intera classe politica regionale, impegnati ad ottenere da subito più benefici diretti ed indiretti dal petrolio lucano, rinnoviamo la richiesta di chiarire, una volta per tutte, il “giallo” del greggio che dal Centro Oli Agip di Viggiano attraverso l’oleodotto Viggiano-Taranto viene imbarcato nel porto di Taranto per raggiungere porti della Turchia da dove ritorna in Italia e, contestualmente, affrontare la questione del controllo effettivo della produzione, quella che abbiamo definito l’assenza di “contatori” attendibili per il calcolo dei barili estratti che è appunto legato al calcolo delle royalties dovute dall’Eni alla Regione e ai Comuni del territorio petrolifero. Questo avveniva grazie a un trucchetto degli strumenti di misurazione. Il provvedimento di sequestro è finalizzato a impedire l’uso di sistemi di misurazione alterati o alterabili, inidonei a garantire la necessaria affidabilità ai fini fiscali.

Nel registro degli indagati risultano iscritte 18 persone. Secondo l’accusa sarebbero stati evasi 10 milioni di euro relative al pagamento delle accise su 40 milioni di litri di prodotti petroliferi. Tra gli indagati vi sono anche funzionari di uffici metrici.

Le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, che hanno valorizzato anche le parallele e convergenti attività investigative affidate dalle Procure di Prato e Frosinone nel 2010 ai Reparti della Guardia di Finanza di Firenze e Frosinone, e quelle della Procura di Roma nel 2014, poi riunite in un unico procedimento nella Capitale, hanno riguardato condotte illecite commesse, in particolare, nella delicata fase dell’estrazione dai depositi fiscali di GPL, gasolio e benzina, momento in cui sorge il debito d’imposta. Eni – si legge in una nota – ha costantemente fornito all’autorità giudiziaria la massima collaborazione. L’Eni si difente ritenendosi parte lesa nella vicenda e respingendo ogni responsabilità. La società, anche in considerazione delle conseguenze che deriverebbero, dal fermo totale delle attività di raffinazione e rifornimento di carburanti, richiederà la possibilità di utilizzo dei misuratori al fine di consentire il proseguimento di tali attività e di ridurre per quanto possibile al minimo l’impatto verso i clienti, le società e i servizi.

FONTE: CATANIALIVENEWS

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