A proposito di meningite

Dott. Bruno Masino

Introduzione
I recenti avvenimenti in Lombardia tra Bergamo e Brescia con cinque casi di meningite meningococcica che hanno provocato 2 decessi, hanno colpito particolarmente l’opinione pubblica. Reputo utile, al fine di fare chiarezza e fornire corrette informazioni scientifiche in merito, trattare l’argomento in maniera semplice e sintetica.

Cos’è la meningite
La meningite è un’infiammazione delle membrane (le meningi) che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La malattia è generalmente, ma non sempre, di origine infettiva e può essere virale, batterica o causata da funghi (miceti). La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune, di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze invalidanti o letali. Le meningiti batteriche, al pari delle sepsi (cioè infezioni diffuse a tutto l’organismo), delle polmoniti batteriche e delle malattie infettive nel corso delle quali si isolano batteri in siti dell’organismo che sono normalmente sterili, fanno parte delle c.d. malattie batteriche invasive. Si tratta di malattie infettive che mostrano un quadro clinico poco specifico con riferimento ai singoli agenti responsabili. La diagnosi, in tali casi, deve mirare anche alla ricerca del microrganismo responsabile e ciò al fine di porre in essere il trattamento terapeutico specifico ed efficace, ma anche attuare le misure di prevenzione primaria, laddove possibile.
In Italia è attivo un sistema di sorveglianza che prevede l’obbligo della segnalazione (notifica) di tutte le forme di malattie infettive invasive per le quali è disponibile un vaccino. Come è evidente da quanto esposto, le meningiti,che anche a ragione tanto clamore ed allarmismo creano nella popolazione, sono solo una delle diverse forme di tali malattie.

Sintomi e diagnosi
I sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che causa la malattia e dipendono, oltre che dalla natura infettiva propria di una malattia infettiva, dalla localizzazione anatomica delle meningi e, quindi, dalla contiguità con il sistema nervoso centrale che risente così dell’interessamento meningeo. I sintomi più tipici includono:
• irrigidimento della parte posteriore del collo (rigidità nucale)
• febbre alta
• mal di testa
• vomito o nausea
• alterazione del livello di coscienza
• convulsioni.
L’identificazione del microrganismo responsabile è effettuata su un campione di liquido cerebrospinale (liquido che circonda e protegge l’encefalo ed il midollo spinale) o di sangue.
Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono evidenti. Si possonoperò manifestare febbre, convulsioni, un pianto continuo, irritabilità, sonnolenza e scarso appetito.

Agenti batterici responsabili
• Meningococco (Neisseria meningitidis) si trova abitualmente a livello delle alte vie respiratorie (naso e gola). I portatori sani, cioè coloro che ospitano nel proprio organismo il meningococco senza mostrare alcun sintomo clinico, oscillano percentualmente tra il 2 ed il 30% della popolazione. Il microrganismo è stato identificato nel 1887, mentre la malattia è stata per la prima volta descritta agli inizi del 1800. Fuori dall’organismo il meningococco è poco resistente subendo l’azione dell’essiccamento e della temperatura e riuscendo a sopravvivere solo qualche minuto.Si trasmette da una persona all’altra attraverso le secrezioni respiratorie. La principale fonte del contagio è costituita dai portatori, mentre solo lo 0,5% dei casi è dovuto a contagio da persone che sono affette dalla malattia. Esistono diversi sierogruppi di meningococco identificati con lettere dell’alfabeto. Solo alcuni di essi causano meningite e altre malattie gravi. In Italia e in Europai sierogruppi B e C sono i più frequenti. Nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una terapia adeguata. I malati di meningite o altre forme gravi da meningococcosono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, cioè casi dovuti al contagio di soggetti da malati, è importante che i contatti stretti di questi ultimi effettuino una profilassi con antibiotici. Sono considerati contatti stretti:
– i conviventi,
– coloro che condividono la stessa classe scolastica o stanza di lavoro,
– chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato,
– le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva (attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli),
– i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).
I contatti devono essere sottoposti a sorveglianza al fine di identificare i nuovi casi (coloro che manifestano febbre) al fine di fare diagnosi ed avviare lo specifico trattamento. La sorveglianza deve durare 10 giorni dall’esordio dei sintomi del paziente. Infatti il periodo di incubazione, cioè l’intervallo di tempo che intercorre tra il contagio e la comparsa dei primi sintomi, può durare da 2 a 10 giorni, anche se mediamente è di 3/4.giorni. A volte il quadro clinico si manifesta con la meningite associata a sepsi, cioè grave infezione diffusa per via ematica che può portare al decesso per shock settico.

• Pneumococco (Streptococcuspneumoniae) è l’agente più comune di malattia batterica invasiva, ma può dare anche la meningite, la sepsi, la polmonite o le infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. Lo pneumococco si trasmette per via aerea e lo stato di portatore è frequente (5-70% della popolazione adulta). Anche per lo pneumococco si distinguono diversi sierotipi. Le meningiti e le sepsi da pneumococco si manifestano in forma sporadica e non si verificano focolai epidemiciper cui non è indicata la profilassi antibiotica per chi è stato a contatto stretto con un caso di malattia.

•Emofilo dell’influenza (Haemophilus influenzae da non confondere con il virus influenzale) che fino alla fine degli anni ‘90 era il germe più frequentemente chiamato in causa come responsabile della meningite nei bambini fino a 5 anni di età. Grazie al vaccino esavalente i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo. In passato il tipo più comune era l’Haemophilus influenza b (verso il quale è diretto il vaccino), mentre oggi sono più frequenti quelli non prevenibili con vaccinazione. In caso di meningite da Emofilo è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti.

Fattori favorenti il manifestarsi della meningite batterica
Tra essi vanno elencati:
• età: la meningite batterica colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni e altre fasce di età che variano a seconda del germe. Infatti le forme da meningococco interessano, oltre i bambini piccoli, anche gli adolescenti e i giovani adulti, mentre le meningiti da pneumococco colpiscono soprattutto i bambini e gli anziani,
• stagionalità: la malattia è più frequente tra l’inverno e l’inizio della primavera, anche se casi sporadici si verificano durante tutto l’anno,
• vita di comunità: le persone che vivono e dormono in ambienti comuni, come studenti che condividono per più ore la stessa classe o come le reclute nei dormitori, hanno un rischio più elevato di meningite da meningococco e di Haemophilus influenzae,
• fumo ed esposizione al fumo passivo,
• patologie: altre infezioni delle prime vie respiratorie o alcune immunodeficienze possono determinare un maggior rischio di malattia meningococcica.
Immunodepressione, asplenia ( cioè asportazione della milza), insufficienza cardiaca, asma e l’Hiv ( infezione da virus dell’immunodeficienza acquisita), sono invece fattori di rischio per la malattia invasiva pneumococcica in quanto causa di riduzione delle capacità di difesa dell’organismo.
La malattia, oltre che essere letale in alcuni casi, può avere complicazioni anche gravi, con possibili esiti permanenti.

Terapia
Il trattamento della meningite batterica si basa soprattutto sulla terapia antibiotica. L’identificazione del batterio è importante sia per la scelta della terapia antibiotica nei confronti del paziente, sia per definire l’eventuale necessaria profilassi tra i contatti.

Prevenzione
Dal 1994 in Italia è attivo un sistema di sorveglianza nazionale, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), e dedicato alle meningiti batteriche.Successivamente il sistema è stato esteso a tutte le malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo (i batteri più frequentemente responsabili di sepsi).
In particolare per la meningite meningococcica, ed in misura minore per quella da Haemophilus influenzae tipo b, i contatti stretti del malato presentano un rischio maggiore di ammalarsi rispetto alla popolazione generale. Per tali soggetti è pertanto indicata la profilassi antibiotica e la sorveglianza sanitaria.
A partire dagli anni novanta è disponibile ed era raccomandata ai nuovi nati la vaccinazione contro Haemophilus influenzae b. Oggi tale vaccinazione, per effetto del c.d. decreto Lorenzin, convertito nella legge n. 119/2017, è divenuta obbligatoria nella prima infanzia, al pari di altre vaccinazioni. La vaccinazione per alcuni sierotipi di pneumococco e quella antimeningococcico tipo B e C, sempre per effetto della medesima norma, sono raccomandate ed offerte gratuitamente.
Nel caso di focolai epidemici da meningococco di tipo C con un numero di casi superiori a 10/100000 abitanti, le raccomandazioni internazionali indicano l’opportunità di introdurre la vaccinazione su larga scala nell’area interessata. Ed è quanto si sta attuandoper contrastare il focolaio epidemico e la diffusione dell’infezione e dei casi di malattia a Villongo e Predore che sono i due comuni lombardi interessati dall’attuale focolaio epidemico.

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