Società e Cultura

A ‘Lucanica’ di Picerno concesso il marchio Igp


Con l’Igp (Indicazione geografica protetta) concessa alla salsiccia “Lucanica” di Picerno (Potenza), la Basilicata ottiene il 17/o prodotto a marchio: “Promozione e valorizzazione dei prodotti tipici del territorio, sempre più apprezzati dai mercati e capacità di aggregazione dei produttori, che auspichiamo possano sempre più utilizzare gli strumenti di protezione e tutela”. E’ quanto ha spiegato stamani, a Potenza, nel corso di una conferenza stampa, l’assessore regionale all’agricoltura, Luca Braia.

L’iter per l’Igp, a livello europeo, si è quindi concluso positivamente: in attesa della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, il Ministero ha quindi concesso alla Lucanica l’utilizzo provvisorio del marchio: “Dopo circa dieci anni di attesa – ha aggiunto Braia – anche grazie al lavoro degli uffici dipartimentali, l’indicazione geografica protetta per la Lucanica di Picerno può essere commercializzata fregiandosi del riconoscimento europeo di qualità attribuito sia per i loghi che alle tecniche di produzione, peculiari insieme a caratterizzarne gusto e tradizione”. Si tratta di una produzione di circa 815 mila chilogrammi annui (di cui 15 mila da produzione casereccia) che per l’80% viene venduta fuori regione, con un valore economico di 7,3 milioni di euro in un’area del potentino che comprende 14 comuni.

“Con soddisfazione per il grande lavoro che stiamo portando avanti sull’agroalimentare lucano – ha concluso l’assessore – diventano così undici i prodotti di qualità per il food lucano, a cui si aggiungono i sei marchi del vino, che complessivamente generano oggi 4,5 milioni di euro di valore alla produzione. Le produzioni Igp e Dop sono una fetta consistente del nostro agroalimentare, dal potenziale economico in crescita, e che auspichiamo possano maggiormente avvalersi dell’utilizzo della protezione, potenziando ulteriormente sul territorio la filiera completa”. (ANSA).

L’indicazione geografica protetta (IGP) per la Lucanica di Picerno a favore dell’intero comprensorio Melandro-Marmo-Platano (Picerno, Tito, Satriano, Savoia , Vietri di Potenza, Sant’Angelo Le Fratte, Brienza, Balvano, Ruoti, Baragiano, Bella, Muro Lucano, Castelgrande, Sasso di Castalda) è innanzitutto il riconoscimento di un impegno sinergico tra allevatori, agricoltori, aziende di trasformazione, Comuni e Regione per la promozione di uno dei prodotti simbolo del “mangiare bene mangiare lucano”.  E’ il commento di Carmine Ferrone, dirigente Leu per il Marmo-Melandro-Platano e assessore al Comune di Bella.

Le aspettative sono adesso legate – sottolinea – al valore aggiunto che l’IGP contiene per una maggiore remunerazione da parte di tutti i soggetti sociali della filiera salumi e una migliore commercializzazione nei mercati, incrementando produzione ed occupazione diretta ed indotta. E’ questa la strada da seguire per lo sviluppo e l’occupazione nelle aree interne e più svantaggiate: dare priorità a programmi, progetti, interventi nei settori agroalimentare, ambiente e industria 4.0 in considerazione delle peculiarità dell’area Melandro-Marmo-Platano e dello stimolo derivante dal nuovo ciclo di programmazione dei fondi comunitari. Sono convinto – dice Ferrone –  che soprattutto il comparto alimentare possa dare buone soddisfazioni ad iniziative di autoimprenditoria giovanile per la qualità e tipicità delle nostre produzioni locali (oltre ai salumi) che hanno già un mercato nazionale e una presenza sia pure ancora limitata in mercati esteri. Occorre salvaguardare e conservare questa tradizione, come per la filiera lattiero-casearia, organizzarla con adeguate forme di tutela e farne strumento di sviluppo economico per imprese e comunità locali. In particolare è importante il legame fra territorio, consuetudini alimentari e tradizioni enogastronomiche: tutto ciò offre identità e sviluppo alle comunità locali. Sono necessarie iniziative di promozione della vendita diretta dei prodotti dell’azienda agricola, promozione delle “strade enogastronomiche” collegate ai prodotti tipici ed ai vini di qualità, valorizzazione turistica attraverso le tipicità agroalimentari, i Musei del cibo e della tradizione contadina, una ristorazione che si richiama alle ricette e prodotti locali, anche nelle mense pubbliche, l’ospitalità turistica alberghiera che valorizza le tradizioni alimentari locali. Sono convinto – continua – che le Amministrazioni locali possono fare molto in questo campo, traendone diretto vantaggio e favorendo anche il reddito delle imprese agricole.

Quanto al Piano Industria 4.0 a favore dell’alimentare,  gli investimenti innovativi – conclude Ferrone – potranno stimolare l’investimento privato nell’adozione delle tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0 e aumentare la spese in ricerca, sviluppo e innovazione; un processo che è importante saper affrontare specie nelle aree più interne della nostra provincia.

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