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EditorialePetrolio in Val d'Agri e Valle del SauroPrimo Piano

Le lacrime di sangue e petrolio davanti ala pompa di benzina nel Texas d’Italia

Da un po’ di giorni si è accentuata l’osservazione in merito al costo del carburante rispetto al fatto di essere in prossimità dei pozzi di estrazione. Si estraggono in media, tra Val d’Agri e Valle del Sauro ovvero tra COVA e TEMPA ROSSA, mediamente 50.000 barili di petrolio, rispetto ad una potenzialità di 40.000/70.000 al giorno della Valle dell’agri ed i 30.000/50.000 di Tempa Rossa.

Ora immaginiamoci al parapetto di Piazza Plebiscito a Corleto Perticara dove si vede il groviglio di tubazioni e la torcia del centro olii di Tempa Rossa e con la coda dell’occhio il display della Esso che riporta il prezzo dei carburanti. Al pari immaginiamoci in Val d’agri al display della pompa dell’Eni mentre si osservano i tralicci dei pozzi e del centro Olii dell’area industriale di Viaggiano (COVA); il primo semplice pensiero è: perché pur essendo produttori di petrolio paghiamo il carburante “a caro prezzo”? Come mai?

LO SCENARIO ITALIANO

In Italia servono circa 1,20 milioni di barili al giorno per soddisfare le esigenze della popolazione, e per le attività imprenditoriali e per la vita quotidiana di noi cittadini. Il fabbisogno nazionale di petrolio si attesta intorno al 36%. Abbiamo una produzione nazionale che gira intorno al 7-10% rendendo necessaria una importazione di circa il 90% della risorsa.

LE COMPONENTI DE PREZZO ALLA POMPA

Il prezzo finale alla pompa è la sommatoria delle accise (incide per circa il 39%), dell’IVA* (incide per il 18%), del costo della materia prima (incide per il 30,5%) e del margine lordo (incide per il 12,5%) [*Aliquota IVA 22%].   Le accise servono per coprire costi o impegni economici dell’Italia, che vanno dai danni di guerra all’Etiopia passando per il finanziamento della crisi del canale di Suez e l’alluvione di Firenze e del disastro del Vajont, fino al famoso decreto salva Italia per arrivare al terremoto dell’Emilia dell’anno 2012.  L’IVA è una tassa che serve a coprire la spesa pubblica ed in primis destinata alle risorse proprie dell’Unione Europea. Il costo della materia prima altro non è che il petrolio raffinato ed il margine lordo che include i costi di distribuzione, le tasse, lo stoccaggio, il trasporto e la gestione della rete.

LO SCENARIO E LE NOTIZIE DIVULGATE

Intanto credo si sia capito che in Basilicata non si produce l’80% del fabbisogno nazionale di petrolio; che il prezzo alla pompa non ha alcun diretto collegamento rispetto alla sua vicinanza al pozzo di estrazione. È dato certo che il ritorno economico per il territorio Lucano ovvero le c.d. Royalties (il compenso per la titolarità territoriale della risorsa) è pari al 10% ovvero del 7% che va alla Regione Basilicata e del 3% (che lo Stato cede alle Regioni) destinato ad un fondo speciale per la riduzione del prezzo dei carburanti nei territori interessati. Quindi l’85% del 7% resta alla Regione il 15% va ai Comuni dove si estrae il petrolio.

Da alcuni giorni si ascoltano, anche da testate autorevoli, argomenti di meraviglia e di sorpresa del come mai in Basilicata, terra dove si estrae l’80% (?) del fabbisogno nazionale di petrolio, il  carburante alla pompa costi più di ogni altro posto in Italia. Ora dopo aver elencato alcuni dati sopra mi viene da pensare che o è demagogia o è leggerezza nel divulgare notizie. Un po’ come quando il giornalista de LA STAMPA, Marcello Sorgi, biasimò i Lucani che preferivano stare in mezzo alle galline invece che pensare allo sviluppo economico delle Regione che presentava una ricchezza mineraria di rilevante importanza; per il solo fatto che alcune associazioni avevano sollevato dubbi sulle ricadute economiche in rapporto al depauperamento del territorio. Sorgi scambiò quel taglione di filmato, per una condizione consolidata, come i filmati socio-antropologici di Ernesto De Martino, che riprendeva donne in abito nero, uomini al seguito di pecore e muli e bambini rubicondi e panciuti davanti alle porte o dentro case coabitate da animali domestici (è proprio il caso) quali galline, maiali e, talvolta, muli e asini. Però ad oggi, credo che qualcuno ritorni a giocare sull’ignoranza generale. Perché vorrei poter pensare che una persona semplice non riesca a darsi una spiegazione del perché la Basilicata ha il petrolio ma si paga tanto il carburante. Un professionista della comunicazione avrebbe l’obbligo di documentarsi prima di dare giudizi e fare osservazioni. A meno che non lo faccia per un disegno demagogico, populista a servizio di poteri che hanno necessità di fomentare lo scontento popolare per fini che vorrei evitare di pensare e riportare. Mi sarebbe piaciuto ascoltare qualche ospite dei Talk televisivi che spiegasse come si arrivi al prezzo finale della Benzina e del Gasolio, come si sviluppa lo scenario del petrolio, cosa rappresenta la produzione petrolifera Italiana rispetto ad uno scenario internazionale che rappresenta la peggiore esternalità per l’economia Nazionale.

LE ROYALTIES E LO SVILUPPO LOCALE

Per stare alle cose di casa nostra dobbiamo pensare alle royalties ed a ciò che si è fatto e che si sarebbe potuto fare e quello che ancora si potrebbe fare.

Le Royalties rappresentano una risorsa straordinaria per il Bilancio Regionale, che dovrebbe finanziarie sviluppo e non assistenzialismo, né vantaggi di congiuntura che danno il senso del benessere senza guardare avanti, un po’ come la cicala che frinisce per un’estate intera godendo del sole e magari canzonando la formica che lavora e studia come poter meglio accaparrarsi risorse per superare l’inverno.

Oggi si ha sempre la sensazione che le risorse petrolifere sono passate alla voce ordinaria del bilancio, surrogando quello che il Governo centrale lento pede sta togliendo, da alcuni anni a questa parte, come risorse spettanti alla Regione Basilicata. E dunque, ciò che poteva essere una opportunità per fare un piano straordinario di opere pubbliche che avrebbero reso la Basilicata finalmente dotata di ottime infrastrutture (strade, ferrovie, Comunicazioni telematiche, infrastrutture sanitarie e accademiche) si è trasformato in un ordinario gruzzolo per sopravvivere al velocissimo evolversi di un mondo intero. E ci troviamo strade abbandonate e chiuse, Sanità insoddisfacente, giovani che girano le spalle e vanno altrove a sviluppare le loro idee. Poi ci sono alcune realtà dove la distribuzione del benessere si traduce in riscaldamento gratuito a casa, soldi da spendere nei punti di commercio locali, ristrutturazioni di aziende senza capire se la ristrutturazione è solo fisica e non di una visione che li proietti nel futuro e nella loro sopravvivenza; continuando a ristrutturare e far nascere Bar, Pizzerie e negozi senza tener conto che il fattore primario (il cliente) si assottiglia sia per via del calo demografico ma anche per l’aumento dell’offerta.

CONCLUSIONE

Sarebbe il caso di parlare non dei fatti ma dei programmi e dei progetti. Della visione e della missione della classe dirigente per riportare la normalità in Basilicata, per modernizzarla e dotarla di infrastrutture valide affinché quando finirà, perché finirà, il sogno TEXANO, avremo una Regione che pure se depauperata avrà una sua attrattività per via delle moderne infrastrutture e delle sue condizioni favorevoli per ogni qualsivoglia progetto di sviluppo imprenditoriale. Ad esempio: che fine ha fatto l’idea di una fiscalità agevolata (Zona franca)? che distribuirebbe il benessere in maniera automatica e senza passare per le “forche caudine” della politica, svincolando i diritti da concessioni anacronistiche e non in linea con i principi di una regione moderna ed al passo con modelli di società occidentali che rincorriamo da tempo; da troppo tempo.

 SUGGERIMENTI

Ai giornalisti ed ai frequentatori dei Talk Televisivi mi viene da dire, dal basso della mia posizione: documentatevi. Ai mei conterranei giovani: ribellatevi studiando, affinché nessuno possa fregarvi con informazioni farlocche.

 Gianfranco Massaro – Agos

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