La distanza Nord – Sud non si è accorciata, anzi. A costruire il divario tra i due pezzi di Paese soprattutto lavoro, salute, conciliazione dei tempi di vita per le famiglie, agibilità sociale delle donne.
A scattare la fotografia di questa spaccatura, la tredicesima edizione del rapporto BES (benessere equo e sostenibile) realizzato dal’Istat. L’analisi degli indicatori per raccontare la quotidianità dell’Italia – anche in relazione agli altri stati dell’Unione Europea – conferma che il Mezzogiorno resta indietro.
Su tutti, il dato del rischio povertà, con conseguente esclusione sociale, in generale più alto in Italia rispetto al resto dell’Unione. Ma che al Sud del Paese tocca cifre drammatiche: qui, nel 2025, il 12,3% delle famiglie ha dichiarato di non arrivare a fine mese. La media nazionale è ferma al 7,5%.
Lo svantaggio è consistente sul fronte della conciliazione vita-lavoro, soprattutto per le donne con figli in età prescolare.
Anche la speranza di vita – tra le più alte del mondo – premia il Nord, dove è maggiore di 1,4 anni (il rapporto con il Sud nel 2004 era fermo a 0,7). Come nel Mezzogiorno sono più alti anche i livelli di mortalità infantile e quella per tumori.
Tra i dati positivi, la sedentarietà: diminuisce sul lungo periodo tra gli abitanti del mezzogiorno, in particolare tra gli over55. Ma problemi di sovrappeso e obesità continuano a essere diffusi tra anziani e persone poco istruite.
