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Corleto Perticara chiude i confini ai pendolari ed ai mezzi di trasporto merci.

Solo pochi mesi fa Corleto Perticara ha lamentato la soppressione della sede di dirigenza scolastica per non svuotare di competenza un paese che un dì era punto nevralgico per un’intera area. Un capoluogo la cui influenza superava i confini geografici e politici. Già sede di un collegio elettorale; già sede dell’Ufficio del lavoro, già sede dell’Istituto Tecnico Industriale Indirizzo Chimico – sede staccata della sede di Potenza “A. Einstein”; già sede delle esattorie Meridionali – tesoriere di tutti i Comuni contermini; già sede della Comunità Montana “Alto Sauro”; già sede del Comando di Stazione del Corpo Forestale dello Stato; già sede della sezione di Polizia di Stato; già sede del Consorzio Agrario Regionale; già sede del Consultorio Familiare; già sede della sezione tecnica Enel… un elenco interminabile di servizi che hanno fatto di Corleto Perticara la capitale dell’Alto Sauro, oggi sede di uno dei centri petrolchimici più importanti che l’industria petrolifera possa offrire su terra ferma.

Purtuttavia oggi Corleto ha solo il ricordo di un’epoca che lo vedeva come luogo geopolitico ed economico di primaria importanza per un’intera area. Ruolo man mano sfilacciatosi, per via delle evoluzioni e delle esigenze che il nuovo modello sociale ha sviluppato.  Ma al netto di questo nuovo paradigma sociale, che ha reso tutto veloce e fluido, con i commerci che si sviluppano in maniera immateriale, con la diminuzione dell’importanza dei luoghi fisici dove i bisogni potevano e venivano soddisfatti, c’è da analizzare cosa le popolazioni, con i loro rappresentanti, hanno fatto per non svilire ulteriormente il peso geopolitico e socioeconomico dei luoghi che un dì erano fiorenti e centrali per intere aree.

Dicevamo, tornando al punto di partenza come il gioco dell’oca, che abbiamo timidamente protestato per la soppressione della sede di dirigenza scolastica ed ora dobbiamo affrontare un altro spinoso nodo che porterà ancora ad affliggere ulteriormente il territorio intero.  La ex SS 103, ora strada provinciale, interrotta da tre anni per un movimento franoso al Km 79+250, oggi è ancora interrotta.

Da quando la frana ha reciso la continuità della percorrenza della provinciale ex SS 103, il collegamento è stato garantito da un’ottima strada Comunale, che collegava la SS 92 con la ex SS 103 al di là della frana, surrogando di fatto la interruzione al Km 79+250.  Da oggi detta strada Comunale viene interessata da un ordinanza di inibizione agli autobus e a tutti gli automezzi con peso superiore a 3,5t. Ora, considerando che altri movimenti franosi su strade provinciali e statali, oltre i confini di Corleto Perticara, hanno richiesto la chiusura al traffico di altre strade e solo grazie alla disponibilità delle aree interessate resta garantita la percorrenza su tratti di strade comunali, tronconi di strade provinciali e statali in guisa da non stravolgere il TPL che garantisce il trasporto di numerosi studenti pendolari che frequentano la “scuola superiore” – c.d. Istituto Tecnico Industriale indirizzo Chimico con sede a Corleto Perticara – appare incomprensibile una regolamentazione che non guarda alle ricadute sociali ed economiche per  l’intera area. Pensando a come si gestivano i territori                      – quando i rappresentanti delle istituzioni oltre ad essere autorità erano autorevoli – molti ricorderanno la via del c.d. petto di cervone, e strada della stella, che surrogavano la mancanza di collegamento trasversale per la fondovalle dell’agri, viene da riflette molto osservando come si affrontano oggi certe problematiche.

Tutti gli studenti pendolari da oggi non potranno raggiungere la sede della scuola che frequentano, perché di fatto i collegamenti del TPL ovvero gli autobus di linea sono stati praticamente soppressi da Corleto Perticara verso Guardia Perticara e da Armento e Gallicchio verso Corleto Perticara a meno di non voler fare tragitti che richiederebbero molte ore di percorrenza.

Perché succede questo? Perché la “visione” si infrange sulla siepe che vede brillare il proprio campanile e non si ha contezza del perché i paesi erano grandi e rappresentanti di un territorio.  Succede quando non si valutano gli effetti macroeconomici delle decisioni. Succede quando si pensa che per ottenere attenzione occorre fare forza e non ragionamento. Succede quando non si concertano le azioni per risolvere i problemi, riconoscendo le difficoltà che un Ente, come la “Provincia”, ha o potrebbe avere per gestire fenomeni che devono posare su una scala di priorità, dove la presenza di infrastrutture di altri Enti possono surrogare il momentaneo percorso burocratico necessario per risolvere e fornire la dovuta attenzione a tutte le popolazioni. Succede quando la forza che si vuole usare la si usa con la spocchia di Ilio, eludendo la concertazione con il “territorio” e con le forze pensanti in esso presenti. Succede quando un’istituzione, che ha pure risorse economiche spendibili per lo scopo, chiude gli occhi, piega la testa, per via della mentovata forza che si autoattribuisce, raschia il terreno e con lo sbuffo tipico del toro va verso l’ostacolo insormontabile, e cosa succede quando si scontra una forza testarda ed irresistibile con un ostacolo insormontabile? un casino indescrivibile. Mezzi superiori a 3,5t dovranno chiedere un “Pass” che allungherà i tempi, accrescerà burocrazia e sfinirà quanti dovrebbero accedere al paese per vendere, acquistare o solo rifornire le attività economiche e scolastiche ivi presenti. Il rischio è che cresca la ricerca di luoghi dove la logistica risulta meno farraginosa e i confini sono meno somiglianti alle mura di “Ilio”, con il conseguente risultato che la “pezza” risulterà peggio dello strappo.

Gianfranco Massaro – Agos

 

 

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