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L’Editoriale: il Mattarella “Bis” è l’ennesima conferma di una insanabile crisi di rappresentanza


Lo spettacolo raccapricciante a cui abbiamo assistito nell’ultima settimana, certifica (una volta di più) il totale scollamento tra la classe Politica Parlamentare e gli umori del Paese reale.
6 giorni di veti e controveti, servitori e servitrici dello Stato buttati in pasto all’agone mediatico e consumati nel tritacarne del primetime televisivo con l’unico obiettivo di salvaguardare lo status quo di un Parlamento oramai sideralmente lontano dalla sua funzione Costituzionale di rappresentanza della volontà popolare.
Tutto questo per arrivare (incredibilmente) al punto di partenza: la conferma del Presidente uscente al Quirinale.
Si tratta della seconda conferma di un Presidente uscente negli ultimi dieci anni.
Una evidente forzatura costituzionale che apre degli scenari pericolosi ed inesplorati per la nostra Repubblica: Sergio Mattarella sarà capo dello stato praticamente fino al 2030, quindici anni di concentrazione di poteri molto importanti nelle mani della stessa figura. Una situazione che, a suo tempo, i padri Costituenti scelsero in tutti i modi di evitare non disciplinando il divieto di rielezione del Presidente della Repubblica riservandosi di far ricorso a questa necessità soltanto in caso di guerra o di gravissime emergenze nazionali e internazionali (per quanto grave la situazione Pandemica negli ultimi tempi non ha alterato in alcun modo l’attività legislativa e di governo).
Risulta del tutto evidente che questa gravissima forzatura nasce da una serie di distorsioni purtroppo irrisolte.
Come tutti ricordano, nel Settembre 2020, gli Italiani votarono in massa per la riduzione dei Parlamentari di Camera e Senato. Il tredicesimo Presidente della Repubblica è stato dunque eletto da un Parlamento abusivo: più di un terzo dei Parlamentari eletti nel 2018 sono perfettamente consapevoli del fatto che non avranno nessuna possibilità di essere rieletti nel 2023. Nello stesso tempo, l’interesse molto particolare di queste persone è quello di garantire la prosecuzione della legislatura almeno fino ad Ottobre 2022, tempo minimo necessario al fine di maturare tutti i benefit amministrativi previsti dalle leggi. Peccato che un Parlamentare dovrebbe rappresentare le Istanze dei cittadini e dei territori da cui proviene…
Questo elemento si intreccia con un’altra questione che ben conosciamo: la legge elettorale.
Ironia della sorte, l’ultima legge elettorale che garantiva agli italiani (75% uninominale e 25% Proporzionale con preferenze alla Camera) si chiamava “Mattarellum” perché fu ideata e promossa dall’attuale e rieletto Presidente della Repubblica. L’ultima occasione in cui si andò al voto con quella legge fu il 13 Maggio del 2001. Da quel momento, listini bloccati e Parlamentari nominati dai segretari di Partito (Porcellum e Rosatellum).
Più di vent’anni in cui, non in maniera casuale a parere di chi scrive, la classe Politica Parlamentare si è allontanata fortemente dalle istanze dei territori che avrebbe dovuto rappresentare.
La ragione di tutto questo è facilmente spiegabile: per essere eletti non era più necessario il consenso dei cittadini, bastava entrare nelle grazie del segretario o del “leader” di Partito. Ecco perché l’istinto di autoconservazione di un ceto politico scadente ha prevalso perfino nel momento maggiormente solenne della nostra democrazia, l’elezione del Presidente della Repubblica.
Una sorta di legge del Contrappasso anche per una politica che ha scelto, negli ultimi trent’anni, di spingere fortissimo l’acceleratore nella direzione della personalizzazione e della prevalenza delle prerogative dell’esecutivo rispetto a quelle delle Camere (ricorso troppo frequente alla questione di fiducia e ai decreti legge).
In conclusione, quello che è accaduto nelle scorse ore è frutto di decenni di scelte sbagliate e miopi che oggi rischiano di mettere a repentaglio l’architettura Costituzionale della Repubblica.
La situazione è molto difficile da recuperare, l’unica operazione di “igiene” per la nostra Democrazia Parlamentare sarebbe quella di approvare in fretta una nuova legge elettorale che ripristini le preferenze e andare immediatamente al voto.
Purtroppo non accadrà.

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