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Spopolamento: crisi e abbandono del centro storico di Sant’Arcangelo

Ad oggi, i centri storici mutano sostanzialmente in nuove periferie, interrompendo così il racconto d’identità del territorio; è un dato sconcertante, un trend fotografato appieno dalla comunità di Sant’Arcangelo, che denuncia la forte emorragia del proprio centro storico, connessa alla chiusura di via Delle Fornaci e della storica scuola di Corso Umberto I. Processi delicati di un fenomeno inarrestabile, se vogliamo diffuso in modo capillare in tutti i borghi lucani e, per questo, è tanto più evidente e rilevante. In un suo studio, l’antropologo Marc Augé ha definito i luoghi sempre più dei non luoghi, nei quali non esistono relazioni né spaziali né temporali con il territorio circostante. Allo stesso modo, nel territorio di Sant’Arcangelo, interi palazzi nel cuore storico del paese si presentano vuoti e sottoposti al degrado più totale e pericoloso; o anche connotati in cui si mescolano in una sorta di novello melting pot, cittadini e immigrati. Per nulla trascurabili, sono poi i casi di infiltrazioni d’acqua nei locali privati, le strade pubbliche fortemente dissestate e i siti fantasma, come la discarica, il mattatoio, la nuova area industriale, la piscina comunale. Ne deriva, man mano, la configurazione una vera e propria estetica dell’abbandono come filosofia di vita, che non appare migliore neppure nel passaggio a San Brancato. Tra il suo tessuto sociale e commerciale, pesano gli effetti di un’agricoltura e di un settore edile in crisi, così come in calo è il settore della ristorazione; non meno critica le situazioni di turismo, scuola e trasporti. A resistere è la forza di volontà dell’intera popolazione, l’unica a conferire energia e spessore alle feste e alle tradizioni, così come alle fiere (eccezion fatta per quella del Petto Mattina). A questo punto, sembra d’obbligo un’analisi che dia al comune in questione strumenti effettivi di governance, insieme all’intenzione, seriamente intesa, di affrontare ipso facto il dramma dello spopolamento e le preoccupazioni esistenziali di intere generazioni.    di Michela Castelluccio

 

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