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Petrolio in Val d'Agri e Valle del SauroPrimo Piano

Combustibili fossili in Basilicata: tutela costituzionale della salute, autonomia energetica e futuro delle estrazioni

Riceviamo e pubblichiamo la lettera da parte dei cittadini riuniti nell’Osservatorio Popolare per la Val d’Agri a nome loro e delle altre realtà sottoscriventi 

Alle autorità ed agli organismi della Regione Basilicata, con particolare riferimento a quelli competenti in materia sanitaria

La recente ordinanza della Corte d’Appello di Milano sulla vicenda ex-ILVA di Taranto pone una questione che va ben oltre il caso dello stabilimento siderurgico pugliese e che interpella direttamente anche chi ha responsabilità nella tutela della salute in Basilicata.

Nel pronunciarsi sul conflitto tra prosecuzione dell’attività produttiva e tutela della popolazione esposta, la Corte ha ribadito la posizione prioritaria del diritto alla vita e alla salute quando esso entri in conflitto con l’esercizio dell’attività d’impresa, richiamando esplicitamente l’articolo 41 della Costituzione, secondo il quale l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute o all’ambiente.

Il principio si completa insieme all’articolo 9 della Costituzione, che attribuisce alla Repubblica il compito di tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, e naturalmente, all’articolo 32, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

Un principio chiaramente non confinato al caso di Taranto, che pone una domanda molto concreta anche per la Basilicata.

La domanda che poniamo è la seguente: si può ritenere pienamente garantito il dettato costituzionale degli articoli 9, 32 e 41 continuando, e magari aumentando, l’estrazione di combustibili fossili in territori nei quali queste attività determinano pressioni ambientali e sanitarie, mentre l’utilizzo degli stessi combustibili contribuisce, attraverso le emissioni di gas serra, al riscaldamento climatico e ai suoi effetti sulla salute?

La domanda diventa ancora più urgente di fronte all’ipotesi, recentemente prospettata dal Governo, di incrementare la produzione nazionale di petrolio e gas e di accelerare le procedure per nuove attività di ricerca, esplorazione ed estrazione, a mare e a terra.

Una regione che produce già più energia di quella che consuma

La Basilicata è tra le regioni italiane con maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili. Da dati ISPRA 2026 si ricava che circa il 90% dell’elettricità prodotta sul territorio regionale proviene da fonti rinnovabili e che la produzione elettrica rinnovabile soddisfa l’intero fabbisogno elettrico annuale generando un notevole surplus.

Il surplus (+80% da Rapporto 2026 “Italia Rinnovabile” di Legambiente) viene immesso nella rete e consumato altrove, contribuendo quindi alla decarbonizzazione del sistema elettrico nazionale.

Anche considerando non soltanto l’elettricità ma l’insieme dei consumi energetici (trasporti, riscaldamento e altri usi ancora fortemente dipendenti dai combustibili fossili) le rinnovabili rappresentano in Basilicata circa il 46% dei consumi, a fronte di una media italiana intorno al 18%.

La Basilicata è già un hub energetico nazionale basato su energie rinnovabili, ma al contempo ha la più elevata estrazione di combustibili fossili.

Questa condizione, unica a livello nazionale, rende necessario porre una domanda che non è soltanto ambientale, ma riguarda la salute pubblica e la giustizia territoriale: quanto è sostenibile chiedere ancora sacrifici allo stesso territorio?

 

Il paradosso lucano

In Basilicata c’è una situazione che merita di essere considerata anche sotto il profilo della giustizia ambientale, in quanto i benefici dell’energia prodotta vengono distribuiti su scala nazionale, mentre una parte importante delle pressioni ambientali e sanitarie rimane concentrata localmente.

Questo quadro fa della Basilicata una vera e propria zona di sacrificio.

L’argomento dell’“autonomia energetica”, frequentemente utilizzato per giustificare l’aumento delle estrazioni nazionali, assume quindi in Basilicata un significato particolare. Autonomia energetica non dovrebbe necessariamente significare estrarre più petrolio e più gas, ma – al contrario – potrebbe essere basata sulla progressiva riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, utilizzando e irrobustendo il vantaggio che la regione ha già costruito sulle energie rinnovabili.

Il vantaggio può essere ampliato intervenendo su trasporti, riscaldamento e parte dell’industria, che in parte continuano a dipendere dai combustibili fossili.

Anziché aumentare ulteriormente l’estrazione di petrolio e gas si potrebbe utilizzare il patrimonio rinnovabile già esistente per accelerare elettrificazione, efficienza energetica e progressiva sostituzione delle fonti fossili.

La Basilicata diventerebbe così un esempio a livello nazionale.

Conoscere per decidere

Da molti anni sono disponibili studi ambientali ed epidemiologici sulle aree interessate dalle estrazioni e dalla lavorazione degli idrocarburi, che hanno riportato rischi non trascurabili, di recente confermati da dati forniti dal progetto LucAS – Lucania Ambiente e Salute, finanziato con importanti risorse proprio per approfondire le relazioni tra pressioni ambientali e salute e contribuire alle politiche di prevenzione.

Un patrimonio conoscitivo che – in linea con l’uso etico della ricerca – dovrebbe servire a orientare le decisioni e non solo ad alimentare altri studi.

Continuare a studiare lo stato di salute delle popolazioni, monitorare aria, acqua e suolo, ricostruire le esposizioni e identificare segnali epidemiologici è necessario, ma la sorveglianza non può diventare un’attività separata dalle decisioni sulle sorgenti che generano quelle pressioni.

L’esperienza dell’ex-ILVA dovrebbe insegnare proprio questo.

Non è etico monitorare indefinitamente una popolazione esposta e registrare nel tempo gli effetti sanitari. Quando le conoscenze disponibili indicano rischi meritevoli di prevenzione, il compito della sanità pubblica è contribuire a ridurre le esposizioni prima che ulteriori danni si producano.

Rischio locale e crisi climatica

Per la Basilicata il problema presenta almeno tre scale tra loro inseparabili:

  • le attività di estrazione e trattamento degli idrocarburi producono pressioni locali, che interessano innanzitutto le comunità residenti nei territori coinvolti;
  • le emissioni contribuiscono alla pressione ambientale su scala regionale;
  • la combustione degli idrocarburi estratti produce gas serra e contribuisce su scala globale al cambiamento climatico, i cui effetti sulla salute – ondate di calore, eventi estremi, inquinamento atmosferico, modificazioni nella distribuzione delle malattie, sicurezza alimentare e idrica – sono ormai parte integrante delle politiche di sanità pubblica.

Transizione e benefici devono appartenere anche ai territori

È significativo che la stessa Regione Basilicata abbia recentemente posto il problema del rapporto tra produzione energetica e benefici per le comunità locali, approvando in Giunta un disegno di legge sulle compensazioni ambientali per i grandi impianti eolici e solari.

Il principio dichiarato “chi utilizza il territorio per produrre energia deve lasciare sul territorio una quota del valore generato” è condivisibile, ma dovrebbe essere collocato dentro una prospettiva più ampia.

Compensare un territorio per gli impatti che subisce non risolve il problema di quali impatti possano essere evitati e quale modello energetico produca complessivamente maggiori benefici e minori costi per la salute e per l’ambiente.

Le rinnovabili stesse devono naturalmente essere programmate, localizzate e valutate attentamente, tutelando paesaggio, ecosistemi e comunità locali, ma hanno il pregio di produrre energia senza continuare ad alimentare il ciclo della combustione fossile e delle emissioni climalteranti.

La sfida che la Basilicata ha davanti è di trasformarsi progressivamente da grande regione estrattiva a laboratorio nazionale della transizione energetica, utilizzando l’ampio surplus di produzione rinnovabile per produrre benefici ambientali, sanitari, economici e sociali innanzitutto per le comunità che hanno sostenuto per decenni il peso della produzione energetica nazionale.

La questione non consiste nel negare la complessità della transizione energetica né nell’immaginare che l’abbandono dei combustibili fossili possa avvenire dall’oggi al domani, ma è il momento di stabilire in quale direzione vogliamo andare.

Una domanda alle autorità sanitarie

È precisamente su questo punto che riteniamo necessario conoscere la posizione delle autorità sanitarie regionali.

Alla luce delle evidenze ambientali ed epidemiologiche disponibili, delle conoscenze già prodotte, degli effetti sanitari del cambiamento climatico, dell’elevatissima produzione rinnovabile regionale e dei principi sanciti dagli articoli 9, 32 e 41 della Costituzione, chiediamo:

  • le autorità preposte alla tutela della salute dei cittadini lucani ritengono che lo sviluppo delle attività di estrazione di petrolio e gas in Basilicata sia compatibile con una politica avanzata di prevenzione e tutela della salute?

Profondamente convinti oltre che ossequiosi del dettato costituzionale che la tutela della salute non dovrebbe intervenire soltanto quando il danno è ormai documentato, chiediamo alle autorità regionali deputate ciò che appartiene pienamente alla loro responsabilità: dire quali conseguenze per la salute debbano essere considerate prima che le decisioni sul destino dei territori vengano assunte e quale peso debba avere la prevenzione in quelle decisioni.

 

– ISDE medici per l’ambiente

– Osservatorio popolare per la val d’Agri

– Laboratorio per Viggiano

– Libera Basilicata

– Coordinamento no triv di Basilicata

– Cova contro,

– Rivista regionale Valori

– Coordinamento regionale acqua pubblica- Basilicata

– Pax Christi – punto pace- Potenza

– Organizzazione aggregata wwf Terre di Parchi Lucani

– Organizzazione wwf aggregata Potenza e aree interne

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