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Società e Cultura

La “Polvere di Ippocrasso”, la ricetta del vino medievale custodita al Museo Archelogico della Val d’Agri

Una ricetta antica. Risalente ai tempi di Federico I e custodita presso il Museo Archelogico della Val d’Agri a Grumento Nova. È la ricetta del vino medievale Polvere di Ippocrasso, un nettare millenario che racchiude i profumi del vino, del miele e delle spezie sapientemente miscelati riscoperta grazie al lavoro di appassionati del buon cibo e del buon bere come i titolari dell’agriturismo Parco verde. Ancora oggi viene prodotto dall’agriturismo Parco verde come un tempo: a lotti da 20 litri con il sistema dei vasi comunicanti, ossia dal primo tino in acciaio, dove vengono inserite le spezie per profumare il vino, che cadono a cascata sul secondo, passando per i panni ed iniziando quindi il processo di filtraggio, fino ad arrivare all’ultimo stadio, il settimo, dove è perfettamente limpido. Una produzione rigorosamente artigianale. Probabilmente inventato da Ippocrate, il famoso medico del giuramento, che ne faceva largo uso, anche se non è stata ritrovata realmente la ricetta da lui manoscritta, come per il vermuth, altro vino medicamentoso. Di sicuro, dopo la morte di Ippocrate, questo vino scomparve per ben 1500 anni e venne ritrovato agli inizi dell’anno mille, e per questo vino medievale. Intorno al 1300 diventò il vino dei Templari durante le tavolate di convivio abbinato anche ad un dolce fatto con nocciole e zafferano. Stefano D’Aquino, titolare dell’agriturismo “Parco verde” ci racconta come nasce la Polvere di Ippocrasso.

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