Tiè, tiè è una tipica espressione, solitamente accompagnata dal gesto delle corna, come maligna soddisfazione per un dispiacere altrui; è ciò che immagino pensino molti, tanti, tantissimi speaker radiofonici all’ascolto della celeberrima Video Killed the radio star di The Buggles. La Radio è viva e vegeta come mezzo di comunicazione. Fenomeno che travolse la gioventù degli anni della rivoluzione culturale esplodendo in un tripudio di ribellione per impossessarsi dell’aria, dell’etere, quello spazio di tutti. La Radio è il mezzo che sfrutta una delle scoperte più innovative di fine ottocento; dai primi esperimenti sulle onde elettromagnetiche passando, da Guglielmo Marconi con le prove di trasmissione transatlantica da San Giovanni di Terranova (Isola Canadese) e Poldhu in Cornovaglia, ai giorni nostri con il cammino lungo la World Wide Web. Ne è passata di acqua sotto i ponti dai giorni di Radio Caroline, quando in modalità Of Shore, da una nave mercantile trasformata per lo scopo inondavano l’etere con musica Rock. Era una radio abusiva, erano pirati i DJ era pirata la radio e come pirati venivano combattuti dal governo inglese. Si perché la radio divenne potente strumento di comunicazione e di controllo delle popolazioni, e quando ci si rese conto che le cortine degli stati non fermavano le onde radio qualcuno, libero e indipendente, pensò di sfruttarne la potenzialità comunicativa per elevare l’ascolto della musica che i giovani reclamavano.
Dal 2012 l’UNESCO ha istituito il World Radio Day che cade il 13 febbraio. Le radio libere in Italia si affacciarono con la prima trasmissione il dì primo gennaio 1975 con la voce di Virginio Menozzi e da lì con una declinazione di radio che riempirono i paesi di tutta Italia con emittenti importanti e meno importanti. Con strumentazioni dozzinali ma efficaci per lo scopo con Long Playng e 45 giri fruscianti, noti e meno noti, riempirono l’aria ed il tempo di tutt’Italia con voci familiari ed appassionati della musica. Fu la libertà ad averla vinta ed è nella parola libertà che ogni evocazione delle radio trova il nesso; perché si trascina dietro un termine potente: LIBERE. Erano per l’appunto Le radio libere. La comunicazione tra i Popoli, la gente, e le varie facce della società consentiva di entrare in connessione; anche solo per dire: dedico questa canzone ad Angelina dicendole: ti voglio tanto bene. Era un modo per librare nell’aria, in quello che veniva definito tecnicamente l’etere, il pensiero che ognuno portava nel petto; sia esso pensiero d’amore, di riscatto sociale, di amicizia, di passione per la musica o per lo sport. Era la libertà che ha l’acquila quando fende l’aria osservando il mondo dall’alto. Le radio hanno superato le cortine degli stati totalitari e le ortodossie politico/religiose, perché le onde, parafrasando Eros Ramazzotti, non erano fluttui d’acqua ma braccia alzate insieme e l’urlo che ne usciva non era il vento ma tante voci in movimento.
La Radio non è solo quella che ci racconta Eugenio Finardi cantando “La Radio”, è il medium caldo che diceva Marchall McLuhan, caldo perché attiva un solo senso ma ti avvolge e ti ipnotizza senza chiederti interventi per aggiustare il grado di cognizione delle sonorità. Si sente distrattamente, come un fruscio, ciò che esce dalla radio, salvo poi aguzzare l’attenzione quando arriva voce o sonorità che ci cattura.
La radio è viva e vegeta e riempie le case di musica e notizie, a dispetto di chi la voleva “morta”, al punto che merita una giornata mondiale in ricordo. Viva la radio, ed ora, come non chiudere parlando di questo potente mezzo comunicativo, con il discorso del Conte quando Radio Rock sta affondando e stanno per spegnersi le antenne di trasmissione della Radio pirata per antonomasia. << “CARI ASCOLTATORI, VI DICO SOLO QUESTO: CHE DIO VI BENEDICA! QUANTO A VOI BASTARDI AL POTERE, NON SPERATE CHE SIA FINITA! ANNI CHE VANNO, ANNI CHE VENGONO E I POLITICI NON FARANNO MAI UN CAZZO PER RENDERE IL MONDO UN POSTO MIGLIORE! MA OVUNQUE NEL MONDO, RAGAZZE E RAGAZZI AVRANNO SEMPRE I LORO SOGNI, E TRADURRANNO QUEI SOGNI IN CANZONI. NON MUORE NIENTE DI IMPORTANTE QUESTA NOTTE! SOLO 4 BRUTTI CEFFI SU UNA NAVE DI MERDA! L’UNICO DISPIACERE STANOTTE, E’ CHE NEGLI ANNI FUTURI CI SARANNO TANTE FANTASTICHE CANZONI, CHE NON SARA’ NOSTRO PRIVILEGIO TRASMETTERE, MA (CREDETE A ME!) SARANNO COMUNQUE SCRITTE! E SARANNO COMUNQUE CANTATE! E SARANNO COMUNQUE LA MERAVIGLIA DEL MONDO“>>. Aveva ragione il Conte.

Gianfranco Massaro – Agos



