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Vulnerabilità sismica e centri storici – Mettere in sicurezza i comuni del petrolio”, incontro a Viggiano

L’Associazione “Bene Comune” di Viggiano è tornata a proporre nell’incontro di venerdì 19 gennaio u.s. una riflessione su un tema di vitale importanza per Viggiano e l’intero territorio della Val d’Agri: “Vulnerabilità sismica e centri storici – Mettere in sicurezza i comuni del petrolio”, su cui sono stati nuovamente puntati i riflettori nel Convegno “160 anni dopo il terremoto in Val d’Agri fra persistenze e resilienza”, tenutosi a Grumento Nova e a Viggiano, il 15/16 dicembre 2017, promosso da alcuni Comuni dell’area e organizzato dalla Protezione Civile Gruppo Lucano e dalla Fondazione R. Mallet, sotto la consulenza scientifica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Il Presidente dell’Associazione, Vittorio Prinzi ha sottolineato come le conclusioni del Convegno per ricordare il terremoto del 1857 rispondono in pieno all’impegno di “Bene Comune” nel richiamare l’attenzione sul rischio sismico e sulla necessità di mettere in sicurezza i centri storici e le comunità dei nostri Comuni. Infatti, il Convegno non è stato finalizzato a commemorare semplicemente un evento sismico che causò migliaia di morti e un’immane distruzione, ma ad evidenziare la “vulnerabilità dimenticata” della Val d’Agri e a mettere in atto un processo di “memorizzazione”, che approdi rapidamente ad azioni concrete  delle istituzioni (Stato, Regione e Comuni). All’Associazione “Bene Comune”e alle parti vive della società locale spetta il compito di sensibilizzare le popolazioni e incalzare i responsabili istituzionali.

Nel suo intervento il geom. G. Laterza, in una sintesi della storia dei terremoti e della loro intensità, in Italia e soprattutto lungo l’Appennino centro-meridionale, ha mostrato come ben 53 Comuni sui circa 800 in Italia, compresi nella prima fascia della sismicità, si trovino in Basilicata e Viggiano è uno di questi. In Val d’Agri, inoltre, il rischio sismico è ancora più elevato che altrove, considerando non solo che la faglia sismogenetica  è stata a lungo quiescente rispetto al terremoto del 1857, facendo così aumentare la probabilità che il prossimo sisma possa produrre effetti devastanti, ma anche che sul suo territorio sono presenti infrastrutture e attività, soprattutto a causa dell’estrazione/coltivazione di idrocarburi (es. pozzi di reiniezione e Centro Olio) che potrebbero amplificarne le conseguenze.

Nella sua relazione, il geologo Antonello Priore ha quindi ribadito l’urgenza di un “progetto di resilienza territoriale”, ovvero di interventi per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio della Val d’Agri e a mitigare il rischio sismico. A tal proposito, ha menzionato il Piano elaborato dall’Università di Basilicata e illustrato a Grumento Nova, sempre nell’ambito del Convegno per ricordare il terremoto del 1857, dal prof. Angelo Masi (Dipartimento Ingegneria dell’Ateneo lucano), finalizzato proprio a tale scopo, a cominciare dai Comuni in cui avviene l’attività estrattiva (Grumento N., Marsico Nuovo, Marsicovetere, Montemurro e Viggiano). Il Piano tra l’altro comprende la quantificazione delle risorse necessarie (175 milioni di euro da spalmare su dieci anni), le fonti di finanziamento (soprattutto le royalties del petrolio, data la possibile interazione fra attività petrolifera e terremoti, ma non solo), l’analisi del rapporto costo-benefici, nettamente vantaggioso in termini economici e sociali, senza dimenticare l’aspetto più importante, quello delle vite salvate, e suggerisce, infine, anche le soluzioni edilizie tecniche e tecnologiche. Un Piano, in definitiva, che ha tutte le condizioni per essere attuato e che interpella fortemente la responsabilità di chi governa la Regione e i Comuni interessati, di cui alcuni (Grumento N., Marsico Nuovo, Montemurro e Viggiano) al termine del Convegno hanno sottoscritto un “Memorandum per un progetto di resilienza in Val d’Agri”.

Al termine dell’incontro, il Presidente Vittorio Prinzi ha auspicato che, grazie ad una coscienza fondata sulla memoria di quanto accaduto in passato (terremoti del 1857 e del 1980) e alle forti sollecitazioni delle popolazioni e amministrazioni locali, non si versino più lacrime a seguito di lutti e distruzioni in Val d’Agri per una vulnerabilità forse ancora una volta, e questa volta irresponsabilmente, “dimenticata”.

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