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Voto ai sedicenni: una generazione prova a scendere in campo

La proposta di Enrico Letta agita la politica Italiana

L’ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, all’interno di un’intervista rilasciata nelle scorse ore al quotidiano Repubblica, ha rimesso al centro dell’agenda politica una proposta di cui in realtà si discute già da tempo: “Si dia diritto di voto anche ai sedicenni.”

Fu il Partito Democratico, nel giorno della sua fondazione, 14 Ottobre 2007, a sperimentare per la prima volta in Italia, in un’elezione non ufficiale (Primarie per l’elezione del segretario), l’allargamento della platea elettorale.

Bisogna dire che i risultati già all’epoca furono abbastanza soddisfacenti: su 3.700.000 elettori complessivi circa, si contarono circa 400.000 under 18 (più del 10%).

Ciò su cui vale la pena riflettere non è tanto il dato numerico in sé, bensì una domanda di partecipazione alla vita pubblica che diventa sempre più insistente da parte dei giovanissimi.

Risulta praticamente inspiegabile, al tempo di Greta Thunberg e dei “Fridays for Future”,  il fatto che gli under 18 non abbiano, nella stragrande maggioranza dei casi, la possibilità ed il diritto di scegliere da chi vogliono essere governati e rappresentati.

Il Caso Italiano

In queste ore la politica “nostrana” dibatte e si agita diversificando come sempre posizioni e accenti.

I partiti che sostengono il governo sono uniti nell’appoggiare la proposta dell’ex Premier: il Pd è già pronto a presentare una risoluzione in Parlamento, M5S incassa l’okay incondizionato da parte di Luigi Di Maio e Beppe Grillo.

Anche il premier attuale Giuseppe Conte, esprime parole di pieno sostegno all’allargamento della platea elettorale ai giovanissimi: “Dobbiamo puntare sui giovani con proposte concrete, questa è una di quelle.”

Matteo Salvini, da parte sua, non si sottrae alla sfida : “Lega mai contro all’allargamento della partecipazione.”

Barricate, invece, da parte di molti esponenti del centrodestra, convinti che l’operazione rappresenti soltanto un “ Maldestro tentativo da parte del governo per provare a raccattare qualche consenso tra i giovani.”

Cosa significa concretamente far votare gli U18?

 

Il trattato Costituzionale parla chiaro: fino a questo momento, possono votare per eleggere i Deputati tutti i cittadini che hanno compiuto 18 anni, mentre per votare al Senato bisogna aver compiuto 25 anni.

La proposta di Letta punta ad abbassare la soglia minima per poter partecipare all’elezione dei Deputati all’età di sedici anni.

Quanti sarebbero numericamente i giovani coinvolti?

Secondo i dati ISTAT i nuovi potenziari elettori sarebbero circa due milioni e mezzo, distribuiti in maniera abbastanza equa tra maschi e femmine.

Il primo effetto dell’eventuale riforma sarebbe l’allargamento della platea degli aventi diritto al voto per la Camera dagli attuali 46.505305 cittadini (4/03/2018) ai potenziali 49 milioni.

 Eventuali conseguenze politiche e sociali all’interno del nostro Paese

 

Sarebbe profondamente sbagliato, secondo chi scrive, voler ridurre una questione del genere a mero calcolo elettoralistico di contigenza a beneficio di questo o di quel governo o di quel partito piùttosto che l’altro.

Il tema è di ampio respiro e riguarda davvero una mutazione genetica, avvenuta negli ultimi decenni, del rapporto tra i cittadini e le Istituzioni.

La fine dell’URSS, il crollo delle grandi ideologie, la corruzione della classe Politica, la Rivoluzione tecnologica degli ultimi trent’anni, il Berlusconismo, sono tutti tasselli che hanno irrimediabilmente modificato il puzzle della  percezione e  dell’interesse verso la cosa pubblica.

La progressiva sfiducia e rassegnazione da parte di generazioni che, in passato, sentivano di aver avuto la reale possibilità di cambiare il mondo, la loro incapacità ed impreparazione nell’affrontare le sfide dell’avvenire hanno causato l’accelerazione dell’ingresso in campo  dei giovanissimi.

Un nuovo protagonismo da parte di chi non vuole rassegnarsi al grigiore di un futuro indefinito, all’eterno limbo della precarietà.

Battaglie antiche ma combattute con strumenti nuovi, con un linguaggio diretto e senza troppe mediazioni.

La capacità di mobilitazione degli U18 sulle questioni ambientali, ad esempio, dimostra in maniera inequivocabile, sempre a parere di chi scrive, il loro irrinviabile diritto alla piena partecipazione ai processi decisionali di uno Stato Democratico.

Chiaramente a tutto questo si deve accompagnare un percorso di rafforzamento della consapevolezza civica delle nuove generazioni.

Il ruolo della Scuola risulta ovviamente decisivo in questo senso.

 

Tutti i paesi del mondo in cui si può votare pur non avendo compiuto 18 anni 

 

In Scozia gli under 18 hanno potuto votare al Referendum per l’Indipendenza del 2014 (ma l’esclusione dei 16enni dal voto sulla Brexit ha suscitato notevoli polemiche) e, dal 2015, i più giovani possono esprimere il loro voto in tutte le consultazioni politiche (nazionali e locali) del loro Paese.

In Germania il diritto di voto ai 16enni è garantito nelle elezioni dei Parlamenti di alcuni Länder.

Nel 2011 la Norvegia ha fatto una sperimentazione estendendo il diritto ai 16enni per le elezioni locali.

Tra i Paesi extra-europei che permettono il voto ai sedicenni figurano l’Argentina e il Brasile, Paesi in cui il voto nella fascia 18-70 anni è obbligatorio e chi si sottrae rischia una multa. Le urne sono aperte ai sedicenni anche a Cuba, in Ecuador – che prevede voto obbligatorio da 18 a 65 anni – e in Nicaragua.

Cinque Paesi, riporta Pagella Politica, prevedono il voto a 17 anni: Timor Est, Etiopia, Indonesia, Corea del Nord e Sudan.

 

 

FONTE: AGI

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