Petrolio in Val d'Agri e Valle del SauroPrimo Piano

Via libera in Val d’Agri e a Tempa Rossa. Il 2018 si aprirà con un incremento della produzione petrolifera

Sotto l’albero di Natale arrivano i doni alle compagnie petrolifere, ma a beneficiarne, in fondo, sarà anche la Regione Basilicata ora costretta ad andare avanti con i bilanci provvisori. La Total guadagna l’ok del Consiglio dei Ministri che spiana la strada a Tempa Rossa e ipoteca la messa in produzione nel 2018. L’Eni ha ripreso la produzione a pieno regime grazie all’anticipata revoca da parte della giunta regionale lucana della sospensione del pozzo di reiniezione Costa Molina 2. Doni di Natale ai grandi player che porteranno benefici anche alla Regione Basilicata che ora può guardare con più ottimismo al nuovo anno, grazie all’aumento della produzione petrolifera (in ogni caso, sempre sottaciuto nella ricorrente e tranquillizzante dichiarazione del «non un barile in più di petrolio »). La stabilità produttiva del campo della Val d’Agri e l’avvio, ormai prossimo, delle estrazioni a Tempa Rossa, anche se con una produzione ridotta (dai 20 ai 30 mila barili), si accompagneranno, infatti, a una buona dose di risorse economiche, tra royalty e altri benefici connessi alle nuove estrazioni.

TEMPA ROSSA – È arrivato a sorpresa per la Total, proprio nell’ultimo Consiglio dei Ministri, dopo il «no» all’Intesa Stato-Regione della Puglia, lo sblocco sul fronte pugliese di Tempa Rossa, del progetto affidato all’Eni dei lavori per l’adeguamento del pontile della Raffineria di Taranto e per la realizzazione di due serbatoi necessario per consentire alla compagnia francese di stoccare ed esportare via petroliere il greggio della Basilicata per poi raffinarlo all’estero. Il Consiglio dei Ministri, infatti, su proposta del presidente Paolo Gentiloni, chiudendo il lungo conflitto con la Regione Puglia (l’iter autorizzativo al Mise era stato avviato a giugno 2015), ha deliberato «il superamento della mancata intesa e il consenso alla prosecuzione del procedimento dell’istanza di autorizzazione per l’adegua – mento delle strutture di logistica presso la raffineria di Taranto della società Eni, in considerazione della grande rilevanza strategica dell’ope – ra per le politiche energetiche nazionali». Una decisione che arriva troppo tardi e tra tante polemiche ancora non placate in Puglia. Ma anche se nel breve termine non cambierà nulla (per l’esecuzione dei lavori, infatti, l’Eni ha previsto che ci vorranno due anni), nel lungo periodo sarà, invece, molto importante per i francesi della Total che hanno dovuto rinunciare ad esportare il greggio lucano per il rischio sempre più concreto di trovarsi con gli impianti completati in Basilicata e l’impossibilità di avviare la produzione.

Lunga e complessa anche l’ipotesi di «ferragosto» di avviare la produzione utilizzando autobotti verso la Raffineria di Roma e la Raffineria di Falconara (sono in corso le istanze davanti al ministero dell’Ambiente), ma alla fine l’unica strada possibile per partire con la produzione a inizio 2018, con gli impianti lucani ormai pronti, è stata quella di raffinare in Italia a Taranto. È stato così raggiunto l’accordo tra Eni e Total per il trasporto di 20-30mila barili di petrolio al giorno da Corleto Perticara a Taranto attraverso l’oleodotto dell’Eni e per la raffinazione nella stessa raffineria tarantina dove già arriva il greggio della Val d’Agri, utilizzando i 26 serbatoi di stoccaggio già esistenti. Soluzione che non comporta alcun lavoro aggiuntivo. I due greggi (di qualità diversa), della Val d’Agri e di Tempa Rossa, ovviamente non si mescoleranno, ma viaggeranno in giorni diversi per essere stoccati e lavorati secondo i programmi concordati dalle oil company. Con un solo vincolo: il diritto di Eni di interrompere il flusso in qualunque momento per esigenze legate alla produzione del giacimento della Val d’Agri. Insomma, nonostante tutti i veti della Puglia, Tempa Rossa può partire a breve con la verifica degli impianti e le prove di produzione e le prime royalty.

VAL D’AGRI – Sul fronte dell’altro giacimento lucano, l’Eni, dopo che la Giunta regionale ha revocato la sospensione del pozzo Costa Molina 2, può cercare di ritrovare la stabilità produttiva del campo della Val d’Agri. La tutela dell’ambiente passa anche attraverso una corretta «coltivazione » del giacimento. Non a caso si usa un termine prettamente agricolo per far riferimento alle estrazioni petrolifere. I giacimenti devono essere sviluppati secondo un programma di lavori che ottimizzi il numero di pozzi di produzione. Ripresa l’attività di reiniezione delle acque di strato dopo lo stop del 6 ottobre in seguito ai risultati delle analisi svolte dall’Arpab su campioni prelevati il 4 settembre, ora bisognerà valutare gli effetti sulla produzione, sulla quantità di greggio estratto e sull’andamento del giacimento. Intanto, sul fronte ambientale, ulteriori prescrizioni sono state imposte all’Eni dalla Regione, che prevedono, per i prossimi 18 mesi, campionamenti con cadenza settimanale da parte dell’Eni sulle sostanze rinvenute: Mdea, Tea, Dea e Ea. A sua volta, l’Arpab effettuerà con cadenza mensile per i primi due mesi e semestrale per il prosieguo ulteriori campionamenti presso le aree pozzo campionabili.

FONTE: LUIGIA IERACE – LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

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