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Vaccaro, Uil: “mettere in sicurezza i lavoratori che hanno perso il lavoro”

A novembre scorso abbiamo messo in sicurezza altri 1664 lavoratori lucani attraverso la cig. La media di periodo di lavoratori salvaguardati nel Paese è pari a 291 mila. Alla luce di queste analisi la UIL vede la conferma di come il sistema economico-produttivo reagisca in maniera molto articolata alla crisi. A fronte di realtà che hanno reagito e si sono riassestate vi sono moltissime imprese che sono in difficoltà. Dato, questo, confermato dal progressivo aumento dei licenziamenti e dalla “tenuta” delle domande di NASPI (indennità di disoccupazione).

Ed è per questo che sosteniamo come il vero “difetto” del jobs act, almeno sul tema degli ammortizzatori sociali, sia l’aver innovato in maniera rigida un sistema di protezione sociale che ha, invece, la necessità di plasmarsi su questo quadro differenziato. La ridotta durata temporale e il maggior costo (per le imprese) per la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, unitamente alla fine della indennità di mobilità dal 1 gennaio 2017, rischiano di produrre ciò che abbiamo denunciato : molte imprese rinunciano a ristrutturarsi mantenendo il loro “capitale umano”  e scelgono la strada, ancor più drammatica, della riduzione del personale. Questo Governo può proseguire, senza timidezza, sulla strada iniziata dal precedente : derogare, in molti casi, ai rigidi criteri per la concessione della Cigo e e della Cigs anche nel 2017.

Riprendono a crescere le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria dovute, come sostiene l’Inps, “ad una progressiva ripresa delle attività amministrative di concessione, anche nella gestione dell’arretrato” e della deroga, mentre si riduce la richiesta della straordinaria. Ci preoccupa l’addio alla mobilità per i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo a partire dal prossimo anno: dal 1 gennaio 2017 infatti, secondo quanto previsto dalla legge Fornero sul lavoro del 2012, l’indennità che spettava ai lavoratori licenziati da imprese industriali con più di 15 dipendenti o commerciali con più di 50 è abrogata. Dopo 25 anni dall’istituzione del sussidio che in alcuni casi (mobilità lunga verso la pensione) poteva durare fino a 7 anni in caso di lavoratore anziano licenziato al Sud, l’unico assegno di disoccupazione resta la Naspi, uguale per tutti.

Chi è stato messo in mobilità quest’anno continuerà a percepire l’assegno mentre non sarà possibile erogarne di nuovi. Tutto ciò mentre il calo generale delle ore richieste a novembre, a maggior ragione per la CIG straordinaria, non può essere letto a nostro parere come un positivo segnale di ripresa del tessuto produttivo, quanto come l’inevitabile conseguenza della riforma degli ammortizzatori sociali che, tra nuove disposizioni per la concessione degli istituti di sostegno al reddito, riduce i tempi di durata e, soprattutto, aumenta pesantemente il costo per le imprese richiedenti rischiando, così, di produrre l’ingrossamento delle fila dei disoccupati. Dato, questo, confermato dal progressivo aumento dei licenziamenti e dalla “tenuta” delle domande di NASPI (indennità di disoccupazione).

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