Lavoro e Salute

Una farmacista di Roccanova in trincea nella lotta al Covid-19


La foto dell’infermiera Elena Pagliarini dell’ospedale di Cremona appoggiata sulla tastiera del computer perché stremata dall’incessante lavoro è l’immagine più eloquente della lotta che si sta combattendo per fermare un contagio che arriva da un nemico subdolo e invisibile qual è il Coronavirus . E così come nell’ospedale cremonese, in quelli di Milano, di Codogno, di Lodi, Brescia, Piacenza per citarne alcuni dell’area di maggior contagio si è in una situazione di vera emergenza anche in quello di Parma. A sottolinearlo è la dottoressa Francesca Soave, 28 anni, di Roccanova, che da qualche tempo lavora nell’area infettivologica del reparto di malattie infettive ed epatologia dell’azienda ospedaliero-universitaria di Parma dove gestisce i farmaci Hiv che oggi rientrano fra quelli utilizzati per la cura del Covid-19.

La giovane professionista, che da pochi mesi ha vinto anche un concorso di specializzazione in “Farmacologia e Tossicologia Clinica” nell’università statale di Milano dove si reca due volte al mese, in questa fase di piena emergenza affianca senza sosta nell’ospedale di Parma i medici nell’ erogazione della terapia farmacologica ai malati di coronavirus. Lavora, non si ferma. E’ in prima linea. Il suo impegno è anche quello di occuparsi della continuità terapeutica per i pazienti sieropositivi che non possono in nessun modo interrompere una terapia salvavita.


Stanca? “Si, faccio casa e lavoro, ma non ci penso, in questo momento di emergenza – ci dice la professionista– la stanchezza non conta bisogna pensare alla gente che soffre per il contagio e raccomandare tutti di osservare le norme di prevenzione. Ma più di ogni altra cosa- aggiunge – esortare tutti a rimanere a casa”. E’ determinata la giovane che dopo gli studi al liceo scientifico di Sant’Arcangelo ha conseguito nel 2017 la laurea in farmacia proprio nell’università di Parma, città dove oggi lavora dopo aver svolto anche un corso al centro di diabetologia nell’ospedale di Reggio Emilia.

“Lavoro in una delle regioni più ricche d’Italia, una regione che mi ha dato tanto, forse tutto. Ma non ho mai abbandonato la mia terra, e mai lo farò. Il mio cuore– sottolinea con orgoglio- rimarrà sempre lì”. Lì dove vivono il papà Giovanni e la mamma Maria Nicodemo e dove torna ogni qualvolta gli impegni di lavoro glielo permettono. Ed è per questo amore verso la sua terra che ha concluso “ancor più in questo momento è doveroso per me contribuire anche per il sostegno degli ospedali lucani”. Da qui una sua donazione per aderire a “Supportiamo la nostra terra”, l’iniziativa lanciata dal calciatore Simone Zaza che sta già raccogliendo numerose adesioni.

Andrea Lauria 

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