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Tutto il calcio minuto per minuto, sessant’anni e non sentirli.



L’Italia che cresceva e che si riscattava da un brutto periodo dittatoriale, conclusosi con la sciagura di una guerra mondiale, la si può rileggere anche in alcune tipicità domenicali che ruotavano attorno allo sport. Una su tutte: il calcio. La schedina del “totocalcio” ed il calcio minuto per minuto su RadioRai1, poi andato addirittura a reti unificate, sono un monumento alle domeniche Italiane.  La trasmissione radiofonica del “calcio minuto per minuto” rendeva un tutt’uno l’Italia, da Leuca a Cantù. Con ovvie differenze di modalità la domenica, tutti gli appassionati di calcio avevano una radiolina sintonizzata sulle frequenze del programma presentato dalla “Stock di Trieste”.

Ora immaginate un piccolo paesino, un Borgo che per comodità narrativa lo associo al mio paesello, cosa potesse rappresentare la radiolina a transistor.  Qui, in questi paesi, la domenica era facile vedere ragazzi davanti ai Bar con gambe penzoloni sui muretti ad ascoltare le evoluzioni calcistiche attraverso le inimitabili voci di Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Beppe Viola o Roberto Bortoluzzi.

Nella foto in evidenza vediamo la radio al centro ed intorno il Barbiere, Andrea Sagaria, Peppino Paladino, tifoso accanito del Napoli e Sandrino Palermo. Tre cittadini che nella semplicità più “spietata” e salutare per quell’epoca, celebravano la messa laica; erano parte della colonna sonora delle domeniche degli Italiani, come ebbe a dire Candido Cannavò, indimenticabile direttore de LA GAZZETTA DELLO SPORT.

Il calcio, insieme alle figurine della Panini, in questi piccoli paesi sperduti del Sud, veniva vissuto attorno ad una radio a transistor dentro le botteghe artigiane o, nei periodi primaverili, negli spazi antistanti la barberia, la falegnameria o il tabacchino.



Eravamo pure noi legati ad un’Italia che dimenticava i problemi concentrandosi sulle evoluzioni della squadra del cuore, anche se per noi tutto era più semplice perché, alla fin fine poi, tra periodi di magra e quelli di migliore andatura sociale non c’era molta differenza. La domenica, fino a quando non apparvero le prime squadre locali iscritte al campionato di categoria della Federazione Giuoco Calcio, l’unico modo per emozionarsi attorno alla propria passione e fede sportiva restava “Tutto il calcio minuto per minuto”. E la conclusione era solitamente un misto tra essere rilassati per aver obnubilata la mente dalle magrezze di una vita tutta meridionale e l’eccitazione ed al contempo la delusione mentre si strappava, per l’ennesima volta, la schedina del totocalcio con meno – ma molto meno – di undici pronostici “azzeccati”.

Restava e resta lo slang delle interruzioni del minuto di cronaca, per aggiornare su un goal, un rigore o un episodio degno di nota tale da non poter aspettare il turno di radiocronaca. Uno per tutti: “Scusa Ameri, interrompiamo dalla Stadio Comunale di Torino per ….”. O la voce rauca di Sandro Ciotti che in perfetta rivalità con Enrico Ameri ci regalava aforismi o neologismi spettacolari del tipo  ”… fallo proditorio”.

Nei nostri paesi bastava una radio al centro, un intorno di pochi amici e appassionati che, come un rito religioso, passavano le ore pomeridiane della domenica; e tanto bastava per sentirsi un tutt’uno con l’Italia intera. Il totocalcio restava una scusa ed un latente desiderio non solo del titolare della schedina ma per l’intero paese.

Gianfranco Massaro – Agos

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