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Truffa ad anziani, operazione della Polizia di Stato e Carabinieri con due arresti

Grazie alla segnalazione fatta alle forze dell’ordine da un’anziana qualche giorno fa, G. M., di 57 anni e U. E., di 30, due campani, con precedenti penali, dediti ad alcune truffe perpetrate a persone di una certa età, che avevano fruttato circa 8mila euro, sono stati arrestati e rinchiusi presso il “Centro Penitenziario Secondigliano” di Napoli.

Questo, al termine di un’operazione eseguita dalla Squadra Mobile della Questura di Matera, dai Carabinieri della Compagnia di Tricarico e dal Nucleo investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Matera.

I due, nella foto, sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di truffe tra tentate e consumate ad anziani nelle città di Matera, Salandra, Oliveto Lucano, Grassano, ma si indaga anche su altri possibili casi, mentre sono ricercati almeno altri due complici appartenenti alla banda che nel tempo hanno approfittato di persone indifese ed in merito è bene segnalare qualsiasi cosa sospetta alle forze dell’ordine che come in questo ultimo caso specifico sono riusciti a bloccare un ignobile modo di fare soldi.

Gli arresti sono stati convalidati dal Giudice per le Indagini Preliminari, presso il Tribunale di Matera, dott.ssa Angela Rosa Nettis, ed eseguiti dopo aver acquisito diverse prove.

Le truffe, rivolte non solo ad anziani ma anche a gente con handicap, avevano già fruttato una cifra di circa 8mila euro e tutti i dettagli dell’operazione, svolta congiuntamente dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri, sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, tenutasi nella mattinata di ieri, martedì 30 ottobre, presso gli uffici della Procura della Repubblica di Matera.

Erano presenti, il Procuratore della città dei Sassi, dott. Pietro Argentino, il vice Questore e Capo della Squadra Mobile dott., Fulvio Manco e il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Tricarico, Capitano Antonio De Rosa, nella foto.

Il modus operandi dei truffatori era quello di annunciare, tramite una telefonata di un sedicente nipote, effettuata a persone ignare, da cellulari intestati a persone sconosciute, l’arrivo di un pacco contenente un computer che sarebbe stato consegnato da un corriere, ma dopo il pagamento di una cifra che si aggirava sulle 3.500 euro.

All’interno, invece, si trovava tutt’altro, come del riso, consegnato in un plico ad un’altra vittima del raggiro.

Rocco Becce

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