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Tracce di codici rifiuto taroccati anche nell’inchiesta Eni – Cova – Tecnoparco

L’Inchiesta Eni – Cova – Tecnoparco è basata sulla stessa accusa di taroccamento dei codici Cer su cui adesso indaga l’Antimafia in relazione al trattamento dei rifiuti liquidi e pericolosi di Dow, passati da Tecnoparco e conferiti a Rieti. Si tratterebbe, in buona sostanza, di una serie di espedienti finalizzati a ridurre i costi di trattamento e smaltire rifiuti che tecnicamente non potrebbero essere smaltiti in base alle specifiche dell’impianto al quale vengono avviati. Come nel caso dell’indagine dell’Antimafia di Roma sull’asse Pisticci Scalo – Rieti, qualcosa di simile sarebbe avvenuto (il condizionale è d’obbligo) anche nell’inchiesta sul petrolio lucano nei confronti di Eni.
Le indagini hanno portato anche in quel caso all’emissione di avvisi di garanzia nei confronti di alcune figure di rilievo di Tecnoparco. Esse hanno riguardato “presunti illeciti da parte del centro smaltimento reflui Tecnoparco” e paventato “la possibilità che da parte di Eni e Tecnoparco venissero poste in essere una serie di condotte indebite volte a mascherare le reali modalità di trattamento e di smaltimento delle acque di scarto derivanti dal ciclo produttivo e a celare le criticità e le anomalie legate alle emissioni gassose ed ai corrispondenti sistemi di controllo”, come è premesso nell’ordinanza, nella quale risultano indagati, per conto di Tecnoparco, il presidente del CdA Nicola Savino ed il direttore tecnico – responsabile di laboratorio dell’impianto di smaltimento Domenico Scarcelli.

La procura di Potenza rilevò che Eni, per i rifiuti liquidi contenuti nelle due vasche del Centro Olii (V560-TA-002 e V560-TM-001) operava una caratterizzazione “favorevole” che aveva “ricadute di natura economica in quanto consentiva un notevole risparmio di costi di smaltimento” nonché una sorta di miscelazione non autorizzata all’interno del ciclo lavorativo. E’ il famoso gioco dei codici CER citato dal procuratore antimafia Roberti, in base al quale il “principale rifiuto del COVA è stato volutamente ed arbitrariamente classificato come rifiuto non pericoloso attribuendogli il codice CER 161002” che ha permesso ad Eni un risparmio di svariati milioni di euro.

Questo meccanismo riguardava, secondo l’accusa, anche i reflui trasportati a Tecnoparco che nel 2013 riceve oltre 197.000 tonnellate di scarti dalla vasca TA-002 e 19.594,49 dalla vasca TM-001, mentre nel 2014 saranno rispettivamente 172.000 circa e 20.012,26. A questi rifiuti Eni applicava codici CER contestati dalla procura che individuerà i codici giusti indicando anche la pericolosità delle sostanze in essi contenuti. Nel caso di Tecnoparco, va precisato, l’AIA in suo possesso permetteva di trattare uno dei due codici CER individuati dal consulente della procura, ovvero quello corrispondente ai reflui provenienti dalla vasca TA-002. Secondo le attribuzioni del consulente Sanna, pertanto, “sono state smaltite illecitamente presso l’impianto Tecnoparco Valbasento, 19.594,49 tonnellate per l’anno 2013 e 20.012,26 tonnellate per l’anno 2014”, ovvero quelle corrispondente al codice della cui autorizzazione la società valbasentana era sprovvista. E Tecnoparco, secondo l’ordinanza, “non poteva non sapere”.

Roberto D’Alessandro – FONTE. PISTICCI.COM

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