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In tempi di crisi economica le festività natalizie segnano il culmine dell’attività economica

In tempi di crisi economica, le festività – soprattutto quello natalizie – segnano il culmine dell’attività economica, il periodo in cui le attività commerciali tentano il tutto per tutto e in cui la gente è più propensa a spendere. Da tempo però l’apertura dei negozi la domenica e durante i giorni di festa è al centro di un aspro dibattito politico, economico e sociale e a pochi giorni dal Natale politici, ministri, associazioni dei consumatori, lavoratori e sindacati hanno detto la loro ed in campo è sceso addirittura papa Francesco che si è detto contrario al lavoro domenicale e festivo, tanto più il giorno di Natale.

Per Confesercenti Potenza non è vero che i consumatori vogliono lo shopping 24 ore su 24, sette giorni su sette e persino i giorni di Natale e Santo Stefano: il 62% – la maggioranza assoluta – si dice infatti favorevole a introdurre una limitazione delle aperture festive delle attività commerciali. E’ quanto emerge da un’indagine condotta da Confesercenti con SWG su un campione di 1300  consumatori e 600 imprenditori della distribuzione relativamente al tema della deregulation del commercio, introdotta dal Governo Monti nel 2012, che prevede la possibilità di rimanere aperti sempre, anche a Natale. Un ritmo insostenibile per i piccoli esercenti che, per non essere tagliati fuori dalla concorrenza della GDO, hanno rinunciato a qualsiasi giorno di riposo. Ad incidere sul giudizio degli italiani è, infatti, proprio la consapevolezza che la deregulation sta schiacciando i negozi. Il 71% degli intervistati, infatti, segnala che negli ultimi due anni, nel proprio quartiere o città, hanno chiuso negozi di cui erano clienti abituali, mentre il 66% ha visto crescere il numero di locali sfitti o che hanno cambiato tipologia di attività, passando dal commercio alla ristorazione o ai servizi.

La posizione dei consumatori sulla deregulation trova evidenti assonanze con quella espressa dai commercianti. Che, però, vivono con ancora maggiore preoccupazione gli effetti della liberalizzazione, che ha portato le attività commerciali, in media, ad essere aperte 30 giorni di più all’anno. Il 61%, infatti, ritiene che il regime di apertura continua abbia danneggiato la propria attività, contro appena un 12% che dichiara effetti positivi. Per questo, Confesercenti ha proposto di introdurre 12 chiusure festive e domenicali obbligatorie durante l’anno, con la possibilità da parte dei sindaci di raddoppiarle o annullarle a seconda delle esigenze del territorio. Una proposta che riscuote il favore quasi unanime dei commercianti: tra gli intervistati si è detto favorevole l’87%, contro un 4% di contrari e un 9% di incerti.  Un esito motivato dal desiderio degli imprenditori di limitare la distorsione della concorrenza a favore della GDO, ma che nasce anche dalla considerazione che la debolezza del mercato interno rende insostenibile l’eccesso di deregulation. Tanto che, quando interrogati sul futuro della propria attività, la maggioranza degli imprenditori – il 52% – vede il maggior fattore di rischio nella situazione economica del Paese, mentre GDO e centri commerciali sono indicati da un terzo degli intervistati e la concorrenza dell’online solo dal 15%.

“La nostra proposta – spiega il Presidente di Confesercenti Giorgio Lamorgese  – prevede di passare dalla deregulation totale ad un minimo di regolamentazione, ragionevole e assolutamente compatibile con i principi e le prassi prevalenti in materia di libertà di concorrenza. È chiaro che noi non chiediamo di stare chiusi sempre, ma di restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche, per predisporre un programma di aperture attento alle esigenze dei consumatori ma anche di chi lavora e di quel modello distributivo italiano che è, storicamente, fatto di piccole e medie imprese. E poi – aggiunge – è il caso di pensare anche ai nostri dipendenti. Che farebbero il giorno di Natale: lasciano la famiglia, i figli da soli?”.

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