Lavoro e Salute

Storie di resilienza e di successo. S. Maria d’Orsoleo 08 agosto 2019


A Sant’Arcangelo, presso il monastero di Santa Maria d’Orsoleo, hanno pensato bene di parlare di storie di resilienza e di successo. Di artigiani che hanno intrapreso un’attività imprenditoriale che sta dando soddisfazioni. Una normalità in un mondo normale, una eccezione, invece, in un mondo dove i numeri sono tendenti al negativo, con popolazione che diminuisce, disoccupazione a due cifre, giovani che vanno via a studiare e non ritornano. Qui vorrei riportare un pensierino di Gianni Riotta in occasione della giornata conclusiva del Think Tank Basilicata: non saranno le vestigia del passato, il calore di una comunità, la fragranza del cibo, l’aroma del vino o lo spettacolo magnifico della natura a convincere un ragazzo laureato in informatica al Nord, o una ragazza specializzata in ingegneria in America, a tornare a casa, finiti gli studi. Saranno il lavoro, una società civile attiva e produttiva, la certezza che per i figli il Sud non sarà un Museo magnifico e deserto, ma l’avvenire operoso. Perché questo pensiero, qui, in occasione di una serata che celebra eccellenze coraggiose nel campo della imprenditoria e della intrapresa lavorativa individuale ed autonoma?

Perché mi sono immedesimato nello sforzo di questi giovani coraggiosi, dal musicista al Wedding Planner ovverosia organizzatore di feste per matrimoni; all’imprenditrice del settore vitivinicolo, economista ventiseienne che ritorna nell’azienda di famiglia per produrre eccellenze ortofrutticole e che, pensate un po’, spinge la gamma del prodotto fino ad aggiungere valore commerciale con prodotti confezionati. Al ciabattino, U scarpar, che parla di design e di company americane e di mercati con produzioni artistiche rifacentesi alla storia di ogni paese, come dire: scarpa modello Arbëreshë o ghetta alla Santarcangiolese e via via declinando la storia laboriosa di ogni paese Lucano. Ora volendo piroettare indietro, nel contesto delle tradizioni Lucane, scopriamo che le conserve erano una tradizione nel farle, il vino era una festa fin dal giorno della vendemmia con il pantagruelico “capocanale” e fino alla pigiatura a piedi nudi. Le feste matrimoniali le organizzava il barbiere e “lu scarpar” era da evitare. Una Canzone Folk Lucana riporta nel suo slang questo: Je v’avvert bell uagnedd, si v’avit marita’, quann v’rit lu scarpar v’navit av’tà.  Lu scarpar s n ven p lu cuoll tis tis e ten p’rocchj n’guantità…… ticca ticca ticca semp pov’r e maje r’icch.  Ne è passata di acqua sotto i ponti da quei tempi, oggi il Wedding Planner, come Antonio Fanelli, è uno stilista, muove i passi dentro una cultura del bello e dello stile.

L’imprenditore agricolo, come Sara Collarino, viaggia in SUV, muove passi dentro filari di viti ordinati e controllati, parla inglese, conosce principi di microeconomia e marketing, frequenta fiere, siede a tavole rotonde. Così il calzolaio, l’artista sutoriale come ama definirsi Gianfranco Montano, che ci parla, davanti al suo maestro, Angelo Imperatrice, dei suoi accordi internazionali, del suo voler essere calzolaio con il cipiglio di chi ci crede e sa che lo spazio per potersi esprimere in termini artistici e imprenditoriali c’è e va conquistato.

Ci pensa, in una velata considerazione, il presidente del consorzio del grottino di Roccanova, Giuseppe Chiaradia, a segnalare un gap antico di questa terra: le infrastrutture. Mancano reti stradali efficienti, linee di comunicazioni al passo con i tempi, occorre fare rete ed inseguire obiettivi condivisi. Ed io di soppiatto, tra me e me, rifletto: ma la produzione d’eccellenza, che ha un prezzo di vendita altino, sarà alla portata delle finanze dei lucani? Mi sovviene alla mente lo studio di Rosestein-Rodan che sebbene un po’ contestato faceva riferimento ad un imprenditore che in una landa desolata in via di sviluppo, con la sua fabbrica di scarpe non avrebbe raggiunto il suo punto d’equilibrio a giustificazione dell’investimento, proprio per la mancanza di una popolazione dotata di risorse economiche funzionai all’acquisto di un paio di scarpe. Con l’aggiunta di altri settori industriali, invece, si sarebbe creata un’offerta che avrebbe generato a sua volta una domanda così che ogni produttore sarebbe stato anche acquirente di tutti gli altri. Risparmiamoci i concetti del BIG PUSCH ed altre rifinite teorie economiche ma una cosa va detta, e spero mi perdonerete per la mia insistenza: Le risorse impiegate in agricoltura, nell’industria e nel commercio per essere produttive necessitano di una adeguata rete infrastrutturale.

Ecco, questi validi e baldi giovani ci hanno creduto, e ci credono; facciamo in modo che la loro crescita imprenditoriale non li porti, nel futuro, a dover scegliere sedi di prossimità ai loro mercati per via delle diseconomie generate dalla mancanza di infrastrutture. Questi giovani meritano il plauso da parte di tutti i Lucani, perché hanno dimostrato di saper resistere. Il Comune di Sant’Arcangelo, attraverso l’assessore alla cultura, Lucia Finamore, ha saputo mettere in risalto storie di coraggio, non solo per congratularsi ma per dimostrare che se ci sono queste eccellenze vuol dire che i margini per potercela fare ci sono ancora.

Dal monastero di S. Maria di Orsoleo è tutto _ G. Massaro – Agos

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