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Sindacato di Polizia Penitenziaria: sciopero della fame di Aldo Di Giacomo

Lettera aperta ai giornali e mass media

Al 25esimo giorno di sciopero della fame mi rivolgo ai giornalisti-operatori dell’informazione perché ci sia maggiore attenzione sull’emergenza sicurezza dentro e fuori dal carcere.

Da tempo sui giornali si continua a leggere di problemi che riguardano i detenuti e di come accoglierli meglio. C’è persino chi persegue la strategia delle celle aperte e di sperimentazioni innovative per favorire la socializzazione e il reinserimento dei detenuti che, è il caso di ricordare, dal primo ottobre scorso hanno già ottenuto un aumento di salario dell’83% della paga oraria (guadagnano più di una donna delle pulizie o di un operaio generico). E c’è chi si batte quasi esclusivamente per il diritto alla cosiddetta affettività che tradotto in parole più chiare significa garantire il sesso dietro le sbarre.

Ma chi si occupa invece dei familiari di quanti sono stati uccisi in rapine, atti di criminalità o delle stesse vittime dei reati predatori sempre più numerosi ed efferati?

Io sto sostenendo, come ho spiegato nei numerosi incontri che ho avuto in questi giorni dal Nord (Padova, Milano, ecc.) al Centro (Parma, Ancona, ecc.) al Sud (Campobasso, Potenza, Bari, ecc.) con personale di Polizia Penitenziaria, cittadini, giornalisti, rappresentanti politici raccogliendo un forte sostegno e incoraggiamento a continuare la protesta, che il carcere è lo specchio fedele dell’emergenza sicurezza che coinvolge tutti gli italiani.

Soprattutto i cittadini ai quali si rivolge la mia iniziativa, che non è solo di natura sindacale ma è soprattutto civile e politica, dimostrano di condividere la mia denuncia: per responsabilità della politica nel nostro Paese non c’è più alcuna distinzione tra vittima e carnefice.

Le cronache di informazione quotidiana raccontano dell’aumento dei reati predatori consumati dagli extracomunitari (ormai il 48% di scippi e furti è fatto da stranieri contraddicendo il buonismo di quanti pretendono di integrarli tutti), del crescente ed allarmante incremento di violenze alle donne, di stazioni ferroviarie e piazze delle nostre città off limits per la gente, almeno in fasce orarie notturne.

Tutto questo accade mentre non si consente ai cittadini di autodifendersi.

Come Spp abbiamo contribuito a raccogliere negli ultimi anni oltre 2 milioni 300 mila firme, ed altre decine di migliaia in aggiunta negli ultimi mesi, a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare sulla legittima difesa che da oltre due anni è affossata in Parlamento. Tre in sintesi i principi che intendiamo affermare: l’aumento della pena per chi si introduce nel domicilio; non sia possibile essere denunciati per eccesso di legittima difesa; non sia mai previsto un risarcimento del danno per il ladro che in troppi casi di cronaca da carnefice diventa vittima mentre titolari di negozi o cittadini che si difendono dai ladri sono sul banco degli imputati. Non si può sottovalutare che la nostra proposta di legge ha il più alto numero in assoluto di firme di cittadini nella storia della Repubblica Italiana e per questo chiederemo ai Presidenti delle Commissioni di Grazia e Giustizia di Camera e Senato di assicurare una corsia privilegiata all’esame nelle Commissioni perché venga approvata prima della fine della legislatura.

E nonostante il tentativo del Governo di correre ai ripari dopo l’apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Europa, il cosiddetto piano carceri straordinario, grazie al quale lo scorso anno il Consiglio d’Europa ha deciso di archiviare il dossier contro il nostro Paese, si è rivelato del tutto inadeguato, con il Ministro Madia che, nelle scorse settimane, ha firmato il decreto per l’assunzione straordinaria di appena 300 unità di Polizia Penitenziaria. E se non basta c’è il mancato riconoscimento del personale di polizia penitenziaria, come di tutto il personale delle forze dell’ordine dell’esenzione dell’aumento dell’età pensionabile a riprova che il Governo non tiene in nessuna considerazione le condizioni fortemente stressanti di lavoro nelle carceri dove il personale è sottoposto a continue aggressioni, a turni di lavoro massacranti che hanno prodotto l’incremento di suicidi. Evidentemente si punta a declassare i poliziotti in livello inferiore persino alle “badanti” a cui invece il Governo riconosce il diritto ad andare in pensione prima. Siamo in presenza di un disegno governativo vero e proprio che punta allo smantellamento del Corpo di Polizia Penitenziaria.

La goccia che fa traboccare il vaso è senza dubbio una circolare che modifica i colloqui per i detenuti sottoposti al 41 bis  e consente ai Garanti nazionale e regionali delle persone soggette a restrizione della libertà personale  l’incontro in qualsiasi momento. Siamo di fronte ad un ulteriore alleggerimento che si aggiunge ad una altra recente circolare che riguarda sempre le condizioni detentive dei 41 bis emanata con il pretesto di uniformarne l’applicazione ma, di fatto, che rende più comoda la detenzione. Anche in questo caso si sottovalutano gli effetti: altro che bloccare la possibilità di lanciare “pizzini” fuori dalle celle dove la “legge dei detenuti” è più forte della legalità al punto che evadere, come dimostrano i numerosi episodi di questa estate, è semplice e frequente. Figuriamoci se possiamo pretendere sicurezza nelle città e nelle case dei cittadini.

Per noi l’impegno continua dalla parte di tutte le vittime di questa situazione, siano essi appartenenti alle forze dell’ordine, cittadini costretti a difendersi dai ladri in casa, donne che subiscono violenza, pensionati scippati all’uscita dell’ufficio postale o della banca con l’aggravante che non si è capaci di mettere un freno alla dilagante criminalità esercitata da immigrati e profughi nelle piazze, stazioni ferroviarie e periferie della nostre città.

Aldo Di Giacomo, segretario generale SPP (Sindacato Polizia Penitenziaria)

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