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Se vogliamo fermare l’esodo dei giovani lucani, serve un piano strategico della formazione

“Se vogliamo fermare l’esodo dei giovani lucani attraverso la creazione di nuove opportunità di lavoro, serve un piano strategico della formazione che sia, da un lato, in armonia con i bisogni dei grandi player che operano in Basilicata e, dall’altro, con le vocazioni territoriali,”. E’ quanto ha dichiarato il  Segretario Generale della UIL di Basilicata Vincenzo Tortorelli.

I numeri, d’altronde, sono impietosi: per Eurostat la Basilicata è  agli ultimi posti nelle classifiche internazionali per laureati con un tasso di occupazione del 38,3% a fronte di una media italiana che è del  63% ed europea dell’85%. Addirittura, per la Fondazione Leone Moressa, in 10 anni, dal 2009 al 2018, sono stai 1.500 giovani lucani che si sono trasferiti all’estero.

In un mercato del lavoro che è in continua evoluzione e richiede competenze sempre più specialistiche, diventa determinante disegnare per tempo, in stretta collaborazione con il mondo imprenditoriale, i profili richiesti  e operare per costruirli. In tal senso per Tortorelli: “ Occorre da subito che la Regione Basilicata provveda a riconfigurare la strategia sugli I.T.S. (Istituti Tecnici Superiori) su basi nuove e in stretta collaborazione con i grandi “capifiliera” attivi in Basilicata come Stellantis per l’automotive, come Ferrero e Barilla nell’agroindustria o come SmartPaper e Indra nei servizi avanzati”.

Attivi dal 2010 e con un tasso di occupazione dei suoi studenti pari all’83%, gli ITS rappresentano un’opportunità importante poiché mettono in connessione le politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali. Non a caso lo stesso “Piano Next Generation Italia”  – nella bozza attuale – prevede una grande area di intervento circa lo “skill mismatch” tra educazione e mondo del lavoro con il potenziamento degli ITS e una maggiore osmosi con le università. Così si apriranno percorsi di formazione terziaria professionalizzante per i “drop out” universitari consentendo il riconoscimento di crediti universitari ai diplomati degli ITS. L’ investimento proposto è di 2 miliardi di euro per incrementare entro il 2025 del 50% il numero di diplomati ITS e del 150% il numero degli iscritti (oggi quasi 16.000), in stretto raccordo con il fabbisogno di profili di elevata specializzazione tecnica proveniente dal mondo del lavoro.

Attualmente sono 104 gli ITS su scala nazionale correlati a 6 aree tecnologiche considerate “strategiche” per lo sviluppo economico e la competitività del Paese. In Basilicata, purtroppo, è attivo un solo ITS nel settore energetico con 24 iscritti mentre quello sulla meccanica non è mai partito. Per Tortorelli: “In maniera coerente e funzionale al sistema produttivo locale e al contesto territoriale, oltre a far par partire quello sulla meccanica, in Basilicata andrebbero attivati almeno altri 2 nuovi ITS nelle seguenti aree: Tecnologie dell’informazione e della comunicazione e Nuove tecnologie per il made in Italy (Sistema Agroalimentare e servizi alle imprese).

“L’obiettivo – continua Tortorelli –  è quello di costruire un sistema di formazione specialistica legata all’ ICT che, oggi più che mai, risulta essere determinante e trasversale a tutti i comparti industriali e anche all’agricoltura, nella consapevolezza che i progetti di sviluppo nell’ambito del NextEU Fund, data l’eterogeneità del Paese, andranno a valorizzare i motori di sviluppo locale. Il sistema degli ITS, se ben articolato, riserverebbe grandi opportunità per il rilancio economico, in termini di nuova e più qualificata occupazione, nonché per la capacità di sviluppare competenze in grado di adattarsi velocemente ai bisogni formativi emergenti del nostro tessuto produttivo”.

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