Lavoro e Salute

Sanità Futura scrive ai Presidente Pittella e Mollica

MARCELLO PITTELLA

Presidente Giunta Regionale

FRANCO MOLLICA

Presidente Consiglio Regionale

 

Caro Presidente della Giunta e Caro presidente del Consiglio, vorrete scusarci per questa lettera aperta e abbastanza irrituale con la quale chiediamo la vostra attenzione. L’argomento è la burocrazia, segnatamente quella regionale, cui quotidianamente dobbiamo far riferimento noi – imprese private che svolgono una delicata funzione pubblica come quella dell’assistenza sanitaria – ma sicuramente – e in modo ancora più rilevante – devono far riferimento le istituzioni politiche regionali e quindi voi in prima persona. Dobbiamo confessare che quando si tratta di burocrazia non riusciamo a liberarci da una certa avversione. Ci sono cose più gravi e più preoccupanti dell’assillante stoltezza della burocrazia. Ma poche sono così fastidiose, così balorde, così esasperanti e quotidianamente persecutorie come l’ottusità burocratica. Franz Kafka ne aveva fatto un’efficace, quanto deprimente, descrizione cent’anni fa. Ma da allora le cose non sono migliorate. La cronica e ostinata stupidità della burocrazia non è solo squallidamente “kafkiana”. È una variante particolare della stupidità del potere – con tutte le caratteristiche dello strapotere, ma con qualche perversità in più. Produce talvolta risultati drammatici o catastrofici. Ma anche quando ha effetti meno disastrosi è una snervante persecuzione che costringe spesso a ogni sorta di comportamenti assurdi, incomprensibili e fastidiosamente irritanti. Il problema, alla radice, è che la burocrazia ha una tendenza, difficilmente eliminabile, a soddisfare i propri ottusi meccanismi a scapito della generale utilità. Ed è estremamente conservatrice. Tende a riprodurre continuamente i suoi metodi, anche quando sono inutili o nocivi, come se fossero necessità inderogabili e impenetrabili a ogni considerazione di praticità e di buon senso. Si comporta come quei parassiti stupidi che continuano a seguire le proprie logiche ciecamente ed “egoisticamente” evolutive anche quando, così facendo, rischiano di distruggere chi li ospita e perciò anche se stessi. Ci vuole qualcuno che controlli, che verifichi, che tenga nota, con tutta la necessaria pignoleria – e anche con un certo rigore formale. Ma solo una piccola parte delle enormi risorse impegnate in ogni sorta di apparati burocratici svolge efficacemente questo compito. Uno dei problemi è che siamo troppo “rassegnati”. Non solo perché ci sottomettiamo troppo facilmente alle prepotenze della burocrazia. Si comincia con l’accettare che sia necessario violare qualche regola assurda, con la speranza di non essere mai colti in fallo o contando sul fatto che, se saremo scoperti, le conseguenze non saranno molto più pesanti delle mostruose procedure che abbiamo evitato. E così, un po’ per volta, si arriva a credere che si possano trasgredire tutte le regole, comprese quelle della correttezza, dell’onestà e della convivenza civile.

C’è, in pratica, una sostanziale e pericolosa alleanza fra un eccesso di burocrazia e la proliferazione di comportamenti che vanno dalla piccola scorrettezza alla grande criminalità. Non tutti i burocrati sono sciocchi, arroganti, ignoranti o stupidi. Abbiamo conosciuto molte persone in tutti i livelli – dall’addetto a uno sportello fino al direttore di un dipartimento – che sono intelligenti, umane, attente, comprensive, perfino simpatiche. Ma le loro descrizioni di come funzionano i sistemi in cui lavorano aumentano le nostre preoccupazioni sull’andamento generale della cosa pubblica. C’è qualcosa di eroico in alcune persone che svolgono bene il loro lavoro nonostante l’ambiente in cui si trovano. Come, per esempio, quei medici che cercano davvero di curare la gente in un sistema sanitario orientato a tutt’altre priorità e quelle persone che, malgrado l’andazzo, lavorano più di altre per contribuire al bene comune. Per quanto strano possa sembrare, la burocrazia può funzionare bene. Il vero problema non è, in assoluto, l’esistenza della burocrazia, ma il fatto che ce n’è troppa e che funziona quasi sempre male. Invero, il potere burocratico a volte non si limita solo all’auto conservazione, alla complicazione delle cose semplici o a una assurda identità culturale, si spinge ben oltre. Può arrivare alla tirannia, infliggendo autentiche condanne a morte, contando sulla sua inamovibilità. Ci vorrebbe una terapia che trasformasse la stupidità della burocrazia in intelligenza. Se qualcuno troverà una cura efficace, e saprà come applicarla, meriterà la gratitudine del genere umano – o almeno di quelle fortunate parti in cui la sua terapia avrà avuto effetto. Noi siamo tra quelli che ancora sognano tutti i giorni di ritrovarsi tra i possibili fortunati, ma nel frattempo la realtà ci assedia, ci assale, e perciò siamo costretti a utilizzare ogni goccia di coraggio per tentare di difenderci e, se possibile, per tentare di introdurre il buon senso. È con questo tipo di coraggio che abbiamo deciso di scrivere queste nostre righe, il coraggio che viene dall’afflizione e dalla mancanza di vie d’uscita. Venendo alla nostra realtà, uscendo dai concetti generali, capiamo che abbiamo il dovere morale e civico di informarvi e chiedervi un deciso intervento sulla gestione “burocratica” del comparto legato alla sanità privata del SSN, iniziando con quella che riteniamo essere una vera e propria crociata. Rappresentandovi un caso concreto, recentissimo ed emblematico.  Si è appena concluso il mese di luglio in cui il Consiglio regionale ha approvato la legge 24 luglio 2017, n. 19 “Collegato alla legge di stabilità regionale 2017”. Nella legge si riscontrano alcune norme, che riguardano le strutture ambulatoriali, ma ancor di più i cittadini che hanno un gran bisogno di prestazioni specialistiche. Sono norme nate da necessità “interpretative” per le quali la burocrazia paralizzava, negandola, la legittima fruizione di prestazioni e quindi anche l’erogazione da parte delle strutture specialistiche. Queste norme avrebbero dovuto vedere una immediata applicazione dal momento della loro entrata in vigore, ma così non è! Una cocente delusione ci ha sopraffatto lo scorso lunedì quando, durante l’incontro svoltosi a Matera tra le direzioni generali delle nostre AASSLL e le organizzazioni di categoria, abbiamo appreso che le norme in questione non potevano essere subito applicabili a causa di dubbi “interpretativi” e che sarebbe necessario un quesito da sottoporre al dipartimento regionale. Inutile dire che la legge appare scritta correttamente in italiano e che così facendo ancora una volta una norma viene di fatto resa nulla. Inutile argomentare che una legge non dovrebbe assoggettarsi a giudizi e opinioni su chi l’ha approvata, soprattutto da parte di chi ha il dovere di applicarla.

Ci è stato detto che “l’interpretazione” è necessaria per tutelare gli uffici. Da cosa? Ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di svista o di strapagato potere dell’alta burocrazia? Tutti, in astratto, armati di buona fede, siamo disponibili ad accettare il diritto di un “servitore pubblico” a tutelarsi dal rischio di un’errata “interpretazione”. Vorremmo evitare però che il dominio della burocrazia abbia come conseguenza che l’interpretazione della legge degeneri in uno strumento di arbitrio, e che a seconda delle situazioni la legge si applichi o si interpreti. Soprattutto vorremmo evitare due cose: la palude dei quesiti “interpretativi” fecondi solo di sofferenza con interminabili ricorsi e la patita inutilità delle leggi di fronte al potere della burocrazia. Questa, infatti, non dovrebbe esercitare un potere nè sui cittadini e men che mai sulle istituzioni democraticamente elette, altrimenti che senso avrebbe andare a votare per il Consiglio regionale? Che senso avrebbe l’esistenza stessa del Consiglio regionale? Il rischio è proprio questo: la burocrazia ha il vero potere, lo strapotere, e le istituzioni democratiche nulla possono e nulla contano, sono ridotte ad uno strumento da adoperare e da tenere costantemente sotto ricatto. In modo esattamente opposto, invece, la burocrazia dovrebbe svolgere con coscienza la propria funzione di servizio pubblico anziché produrre complicazioni su complicazioni.  Chiediamo troppo? Chiediamo a voi, signori Presidenti, di lasciarvi aiutare dai cittadini, da noi, a riscattare il buon senso dal labirinto burocratico nel quale è stato sepolto, a difendere le vostre stesse istituzioni che sono anche le nostre. Voi siete i nostri rappresentanti istituzionali, voi potete recuperare le nostre pene e la dignità delle istituzioni. Vi chiediamo un supplemento di attenzione e di necessaria iniziativa. Disperatamente fiduciosi ringraziamo.

Disperatamente fiduciosi ringraziamo.

Michele Cataldi – Sanità Futura

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