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S.P.R.A.R. Castelsaraceno: In scena “C’è un albero nella piazza”

“L’Orchestra Saracena è un progetto di integrazione culturale realizzato nell’ambito del Progetto S.P.R.A.R. di Castelsaraceno, ideato e coordinato dal Comune di Castelsaraceno, la Cooperativa sociale Il Sicomoro e l’Orchestra di Via Padova a cui è affidata la direzione artistica. Il programma progettuale ha previsto incontri di formazione artistica con laboratori di musica, canto, danza attivi dal mese di Dicembre scorso, finalizzati alla formazione di un’Orchestra multietnica che si esibirà in uno spettacolo conclusivo, “C’è un albero nella piazza”, in programma per Domenica 1 Aprile, alle ore 18:00 e alle ore 21:00, presso di Museo della Pastorizia di Castelsaraceno (PZ). L’ingresso è gratuito e richiede la prenotazione obbligatoria presso la Bibliomediateca comunale”.

Lo ha comunicato con una nota il Comune di Castelsaraceno.

“”C’è un albero nella piazza – Musical in atto unico di parole, canti, danze di una comunità che cresce e si incontra” è – continua la nota – una sintesi di armonizzazione tra i partecipanti al progetto dell’Orchestra Saracena. Gli ospiti del progetto S.P.R.A.R. di Castelsaraceno e San Chirico Raparo, la comunità ospitante castellana e le competenze tecniche, con la regia di Massimo Latronico, ci offriranno un’esperienza di progettazione partecipata in cui universi culturali, latitudini e continenti, nella loro diversità, sono l’occasione per scoprirci affini, radicati in un’unica umanità che parla il linguaggio e le gestualità universali della musica. Una sinergia comunitaria elaborata attraverso il concept dell’albero, che sottintende le semantiche della vita, nella sua processualità e nel suo divenire. Una predisposizione all’incontro che sensibilizza a sdoganare le frontiere nazionalistiche, i campanilismi, e che coglie l’opportunità per rinnovarsi intercettando i rami in fiore che ne definiscono le prospettive. Una piattaforma di dialogo e di cosmopolitismo che raggruppa settanta persone, per un crogiolo di fisionomie e di spunti creativi che dalla Siria, il Camerun, la Nigeria, il Mali, Cuba, dalla periferia multietnica milanese a Castelsaraceno, con James Basile, Joshua, Mary, Samira, Rosel, Judi, Jan, Mohamed, Owes, Issa, Muhamed, Nouhoum, mette in opera un prodotto importante, emblema di pace. Il concetto di accoglienza si complica in maniera virtuosa, fornendo una preziosa opportunità individuale e collettiva di arricchimento.

Il viaggio diventa un’attitudine in cui siamo tutti invitati a immergerci, adottando uno sguardo spregiudicato e curioso verso l’altro. Una tecnica di amicizia che si fa più raffinata con i testi di Antonio Brugnano, le musiche di Massimo Latronico, Roberto Quagliarella, Camilla Barbarito, Patrick Novara e le coreografie di Mavis Castellanos. Un ritornello di condivisione che vuole essere un messaggio di apertura e un invito a vivere la diversità come opportunità, nell’ottica conviviale di una comunità universale, solidale, capace di riscoprire le melodie che a prescindere dai confini, dai perimetri geografici, religiosi e politici, l’umanità è capace di scrivere. La narrazione dell’Orchestra Saracena argomenta questi assi comunitari, rielaborando la linfa che al di là dei contorni montuosi di Castelsaraceno ne definisce approdi, visioni e potenzialità. Il raduno intorno all’albero della vita è un processo di sincronizzazione dei volti che si mettono in relazione, per una sinfonia che ridipinge l’equilibrio sociale tra identità, territorio, emigrazioni, empatia e arte. La bellezza non può prescindere da questa ricchezza, da questa complessità, che scardina le prepotenze, le apparenze di univocità e ci immerge nelle sfumature, nelle diversità e nel tentativo di reinventarci, immaginando i nostri prossimi slanci e sbarchi, pur rimanendo radicati alla nostra natura di esseri umani, tutti ospiti del pianeta Terra. L’ambizione progettuale, le implicazioni di responsabilità, di sostenibilità etico-ecologica e il repertorio dell’Orchestra Saracena rappresentano, attraverso la didattica artistica, la necessità che le cittadinanze hanno di maturare insieme, moltiplicando gli interlocutori, percorsi autentici di comunità in cui costruire tracce di futuro e integrazione”.

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