Lavoro e Salute

Ristorazione e bar, in Basilicata nel 2016 ancora calo dei consumi

Confcommercio: “Ma il comparto continua ad essere vitale per l’economia locale”

Nel corso del 2016 è proseguito in Basilicata, secondo le stime dell’ufficio studi di Fipe-Confcommercio, il calo dei consumi alimentari domestici (-8,6%) e, sia pure minore, di quelli fuori casa (-4,1%). Una situazione che si rispecchia nella cessazione di 149 attività rispetto al 2015. Ma – evidenzia Confcommercio Imprese Italia Potenza – il comparto continua ad essere vitale e fondamentale per l’economia locale con 2.636 imprese (di cui 1.236 ristoranti ed attività di ristorazione mobile) a cui aggiungere 30 mense e servizi catering. Anche per i bar si registra un decremento di 47 unità con un totale di 1369 esercizi complessivi. Quanto alle caratteristiche imprenditoriali sia per le attività di ristorazione che per i bar le ditte individuali sono la grande maggioranza (rispettivamente il 66,9% e il 71,5%) seguite da società di persone (19,7% e 17,8%).

“L’importanza della ristorazione per il turismo lucano – afferma Michele Tropiano, presidente Federalberghi – è dimostrata dall’alto gradimento per i nostri piatti grazie all’impegno dell’Unione Cuochi lucani, alla passione di tanti giovani professionisti. La cucina lucana e mediterranea è la più apprezzata e la più imitata al mondo e per i turisti stranieri è uno dei principali motivi di viaggio, addirittura il primo per ritornarci. Nonostante ciò, spesso non riusciamo a valorizzare adeguatamente le potenzialità che il settore potrebbe esprimere attraverso efficaci azioni di promozione e comunicazione”. “Nella ristorazione una certa aria di ripresa c’ è ma – mette in guardia Tropiano – non tutto però va a gonfie vele: il settore è caratterizzato da forte densità e competitività imprenditoriale, non sostenute da un tessuto produttivo abbastanza robusto. Questo si traduce in un numero molto elevato di chiusure”.

“Come emerge dal rapporto – commenta Fausto De Mare, presidente Confcommercio Potenza – esistono due Italie: una che riparte, quella degli ottimisti, nella quale si torna a spendere al ristorante. L’altra è, invece, quella che ancora non ha toccato con mano la ripresa e mi riferisco alle tante famiglie e piccole imprese, soprattutto nel Mezzogiorno, che non riescono a coprire tutte le spese con il proprio reddito e che adottano ancora comportamenti di consumo orientati alla prudenza e al risparmio. Per noi – continua De Mare – promuovere e supportare concretamente un’integrazione sistemica tra i settori del ricettivo, dell’accoglienza, del trasporto, dell’intermediazione, dell’enogastronomia, della cultura e dell’intrattenimento in genere, è il modo più efficace per valorizzare il nostro patrimonio di risorse e di imprese. Puntando sulla qualità dell’accoglienza, dei luoghi e dei servizi. Il nostro Paese è caratterizzato da una miriade di differenti “tradizioni alimentari”, in cui il cibo rappresenta un insieme di valori materiali, estetici, culturali e sociali essenziali per il benessere delle persone e dei territori”.

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