Lavoro e Salute

Risposta all’ “allarmismo” sulle produzioni tipiche e di qualità in Val d’Agri: aumentano le PMI green


Sono 531 le piccole e medie imprese attive nel 2017 in provincia di Potenza (iscritte alla Cciiaa) in possesso di certificato ambientale ISO 14001 che spaziano dalle coltivazioni e trasformazioni di prodotti agricoli e zootecnici, all’attività di raccolta, smaltimento di rifiuti, al risanamento ambientale e territoriale. Lo riferisce il Centro Studi Confcommercio Imprese Italia Potenza su rielaborazione su scala provinciale dei dati di un’indagine della Camera di Commercio di Milano. In raffronto allo scorso anno – si sottolinea nella nota – l’aumento di imprese potentine nel settore “green” è del 4,5% ; in cinque anni schizza a più 55,3% (cinque anni fa erano 324). E’ la dimostrazione – commenta Fausto De Mare, presidente Confcommercio Imprese Italia Potenza– che l’attenzione per l’ambiente è sentito sempre più come un fattore di competitività dalle imprese. Una scelta che si ripercuote positivamente e direttamente sull’occupazione: gli addetti delle pmi green nella nostra provincia ammontano a 9.348 unità.

Per noi – continua De Mare – è una strada che con le nostre imprese dell’ospitalità, dell’alimentare e dei servizi stiamo percorrendo soprattutto in Val d’Agri dove è sicuramente più forte la dicotomia petrolio-ambiente-territorio. Le continue notizie che riguardano proprio i prodotti di qualità della valle non ci fanno stare tranquilli nonostante il tavolo tecnico recente insediato in Regione e pertanto va tenuta alta l’attenzione. Intendiamo insieme ai nostri imprenditori caseari e di attività commerciali tutelare i prodotti di grande qualità e tipicità (formaggi, vini, fagioli, ecc.) della Val d’Agri specie rispetto a campagne che senza alcun fondamento hanno solo l’effetto di danno di immagine. Le continue proposte che vengono qui da Comuni, tra tutti quello di Viggiano, associazioni di categoria, del mondo agricolo, rafforzano quella che è una nostra antica e sempre attuale strategia. Da qui vogliamo rilanciare ogni attività alternativa al petrolio che non può essere l’unica risorsa su cui puntare.

La green economy – commenta De Mare – si dimostra dunque una delle più significative ed efficaci risposte alla crisi. Una reazione che incrocia la natura profonda della nostra economia: la spinta per la qualità e la bellezza, naturali alleate dell’uso efficiente di energia e materia, dell’innovazione, dell’high-tech. Una evoluzione di sistema avviata ‘dal basso’ e spesso senza incentivi pubblici da una quota rilevante delle nostre imprese. Una scelta, che si basa su investimenti e produce lavoro, non scontata in tempi di crisi, ma coraggiosa e vincente. La circolarità dell’economia – conclude – deve essere in sintonia con una struttura economica di piccole dimensioni, è una questione pragmatica e di esperienza.

Sui Contratti di rete tra le aziende: forte crescita nel 2017, ma non in Basilicata, dove l’incidenza resta al di sotto della media nazionale

“Sono quasi 29mila le aziende che in Italia aderiscono a contratti di rete, vale a dire 48 imprese ogni 10000 imprese registrate, con un forte incremento nel 2017, durante il quale sono stati attivati ben 1229 contratti di rete, ma in Basilicata l’incidenza di questo strumento è ancora sotto la media nazionale rilevandosi 43 imprese in rete ogni 10000 imprese registrate”.

A dichiararlo, in una nota, è il consigliere regionale Michele Napoli sulla base delle risultanze di un Rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato pubblicato ieri, su dati Unioncamere-Infocamere.

“A quasi nove anni dalla loro introduzione”, ha spiegato Napoli,” I contratti di rete continuano a diffondersi con grande rapidità nel tessuto produttivo italiano, perché considerati da molti imprenditori lo strumento operativo attraverso il quale aumentare la capacità di competere ed innovare delle PMI, rispondendo così alle sfide sempre più difficili che i nuovi scenari economici pongono loro di fronte”.

Per molti anni- ha aggiunto Napoli- il nostro sistema economico,  che trovava la propria forza sull’elevata specializzazione produttiva, è stato avvantaggiato dalla presenza di piccole e medie imprese proprio perchè incentrato sulla capacità di “saper fare” di artigiani e piccoli imprenditori, tutto ad un tratto, però, il mondo è cambiato per effetto della globalizzazione e quello che fino ad allora ha rappresentato il nostro punto di forza si è trasformato nel nostro tallone d’Achille.

Oggi l’affermarsi di un mercato basato sempre più su produzioni di larga scala e la necessità di competere in una dimensione globale dell’economia rendono anacronistico il motto “ Piccolo è bello”, che, se non superato, rischia di acuire le difficoltà dei sistemi economici, come quello lucano, rappresentati per oltre il 98% da piccole e medie imprese.

Fare rete- per il Vice Presidente del Consiglio Regionale- consente alle aziende associate, senza che siano obbligate a fondersi e senza creare un nuovo soggetto giuridico, quegli investimenti in innovazione di processo o di prodotto e quelle azioni di marketing e di comunicazione che le imprese, da sole, non riescono ad intraprendere , benchè fondamentali per la crescita dei sistemi produttivi.

Come ha giustamente sostenuto qualche artigiano, ricorda Napoli, “Non possiamo uscire dalla crisi utilizzando gli stessi strumenti con i quali ci siamo entrati”, di qui la necessità da parte della nostra regione di prevedere incentivi in favore delle imprese che utilizzano questo strumento operativo, in grado, per davvero, di contribuire a superare il fenomeno delle dimensioni ridotte delle aziende, vero fattore di diseconomia della nostra regione.

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