Riforma Copyright: il Parlamento UE approva la tutela del diritto d’autore anche sul WEB

Per alcuni si tratta di una limitazione all'internet libera

Le nuove regole sul diritto d’autore vengono approvate con 348 voti a favore, 274 no e 36 astenuti. Creatori ed editori di notizie potranno proteggere le loro opere nei confronti dei giganti del web. E Wikipedia, oscurata per protesta, è tornata visibile.

La proposta passa ora al Consiglio dell’Ue. Il via libera è arrivato dopo due anni di negoziati che hanno diviso sia gli stati membri sia i deputati appartenenti allo stesso partito.

Diciamolo subito: al nostro Governo Nazionale con M5S e Lega non è piaciuta questa Direttiva e hanno votato contrari.  A dissociarsi sono anche gli attivisti per l’internet libero, i colossi del web e Wikimedia, l’associazione che supporta Wikipedia. Nei giorni scorsi il portavoce dell’associazione Wikimedia Italia, che si occupa di Wikipedia in italiano, Maurizio Codogno, aveva invitato tutti gli utenti a scrivere e contattare i rappresentati europei “per invitarli a non votare a favore di una riforma che porrà forti limitazioni alla diffusione della conoscenza aperta e alla libertà di espressione in rete”. Il documento, così come tutte le direttive, dovrà essere recepito dagli Stati membri entro 24 mesi dalla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

La direttiva estenderà i diritti e gli obblighi tipici del diritto d’autore anche alla Rete. YouTube, Facebook e Google News saranno dunque le piattaforme online più direttamente interessate dalla legislazione comuntaria che è stata varata. I giganti del web dovranno condividere – sia pure in parte – i loro ricavi con i titolari dei diritti (come musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, editori di notizie, giornalisti).

Le novità principali della riforma sono due: la possibilità per chiunque sia titolare di un diritto di negoziare un compenso per l’utilizzo dei suoi contenuti da parte delle piattaforme online, e l’obbligo per queste ultime di impegnarsi a individuare e bloccare eventuali violazioni. Alcuni colossi, come YouTube, si sono già dotati di filtri appositi. Il sistema, però, non è sempre efficace e secondo i detrattori della riforma non verrà mai adottato perché è molto costoso.

Gli utenti delle piattaforme potranno continuare a utilizzare liberamente i meme e le gif e a condividere gli snippet, ovvero i brevi estratti di testo coi quali gli articoli vengono indicizzati. Le restrizioni relative a questi aspetti sono infatti state eliminate durante l’iter legislativo. La direttiva non avrà effetti nemmeno sulle enciclopedie online non commerciali come Wikipedia, sulle piattaforme open source e su tutti i contenuti che vengono utilizzati a fini di insegnamento o di ricerca. Particolari eccezioni sono previste anche per le startup.

DOMANDE
RISPOSTE
1 Una piattaforma digitale pubblica un contenuto. Che cosa succede? Dovrà riconoscere un equo compenso per quel contenuto, se richiesto
2 Il compenso va direttamente all’autore di quel contenuto? Va all’editore che poi compenserà lo scrittore, il musicista, il giornalista
3 Se un autore ha già concordato un compenso, può avere dei benefici? Le nuove norme gli permettono di rinegoziare l’accordo se svantaggioso
4 Wikipedia avrà problemi, dovrà sopportare nuovi costi? No. Le enciclopedie web gratuite sono libere da vincoli e oneri
5 Piattaforme libere, open source, come GitHub (software), avranno problemi? Neanche queste piattaforme sono investite dalle nuove norme
6 Nuove piattaforme digitali avranno gli stessi oneri delle vecchie? No. Le nuove piattaforme (o start up) avranno vincoli meno stringenti
7 Tutti gli articoli giornalistici devono ricevere un equo compenso? No. Resta gratuita la pubblicazione di brevi sintesi o frammenti
8 Questo al Parlamento Ue è l’ultimo passaggio? Serve un ultimissimo via libera degli Stati, riuniti nel Consiglio europeo
9 Quando le nuove norme entreranno in vigore? Due anni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale
10 Dunque, dopo due anni, le nuove norme saranno subito esecutive No. Gli Stati dovranno recepirle, con legge, nei propri ordinamenti

 

FONTE WIRED / REPUBBLICA 

 

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