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Ricordando Rino Ponzio a 12 anni dalla morte

E’ l’alba del  4 febbraio 2006, Rino Ponzio, 42 anni,  giovane sindaco di Tramutola, vice segretario provinciale del partito della Margherita, presidente della Comunità Montana, viene trovato impiccato in prossimità di una casa di campagna alla periferia del paese. Non è chiaro se l’uomo fosse appeso ad un albero o al balcone della casa. Il paese è sconvolto dalla notizia.

Arrivano i soccorsi, è ancora vivo?

Sul posto giungono  le forze dell’ordine, il fratello di Ponzio e prima di lui l’ambulanza del 118. Il fratello, si dice, viene fermato, gli è impedito di avvicinarsi al corpo. Rino è già morto. Viene effettuato l’esame autoptico al momento del sopralluogo.  Dall’esame risulta che al momento dell’arrivo dell’ambulanza Ponzio è ancora vivo. Per questo motivo il medico del 118, della postazione Mike5 di Villa d’Agri, viene indagato per omicidio colposo: non avrebbe effettuato le manovre di rianimazione sul corpo dell’uomo che per l’accusa, basata sull’esame autoptico, era ancora vivo.
 Il fatto non sussiste
«Il fatto non sussiste». Con questa motivazione nell’ottobre del 2010 il medico viene assolto con formula piena. Le perizie successive disposte dal tribunale di Potenza, smontano l’impianto accusatorio e dimostrano che all’arrivo del 118, Ponzio era già morto da alcune ore per l’impiccamento e non per il trauma cranico, come erroneamente era emerso dall’ autopsia. Secondo il tribunale di Potenza l’equipe del 118 giunta sul luogo valutava il decesso per impiccamento dello stesso dopo aver eseguito accertamenti di morte. Il corpo di Ponzio dopo circa trenta minuti cadeva a terra per rottura della corda riportando secondo l’esame necroscopico una ferita lacero contusa al cuoio capelluto.  L’indagine viene bella e chiusa. Rino Ponzio si è impiccato. Suicidio.

Appeso, col cappotto stretto

 Come sempre in questi casi, la voce della gente circola alla chetichella, e non solo. Sembra che Ponzio al momento  del ritrovamento, appeso alla corda, indossasse un cappotto molto stretto. Questo particolare fa ritenere che l’uomo abbia avuto molte difficoltà di manovra. Insomma l’operazione del suicidio non sarebbe stata semplice per un uomo che indossa un cappotto stretto. Lo sgabello su cui sarebbe salito Ponzio pare sia stato trovato a distanza sospetta dal corpo.
 Avreste mai immaginato Ponzio che si impicca?
 Chi lo conosceva, non avrebbe mai immaginato una fine del genere. Un uomo brillante, politico in carriera, leader naturale dei sindaci della Val d’Agri, allegro, persino goliardico con qualche punta di eccessi. Pare organizzasse di tanto in tanto qualche scherzo, anche di cattivo gusto. Qualcuno racconta che, dopo una nevicata, il sindaco avrebbe ordinato alla squadra di spalatori di sgombrare la neve dappertutto tranne che davanti l’abitazione del capo dell’opposizione. Sarà una leggenda?

“Un uomo che sapeva fare politica, molto amato dalla gente, ma forse aveva dei nemici da qualche parte”

 Aveva molto seguito. Faceva battaglie condivise e riusciva a mobilitare i sindaci della Val d’Agri. Una vecchia agenzia Adnkronos del novembre 2003 ci spiega una delle iniziative di Ponzio. Viggiano (Pz), 24 nov. (Adnkronos) – Il presidente della Comunità montana dell’Alto Agri, Rino Ponzio della Margherita ha annunciato che e’ stato costituito il comitato degli amministratori dei 30 comuni ricadenti nell’area dei giacimenti interessati all’estrazione petrolifera in Val D’Agri. Secondo quanto ha riferito all’ADNKRONOS lo stesso Ponzio ”il comitato ha deciso che se il governo non ritirerà il decreto, il prossimo 1 dicembre verraà interdetto l’ingresso a persone e mezzi al centro olii dell’Eni Agip di Viggiano per protestare contro la realizzazione del sito unico delle scorie radioattive a Scanzano Jonico”.  Inoltre, il presidente Ponzio ha invitato tutte le popolazioni della Val d’Agri ”a tenere alta in questi giorni la protesta dei lucani, partecipando ai diversi presidi, per evitare che la Basilicata subisca un’ulteriore grande ingiustizia ”.  Rino Ponzio credeva nelle possibilità di sviluppo della Val d’Agri grazie anche al Parco per il quale si è battuto. Guardava con sospetto la presenza delle compagnie petrolifere e non riteneva che l’industria estrattiva fosse un grande affare per il territorio.

Quella sera in campagna

 Le voci dicono che la sera prima di quell’alba fatale, nella casa di campagna ci sarebbe stata una festa. Una di quelle feste organizzate di tanto in tanto da Rino insieme al proprietario del casolare suo amico molto intimo. Chi c’era a quella festa? Non si sa. Voci dicono che l’amico di Rino, quella sera aveva prenotato una stanza in un albergo di Atena Lucana, dove si sarebbe recato per lavoro. L’amico quindi non c’era? Pare che Rino avesse una relazione con questa persona, in paese dicono che Ponzio era omosessuale. Se è vero che c’è stata una festa, come mai il sindaco rimane solo all’alba in quel casolare di periferia? Indossa il cappotto, quello stretto, probabilmente stava tornando a casa. Era da solo?

Quella corda

 La corda, come dicono gli inquirenti, si è rotta dopo 30 minuti causando la caduta dell’uomo e provocando, secondo l’esame necroscopico, una ferita lacero contusa al cuoio capelluto. Perché si rompe la corda? Forse si scioglie il nodo. E’ probabile che l’operazione sia stata compiuta molto in fretta.  Nella morte per impiccagione entrano in gioco due meccanismi: il primo, quello che tutti pensano faccia morire, è appunto l’ asfissia, la costrizione meccanica delle vie aeree, che avviene con l’ ostruzione del collo. E invece quello che uccide prima è l’ ostruzione dei vasi arteriosi e venosi del collo stesso, vale a dire carotide e giugulare. E cosa provoca questo nella vittima? In tempi abbastanza brevi, intorno a un minuto, si ha un aumento della pressione endocranica: non si ha più afflusso venoso, il sangue per un po’ continua a salire, ma non defluisce dal circolo encefalico. Allora arriva prima la perdita di coscienza, poi la morte. Non è possibile una morte istantanea? È diffusa l’ idea che il decesso immediato sia comune nell’ impiccagione, ma l’ unica possibilità è la rottura del dente dell’ epistrofeo, la seconda vertebra cervicale: avviene solo in alcuni casi, proprio specie nell’ impiccagione giudiziaria, in cui l’ impiccato viene fatto cadere dentro a una botola, con una congrua misura di corda. La morte istantanea non è dunque  un evento comune.
Il problema dell’impiccagione è dato dal fatto che se si sbaglia la lunghezza della corda in rapporto al peso corporeo della vittima, si verificano alcuni “inconvenienti”: se il salto è troppo breve si soffoca per strangolamento e la morte giunge più lenta e dolorosa; se il salto è troppo lungo la testa può staccarsi dal collo.
 Com’è morto Rino Ponzio?
Diamo per scontato, anche se abbiamo dei dubbi, che Ponzio si sia impiccato, quali sono i risultati dell’autopsia? E cioè l’uomo è morto per asfissia, per rottura delle vertebre, o come? Non è sufficiente dire “morte per impiccamento”.
E soprattutto perché?
 La biografia di Rino Ponzio, la gente che lo conosceva, l’attività che svolgeva con passione e impegno, le sue giornate, tutto lascia credere che quel giovane politico in carriera non aveva alcuna intenzione di ammazzarsi. Eppure lo avrebbe fatto. Perché? Rimane un mistero. E se al contrario quella notte fosse accaduto qualcosa di cui nessuno sa o nessuno vuol parlare? Se, diciamo, Ponzio fosse stato “suicidato”? Chi poteva volere la sua morte? Anche in questo caso il mistero rimane vivo. Fatto sta che le indagini sono state chiuse, pare, molto in fretta. Nessuno ha fatto domande, nessuno ha chiesto carte, o analizzato documenti.  Cercheremo, nei limiti delle nostre possibilità, di fare maggiore chiarezza su questo suicidio.

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