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Referendum: Renzi in teatro per le ragioni del “Sì”, studenti e associazioni in piazza dicono “No”

Stoccate a D’Alema e ai contestatori: “Se avessero letto il quesito referendario non sarebbero lì fuori a urlare”. La risposta in uno striscione: “Gli amari lucani votano No”

La grande foto satirica sui sostenitori del “no” è fissa sul maxischermo del cineteatro Don Bosco di Potenza. I 600 sostenitori sono dentro, seduti. I curiosi e gli oppositori restano fuori. E anche parte della stampa, “quella non accreditata”. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, nella seconda tappa del suo tour in Basilicata a sostegno del sì al referendum, dopo Matera, è al incontra i suoi entrando da una porta secondaria per evitare le contestazioni di studenti, No Triv, Azione Nazionale (con un grande striscione su cui campeggia “Gli amari lucani votano no”), popolo della vecchia destra, Italia victrix, Cobas e Movimento cinque stelle.

Primo bersaglio di Renzi è D’Alema. “Se lo avessimo accontentato con una delle poltrone che aveva chiesto non avrebbe fatto tutto il casino che ha fatto a questo giro. Ma le riforme valgono più delle poltrone”, ha detto il premier. “Se quelli che fuori urlano avessero letto il quesito voterebbero Sì”, ha dribblato le critiche Renzi, mostrando però la considerazione che ha del popolo dei suoi oppositori (che stando ai sondaggi al momento è in maggioranza). Proprio parlando degli studenti che erano fuori a manifestare ha detto: “Ci sono under 25 che dicono di volere il potere di scegliere i senatori. Ragà, cerchiamo di capirci: oggi un under 25 un senatore non lo vota e domani non è che i senatori saranno nominati, saranno eletti dai cittadini ma conteranno meno di oggi. Non è che aboliamo la democrazia, semplifichiamo la burocrazia. E chi dice che togliamo il diritto di scelta dice una cosa bugiarda, che non è vera”. Ma qual è la verità di Renzi? “Manderemo a casa di tutti un depliant” per il Sì al referendum. “E tutti quelli che dicono che spendiamo soldi pubblici per farlo li quereliamo, poi facciamo un bellissimo fondo e diamo in beneficenza il risarcimento danni”, ha detto Renzi, mostrando anche come sarà il volantino, che illustrerà cosa cambia in caso di vittoria al referendum: “Se vince il No non cambia nulla”, c’è scritto, ha precisato il premier. “Abbiamo Mario Monti, che ha votato Sì la prima volta, che poi ha cambiato idea perché Renzi dà i bonus fiscali. Fammi capire Monti: se io alzo le tasse voti Sì, altrimenti voti No? Ma il merito della riforma conta o non conta?”, ha attaccato ancora Renzi. Ma qual è il merito della riforma? Renzi non scende nel dettaglio. Non ne ha bisogno perché sa che al Don Bosco c’è il suo popolo. “Questo referendum ce lo giochiamo sul filo dei voti. Io sono convinto che la maggioranza silenziosa degli italiani sta con noi. Se vince il No, se c’è da avere un sistema in cui c’è da fare l’inciucio, l’accordo… non sono adatto. A galleggiare non sono bravo, o mi fate nuotare oppure ci sono persone più brave di me a galleggiare. Non è pensabile che si possa vivacchiare, l’Italia deve cambiare.

Io non faccio politica per tenermi aggrappato alla poltrona, se non si può cambiare ditelo: mandiamo gli altri, tenetevi quelli di prima. Non è un problema di personalizzare o non personalizzare”, ha sottolineato il pesidente del consiglio. “Non mi fa paura cosa succederà sui mercati se vince il No” al referendum costituzionale. “Mi fa paura che cosa accadrà nei mercati rionali” quando “un Paese fa prevalere lo sconforto e la sfiducia” sulla speranza. “Questo referendum è importante – continua – non perché si voti sui risultati del governo. I risultati di questi mille giorni son lì e poi ciascuno alle elezioni deciderà cosa fare. Ma adesso si vota per rendere un Paese più semplice, sulla domanda che è scritta sulla scheda referendaria”.  E ancora: “Votate per chi vi pare, ma nella consapevolezza che questi 15 giorni che ci separano dal referendum intere generazioni li hanno aspettate, i vostri figli e nipoti li aspettano – afferma il premier – perché se vince il No possiamo metterci un crocione sulle riforme”. E infine la frase che ha fatto storcere il naso a quelli che in sala sono arrivati al Pd da una storia di sinistra: “L’idea di guidare questo Paese pro tempore mi fa venire i brividi”.

FONTE Basilicata Oggi su IL MATTINO DI FOGGIA

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