Petrolio in Val d'Agri e Valle del Sauro

Prinzi (Ass. Bene Comune Viggiano): petrolio e gas non sono mai stati argomenti-tabù

Per me petrolio e gas non sono mai stati argomenti-tabù. Piuttosto il tema è come parlarne, vale a dire senza ignorare e tanto meno sminuire tutte le problematiche connesse alla ricerca, estrazione, lavorazione delle risorse energetiche specie nell’ottica di chi convive con queste attività. Lo afferma Vittorio Prinzi, presidente dell’Associazione Bene Comune Viggiano replicando al Presidente di Nomisma Emergia, Davide Tabarelli, secondo il quale “parlare di petrolio e gas in Italia oggi è praticamente impossibile”.

Intanto – aggiunge Prinzi – prendiamo atto che nel 2016, secondo i dati dell’Unione petrolifera, per la prima volta, il gas naturale, sebbene di pochi decimali, ha superato il petrolio quale prima fonte di energia italiana e che sempre nello scorso anno la fattura petrolifera è stata di 12,557 miliardi di euro, circa 4 miliardi in meno (-22%) rispetto al 2015, che rappresenta il minimo storico, e 21,3 miliardi in meno rispetto al 2012, anno record. Per il 2017 la stima è di una ripresa sulla scia dell’aumento delle quotazioni internazionali delle diverse fonti: proiettando fino a fine anno la media dei valori del mese di giugno, l’aumento dovrebbe essere compreso al massimo fra i 3 e 4 miliardi, tornando così sui valori del 2015, intorno cioè ai 16 miliardi. La fattura energetica è stata invece pari a 25,3 miliardi di euro, contro i 34,9% del 2015 (-28%), con un risparmio di 9,6 miliardi.

Altro elemento di riflessione per le nostre royalties: nel 2017 il prezzo del petrolio dovrebbe attestarsi in media intorno ai 50 dollari al barile. È quanto stima l’Unione Petrolifera ricordando che la media dei primi 6 mesi 2017 al momento si attesta a circa 52 dollari al barile, circa il 33% in più rispetto alla media dello stesso periodo 2016.

In attesa di conoscere tempi e modalità di ripresa del Cova di Viggiano – continua Prinzi – questi dati  confermano la stessa consapevolezza che negli anni Novanta ci indusse a scegliere la via petrolio, ben sapendo  che sarebbe stata una risorsa in più da aggiungere alle altre del territorio, anzi addirittura una risorsa che avrebbe potuto e dovuto aiutare le altre a crescere e svilupparsi. Dunque è tempo di parlarne con metodo nuovo sedendoci attorno ad un tavolo per rinegoziare con l’Eni, tornando allo spirito e al protocollo del 1998, visto che la società petrolifera mostra tutto l’interesse ad investire in Val d’Agri e questo senza aut aut o  dualismi, salute o lavoro, ambiente o intossicazione, arretratezza o sviluppo, perché rispettando le regole si possono tenere insieme gli interessi dell’ENI e per una risorsa che non è nostra ma della comunità nazionale, e quelli del territorio che rivendica lavoro e sviluppo. La traccia per parlare di questo è come migliorare la convivenza tra petrolio e territorio, correggendo il percorso finora seguito, sia nel senso di alzare il livello di attenzione sulla salvaguardia della salute e dell’ambiente, sia nel senso di trarre ogni beneficio possibile dall’attività estrattiva e dalle risorse che da essa provengono.  Non dimentichiamo il monito dei vescovi lucani: bisogna elevare il tasso rivendicativo della Val d’Agri e pretendere da subito che qualcosa cambi per la salute da garantire, l’ambiente da proteggere e il lavoro da restituire al più presto ai lavoratori Eni e dell’indotto oltre che per programmare lo SVILUPPO.

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