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Potenza, botte in aula in Tribunale: imputato, accusato di aver ceduto una dosa letale di metadone, aggredito dal padre della vittima


Botte in tribunale, ieri mattina a Potenza, con una scena mai vista nel generalmente tranquillo Palazzo di Giustizia lucano. L’episodio si è verificato poco prima delle 10 al primo piano, e precisamente nell’aula «Croce» ieri adibita a aula dell’Udienza prelilimare celebrata dal giudice Michela Tiziana Petrocelli.

Tra i vari procedimenti in calendario c’era quello a carico di un giovane, Giancarlo Lauria, accusato di aver ceduto la dose letale di metadone che costò la vita al ventiduenne di Tramutola Ivan Orlando e per questo in attesa di essere giudicato con il rito abbreviato.

In aula con l’imputato (difeso dall’avvocato Giuseppe Malta) sono giunte anche le parti civili, ossia i genitori del ragazzo che si sono costituiti in giudizio con l’assistenza dell’avvocato Angela Pignatari . Ma quando il padre della ittima, Michele Orlando, ha visto l’imputato ha perso la calma. Così gli si sarebbe avvicinato e, stando al racconto dei presenti (l’udienza si svolge in camera di consiglio, quindi senza l’accesso del pubblico) prima lo avrebbe afferrato per la gola poi, dopo essere stato subito separato dal carabiniere di servizio in aula con la collaborazione di altri presenti, l’uomo avrebbe gridato minacce pesanti (del tipo «sei un morto che cammina») all’indirizzo dell’imputato.

Un fuori programma che non ha solo turbato gli animi dei presenti ma ha anche influito sull’andamento dell’udienza. Perché Lauria, dopo l’aggressione, si sarebbe recato in ospedale per farsi medicare e l’udienza, che secondo le previsioni avrebbe dovuto concludersi con la sentenza, è stata rinviata per assenza dell’imputato.

Ivan Orlando morì il 7 orrobre di 2 anni fa dopo aver assunto una dose di metadone. Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Potenza e condotte dai carabinieri portarono alla individuazione in Giancarlo Lauria, dello spacciatore che la sera del 6 ottobre aveva venduto ad Orlando la sostanza stupefacente la cui assunzione, secondo le risultanze medico-legali, ne aveva determinato la morte. Il reato contestato a Lauria è «moret quale conseguenza di altro reato» una sorta di omicidio colposo per il quale è previsto uno specifico aggravamento di pena.

FONTE: GIOVANNI RIVELLI – LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

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