Cronache

Il patrocinio gratuito ai profughi costa allo Stato circa 90 milioni l’anno

In Basilicata, dai dati aggiornati al 15 ottobre scorso, gli immigrati rimpatriati sono stati solo 6 mentre quelli presenti sul territorio regionale sono 2.570. Tutto ciò accade perchè il contrasto agli irregolari complessivamente nel nostro Paese è sempre ridotto: su quasi 40mila migranti illegali rintracciati dalle forze dell’ordine gli espulsi raggiungono quota 45%. Il divario tra rientri e permanenza di migranti senza permesso di soggiorno non si può giustificare esclusivamente a causa delle procedure di identificazione.

E non sfugga che tra le spese enormi che lo Stato affronta per l’immigrazione, anche clandestina, nel 2016 circa 90 milioni di euro sono andati al patrocinio gratuito ai profughi che fanno ricorso, con i soldi dei contribuenti italiani, contro il provvedimento di asilo negato. La parcella di un avvocato d’ufficio pagato dallo Stato, solo per il primo grado di giudizio, costa sugli 800 euro; in appello arriva a 1.200 euro. Poi c’è la Cassazione, e il costo sale ancora. Inoltre agli extracomunitari a cui non è concesso l’asilo nel nostro Paese si aggiungono i poco meno di 20mila detenuti stranieri che costituiscono circa il 35% della popolazione carceraria complessiva, a cui è riconosciuto lo stesso diritto di difesa gratuita, alzando di molto questo tipo di spesa.

Per tornare agli immigrati entrati nel nostro Paese, dal 2012 – secondo i dati più aggiornati – la stragrande maggioranza, quasi 120mila, hanno presentato ricorso. E’ una situazione non più tollerabile che non può trovare alibi dietro quella garanzia di difesa scritta nella Costituzione Italiana quando l’unico pensiero era rivolto agli italiani che non possono permettersi l’avvocato. La situazione è ancora più intollerabile se si tiene conto che per gli italiani, dal maggio 2015, è stato aumentato il limite di reddito al di sotto del quale si ha diritto al patrocinio gratuito.

C’è poi il fattore tempi di attesa dei procedimenti giudiziari: in primo grado il tribunale in media impiega non meno di un anno a cui fanno seguito altri 15-18 mesi della Corte d’Appello, e per finire i tempi della Cassazione. In totale, almeno quattro anni nei quali a quanti è stato negato il riconoscimento di profughi vanno comunque garantiti ricovero, vitto, assistenza sanitaria gratuita, oppure in alternativa il sussidio in denaro.

Una situazione insostenibile soprattutto per la crescita dei reati di immigrati contro gli italiani, specie donne ed anziani.

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