Sono dei veri e propri patrimoni culturali al pari dei beni storici, artistici ed architettonici. Sono i Pat, i prodotti agroalimentari tradizionali. Sono prodotti che derivano dalla tradizione, il cui metodo di lavorazione, conservazione e stagionatura deve risultare consolidato nel tempo (per un periodo di almeno 25 anni). La regione Basilicata continua a valorizzare queste eccellenze, che costituiscono un legame tra tradizione, qualit? e sostenibilit?, con l’elenco dei prodotti tradizionali in costante aggiornamento. Da 41 prodotti del 2000, oggi sono 248 i prodotti lucani inseriti nell’elenco nazionale presso il MASAF. Il 36 per cento ? rappresentato da prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati, seguiti da paste fresche e prodotti da forno (28 %), carni e preparazioni (11 %), prodotti della gastronomia (9 %) e formaggi (6 %); mentre una minima percentuale ? rappresentata da preparazioni a base di pesce e molluschi, prodotti di origine animale come miele e lattiero-caseari, bevande alcoliche e distillati. Tra i Comuni con il maggior numero di Pat figurano Castronuovo Sant’Andrea, Rotonda, Maratea e Valsinni. Tra le iniziative di valorizzazione: la Piazza Pat, un evento itinerante nei Comuni lucani pensato come momento di incontro e divulgazione, il riconoscimento di “Ristorante custode” per le attivit? che valorizzano i Pat nella propria offerta gastronomica e l’atlante dei Pat , una mappa per sapere dove andare a comprare o degustare queste specialit? di nicchia.
Michele Blasi, direttore dell’Alsia, l’Agenzia lucana di sviluppo e di innovazione in agricoltura, nel podcast parla dell’importanza dei Pat e delle tante iniziative in programma a partire dalla costituzione dell’associazione dei Pat della Basilicata.
Per saperne di pi? ascolta il podcast : Pat, un patrimonio agroalimentare da custodire e valorizzare – Basilicata in Podcast | Podcast on Spotify
“La tutela della biodiversità, la valorizzazione delle produzioni locali e il sostegno alle comunità rurali non riguardano soltanto il comparto agricolo, ma chiamano in causa una visione più ampia di sviluppo, capace di tenere insieme identità, economia, territorio e qualità della vita per l’intera Basilicata”.
Lo dichiara l’assessore regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Carmine Cicala, a margine dell’incontro con il vicepresidente nazionale di Slow Food, Francesco Sottile, con la presidente di Slow Food Basilicata, Angela Ciliberti, con il referente biodiversità Salvatore Ciociola e con Rocco Catalano di Slow Food APS Potenza, alla presenza del direttore generale del Dipartimento, Vittorio Restaino.
Nel corso del confronto sono stati approfonditi i temi della biodiversità agricola e alimentare, della salvaguardia delle produzioni identitarie e delle opportunità di collaborazione per promuovere, anche in Basilicata, percorsi capaci di unire tutela del patrimonio locale e nuove prospettive di sviluppo per le aree rurali.
“Questo incontro – prosegue Cicala – rappresenta un passaggio utile dentro un lavoro che vogliamo costruire con serietà e visione, mettendo in relazione istituzioni, competenze e realtà associative che da anni operano sui temi della qualità e della biodiversità. La Basilicata ha le caratteristiche per rafforzare un modello di sviluppo che parta dalle sue radici, riconosca il valore delle produzioni locali e accompagni le comunità in una prospettiva concreta di crescita”.
Il vicepresidente nazionale di Slow Food, Francesco Sottile, ha evidenziato il valore strategico della biodiversità come leva non solo ambientale, ma anche economica e sociale, sottolineando l’importanza di costruire alleanze territoriali capaci di trasformare le specificità locali in opportunità durevoli per le comunità. Nel corso dell’incontro è stato inoltre richiamato il ruolo di strumenti come l’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food, esperienze che contribuiscono a tutelare prodotti, saperi e paesaggi legati ai territori.
“La Basilicata – ha dichiarato Sottile – possiede un patrimonio di biodiversità, conoscenze e produzioni che merita di essere riconosciuto, custodito e accompagnato in un percorso di valorizzazione. Lavorare su questi temi significa non solo difendere ciò che esiste, ma creare condizioni nuove perché le comunità locali possano generare valore, consapevolezza e futuro a partire dalle proprie risorse”.
Nel confronto è emersa anche la possibilità di sviluppare iniziative comuni collegate ai principali appuntamenti promossi da Slow Food, a partire da Terra Madre Salone del Gusto 2026, e di approfondire ulteriori percorsi dedicati alla valorizzazione delle filiere identitarie lucane.
“Il dialogo avviato con Slow Food – conclude Cicala – può diventare un’opportunità concreta per rafforzare il legame tra produzioni, territorio e comunità, sostenendo una visione che considera l’agricoltura, la biodiversità e la qualità alimentare come beni di interesse generale. È su questo terreno che possiamo costruire risultati utili non solo per gli addetti ai lavori, ma per tutta la Basilicata”.




