Lavoro e Salute

Ospedale Villa d’Agri: Ass. Bene Comune Viggiano, non più solo una difesa del diritto alla salute


 “La sospensione nell’Ospedale di Villa d’Agri dell’attività di chirurgia generale ed ortopedica per mancanza di medici anestesisti richiede un intervento immediato di Regione e Azienda Sanitaria di Potenza”: è la sollecitazione dell’Associazione Bene Comune Viggiano.

Il presidente dell’Associazione Vittorio Prinzi evidenzia che “di fronte alle continue notizie diffuse da settimane sulla contaminazione seguita allo sversamento di greggio dal Cova ed in generale sui rischi per la salute pubblica dovuti all’impianto Eni, l’ospedale di Villa d’Agri si conferma come fondamentale presidio sanitario e come tale va potenziato e non certo depotenziato in prestazioni delicate. Si pensi a quello che sta accadendo per l’Unità Operativa di chirurgia bariatrica, che in poco tempo ha ulteriormente qualificato l’attività della struttura attraendo pazienti da fuori regione ai quali invece adesso viene negato l’intervento con il trasferimento, da quanto è stato possibile sapere, al San Carlo di Potenza, secondo il disegno, mai smentito, di “unico” ospedale regionale.

Tutti ricordiamo gli impegni assunti in incontri pubblici proprio all’interno dell’Ospedale dall’assessore Franconi e dal Presidente Pittella il quale nel mese di giugno 2016 pronunciò la “famosa” frase: “nessuno vuole prendere una gomma e cancellare l’ospedale di Villa D’Agri dalla cartina geografica dei presidi sanitari della Basilicata, tantomeno il governo regionale”. Ebbene a quelle parole – dice Prinzi – bisogna dare seguito con fatti. Certo, è innegabile che ci sono difficoltà nel reperire medici anestesisti (e non solo) disponibili a lavorare a Villa d’Agri. Del resto è accaduto per gli ospedali di Matera e di Policoro ma non si può scaricare solo sui medici poco invogliati e incentivati se, messa la gomma nel cassetto, non si usa la penna per scrivere un piano organico per il breve e medio termine delle attività da attribuire a Villa d’Agri.

Il primo riferimento – aggiunge la nota dell’Associazione – è per quel Centro di Medicina Ambientale, che si prevede da anni di istituire e che deve avere non solo un fine di ricerca, ma anche una dimensione clinica, così da potenziare l’esistente. Per questa ragione dopo la fase di ferma e unitaria reazione all’ipotesi di smantellamento dell’Ospedale – afferma Prinzi – si deve passare dalla difesa del presidio ospedaliero, come Fort Apache, a quella dell’avvio di una riorganizzazione dei servizi più volte annunciati, come per tutti gli altri ospedali, che segni un avanzamento e non più solo una difesa del diritto alla salute che in Val d’Agri è elemento straordinario per tutto quanto è accaduto e continua ad accadere nel Cova”.

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