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Ospedale Villa d’Agri: ASS. Bene Comune Viggiano, Alziamo la testa, rivendichiamo rispetto per la Val d’Agri!

Palpabile la preoccupazione nell’assemblea tenutasi ieri sera, 24 novembre, presso la sede dell’Associazione “Bene Comune”, con una discussione su “Quale futuro per l’Ospedale di Villa d’Agri”, a seguito della Delibera del Direttore Generale del Dipartimento Sanità, che recepisce allo scadere dei termini le direttive europee sulla turnazione del personale sanitario e vara un Piano di riorganizzazione dei PP.SS.AA. dell’Azienda sanitaria locale di Potenza in attuazione della Legge n. 161/2014. In sostanza un provvedimento che riguarda gli Ospedali di Melfi, Lagonegro e Villa d’Agri e taglia o ridimensiona, accorpandole, alcune attività (ginecologia, pediatria, ortopedia…, dopo la già avvenuta eliminazione del punto nascite), nello specifico, del Presidio Ospedaliero di Villa d’Agri.
La preoccupazione del Presidente Vittorio Prinzi, nell’introdurre gli interventi, si estende anche all’attuazione della recente pre-intesa tra il Comune di Viggiano, la Regione Basilicata e l’Azienda Sanitaria Locale di Potenza dell’agosto scorso per la soluzione dell’annosa vicenda del Plesso sanitario ex Clinica Nigro-Pellettieri, che, grazie ai fondi messi a disposizione dall’Amministrazione Comunale di Viggiano, già dal prossimo anno potrebbe rendere fruibile un Hospice a servizio dell’intero comprensorio, privo di tanti servizi socio-sanitari (si cita solo ad esempio una RSA, Residenza Sanitaria Assistenziale, per una popolazione che diventa sempre più anziana).

Ma l’attualità mostra come si tenda a togliere anziché a dare, come è apparso dagli interventi del Dott. Domenico Cavaliere, Primario del Laboratorio di Analisi dell’Ospedale di Villa d’Agri, del Dott. Domenico Lauletta, analista presso il medesimo Laboratorio, e il Dott. Giambattista Mele, medico di base, servizio notturno e festivo. Il Dott. Cavaliere, in riferimento alla proroga fino al luglio 2014 della situazione esistente, grazie alla delibera del Consiglio Regionale, ha affermato che nel futuro Piano riorganizzativo occorre ricercare la compatibilità tra risorse sempre minori e bisogni dei territori, considerando i numeri, ma soprattutto partendo dall’equità nel garantire a tutti i cittadini la tutela della salute e dalle condizioni oggettive delle popolazioni per la fruizione dei servizi socio-sanitari, e da questo punto di vista la Val d’Agri non sta messa bene, essendo un territorio in cui c’è il “deserto” sanitario, rispetto al Melfese e al Lagonegrese. Il Dott. Lauletta aggiunge, tra l’altro, una questione importante, ricordando che le autorità regionali e la Prefettura dovrebbero considerare che la Val d’Agri è un territorio “a rischio incidente rilevante”, perché ospita il Centro Olio ENI, e, come tale, è oggetto di un Piano di emergenza e sicurezza per le popolazioni, che non possono fare a meno di un Presidio Ospedaliero efficiente. Lo stesso Centro di Medicina Ambientale, che si prevede di istituire a Villa d’Agri, deve avere non solo un fine di ricerca, ma anche una dimensione clinica, così da potenziare l’esistente. Il Dott. Mele considera con scetticismo la situazione, che nelle sue criticità è maturata nel tempo, senza trovare adeguata opposizione, e che oggi vede le popolazioni della Val d’Agri “beffate due volte”, in quanto la Regione da un lato attinge a piene mani alle royalties della Val d’Agri per soddisfare esigenze di bilancio di vario genere e dall’altro ci sottrae quei servizi essenziali socio-sanitari, che altrove sostiene proprio con le royalties del petrolio.
A questo si collega il Presidente Prinzi al termine dell’incontro, sintetizzando il dibattito, evidenziando che da parte delle istituzioni e dei Sindaci c’è stata una pronta, ferma e unitaria reazione all’ipotesi di smantellamento dell’Ospedale di Villa d’Agri, allertando le popolazioni. Ma rileva, altresì, che pari compattezza sarebbe necessaria in altre vicissitudini che riguardano il futuro del territorio, come quella delle royalties del petrolio, che come l’Ospedale, sono un diritto delle popolazioni della Val d’Agri. Sono, infatti, utilities di compensazione prima di tutto e spettano al territorio dove avvengono le perforazioni. E non vengono date alla Regione perché ne faccia quello che vuole, per i buchi di bilancio o per la spesa corrente. Ma – aggiunge – riscontro che questa consapevolezza non ci sia come si può capire nella classe politica regionale, che ha tutto l’interesse a mettere nel calderone del bilancio regionale le grasse royalties (ma fino a quando?!); non comprende, invece, come mai tale consapevolezza non sia viva nei Sindaci e nelle comunità dell’area del petrolio, soprattutto della Val d’Agri, che non ne fanno alcuna rivendicazione, con le conseguenze che sono sotto i nostri occhi: costretti a difendere il presidio ospedaliero, come Fort Apache, prima della capitolazione definitiva, perché senza sviluppo non c’è futuro…e il futuro non aspetta!

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