Lavoro e Salute

Ospedale di Villa d’Agri: riflessioni del dott. Donato Disalvo sulla Medicina ambientale 

L’accelerata sulla medicina ambientale mi riporta alla mente situazioni che in modo casuale hanno modificato il corso della storia della Val d’Agri. L’essere stato Direttore della UOC di Medicina dell’ Ospedale di Villa d’Agri da una parte, e aver dovuto affrontare le problematiche legate alla indispensabilità del trapianto di fegato fatto presso la UOC di chirurgia dell’Universita di Padova (permettetemi un ringraziamento di cuore per tutti, sanitari e non,,per aver reso possibile un percorso di vita che sembrava irreversibile) mi pongono in un osservatorio privilegiato che mi permettono una visione più ampia.
Faccio fatica a trattenere la lingua che avrebbe voglia di gridare tutto lo sdegno verso una classe politica miope, arrogante per sapersi forte di un potere decisionale che poche volte guarda agli interessi generali. Mi tornano in mente lo sdegno disegnato sul viso dei due Direttori Universitari che, partiti alle prime luci dell’alba da Napoli, raggiungevano Potenza per mantenere fede agli impegni assunti e l’incredulità di vedere privilegiata la partecipazione ad una riunione sindacale e disertare un incontro programmato da alcuni mesi. Da me invitati, i due Direttori Universitari si erano resi disponibili ad affiancare la Regione in un programma osservazionale e di studio sulle malattie dell’apparato digerente causate dall’inquinamento ambientale che il petrolio avrebbe avuto in agricoltura.

Eravamo nel dicembre del 1999 e, senza rendercene conto, il destino della nostra Regione cambiava radicalmente a seguito delle elezioni politiche del 2000 che vedono morire, quella mattina , tanti programmi specifici. Mi guardo indietro e penso: se la medicina ambientale fosse nata allora ed io fossi stato oggetto di screening, avrei fatto parte della popolazione sana, se farò parte dello screening prossimo verrò inserito nella casistica della popolazione neoplastica. Quadri molto differenti che suggeriscono una domanda: esiste un nesso di causalità fra impatto ambientale del petrolio e la neoplasia dell’ apparato digerente? Questo solo per dire che se gli allora responsabili regionali avessero avuto l’umiltà e l’intelligenza di ascoltare chi aveva competenze specifiche, ora avremmo dati più attendibili per la valutazione della storia naturale di molte patologie secondarie all’impatto ambientale del petrolio.

Ho scritto queste mie riflessioni come al solito di getto, come mi succede quando avverto istintivamente di trovarmi difronte ad un cambiamento epocale. Da questo nasce l’invito ad imparare a selezionare una classe dirigente meno arrogante, più disponibile a circondarsi di vere professionalità e meno di faccendieri buoni per ogni stagione. L’altro invito è per la classe politica che vorrei tanto umile da non aver bisogno che qualcuno ricordasse loro, quotidianamente, che la nomina alla direzione di un programma di sviluppo non equivale anche al trasferimento delle specifiche competenze. La scelta di buoni collaboratori è indispensabile per il raggiungimento di obbiettivi programmati e per il bene comune nessuno può sentirsi escluso dalle valutazioni di efficienza del proprio operato.

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