Ordine Agronomi e Forestali sul Dissesto Idrogeologico della Basilicata

“È abbastanza mortificante osservare i noti problemi di dissesto idrogeologico che stanno riguardando la Basilicata. Ed è ancor più scoraggiante ricordare, e osservare per quello che ancora è visibile, una storia importante che scivola sui crinali e che è frutto di un importante lavoro che ha caratterizzato il passato”.

E’ quanto scritto un una nota della Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali.

“Non si trattava di un ammortizzatore sociale, ma una moltitudine di operatori che hanno rappresentato la storia delle maestranze delle sistemazioni idraulico forestali e che ha generato tante soddisfazioni professionali in progettisti dottori agronomi e forestali i quali operavano per la salvaguardia del territorio prevalentemente in seno al Corpo Forestale dello Stato e negli Enti Competenti unitamente ad altre figure professionali. Non si tratta di dietrologia, ma di rievocare una storia importante, essenzialmente compresa tra il 1950 e il 1985, in cui le professioni si intrecciavano attivamente con le esperienze di campo generando risultati evidenti sia nel contenimento dei movimenti franosi, sia nella vita dei paesi spesso arroccati in zone difficili dell’entroterra lucano.

Modelli di progettualità importanti che un tempo, quando la politica era condivisione, vedevano coinvolti protagonisti competenti generando risultati ambiziosi che hanno portato, ad esempio Pisticci, in evidenze internazionali per i risultati derivanti dalla tutela del territorio ad opera delle numerosissime briglie che si univano all’azione protettiva del bosco adeguatamente collocato in un progetto complessivo e unitario. Un tema che ha trovato successivamente un accantonamento durato troppi anni dove ai numerosi convegni, alcuni dei quali anche da noi organizzati, non è seguito il doveroso riscontro per riprendere un cammino, questa volta fondato soprattutto sulle manutenzioni, in grado di generare una rinnovata comunione tra bosco e sistemazioni idraulico forestali. Non manca da parte dei tecnici la volontà di operare ma urge un intervento politico concreto ed un confronto finalizzato a rimettere al centro della programmazione la sicurezza del territorio.

L’auspicio è che si riprenda, con i nuovi attori politici, un percorso solido, povero di proclami ma ricco di progettualità ancora oggi disattesa. Serve concretezza con la consapevolezza che le maestranze che hanno operato in campo hanno occupato altri settori e che i paesi dove gli stessi risiedevano non hanno ereditato la reale storia delle sistemazioni idraulico forestali che è fatta di professionisti dottori agronomi forestali, operai qualificati e uomini che hanno amato e protetto il proprio territorio. Urge, pertanto, un cambio di rotta, un coinvolgimento delle esperienze degli Ordini professionali, un tavolo di confronto per cercare di ricostruire e censire il patrimonio esistente e ascoltare le ultime esperienze viventi importanti che è opportuno interessare per una rinnovata sicurezza del territorio e per programmare in zone a rischio dove la conoscenza capillare delle opere esistenti è riservata a coloro i quali hanno operato in un passato ormai non più recente e che non deve essere oscurata da altri temi non così urgenti quale quello in questione. L’auspicio è che si intervenga al più presto, utilizzando le professioni competenti e con la giusta determinazione”.

Anche il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella sulla questione:

“La situazione precaria in cui versano molte infrastrutture strategiche impone un grande piano di riqualificazione e ammodernamento dell’esistente e di realizzazione di nuove infrastrutture per migliorare la mobilità di persone e merci”.  Secondo il numero uno della Cisl lucana “la Basilicata, per quanto riguarda il tema del capitale infrastrutturale, sconta decenni di ritardi e di lungaggini burocratiche che impediscono alla regione di svolgere quel ruolo di naturale cerniera logistica tra le regioni del Sud di cui si è più volte parlato negli anni scorsi, anche in riferimento alla Zes, ma con scarsi risultati pratici finora”.

“Far partire i cantieri che sono già finanziati, come più volte sollecitato dalla nostra federazione di categoria, significa – aggiunge il sindacalista della Cisl – anche creare vera occupazione e allo stesso tempo rendere credibili e sostenibili misure come il reddito di cittadinanza che, senza una corrispondente crescita della domanda di lavoro da parte delle imprese, rischia di creare una nuova platea di assistiti e di impedire alle famiglie che oggi versano in povertà un vero percorso di emancipazione e cittadinanza; percorso che – secondo il segretario della Cisl – può realizzarsi solo attraverso la partecipazione attiva al mercato del lavoro. Al contrario dire no a tutto e bloccare per ragioni ideologiche opere già avviate – avverte il sindacalista – significa paralizzare il paese e condannarlo a un futuro fatto di declino, marginalizzazione e isolamento”.

Il segretario della Cisl rivendica anche un piano di manutenzione straordinaria del territorio per “affrontare e risolvere il problema del dissesto idrogeologico che riempie ciclicamente le cronache dei media. Vicende come quella di Pomarico – spiega Gambardella – sono il prodotto di una governance non adeguata alla gestione di un territorio storicamente fragile come quello lucano. Ora non ci sono più alibi: i venti di recessione che soffiano sull’economia italiana – conclude il segretario della Cisl – devono spingere il governo a cambiare rotta puntando sugli investimenti pubblici e sulla creazione di veri posti di lavoro partendo da un grande piano di infrastrutturazione e manutenzione del territorio”.

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