Società e Cultura

Nasce la rete dei Numeri Pari per la dignità e la giustizia sociale

Don Luigi Ciotti: «Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale, etica e sociale contro le disuguaglianze e le povertà»

Istituire un reddito minimo garantito e universale («reddito di dignità») superando lo spezzatino delle contraddittorie misure assistenzialiche e selettive che il governo intende istituire con il reddito di inclusione sociale, una riedizione della social card di Tremonti. Raggiungere l’obiettivo «sfratti zero». Mettere la spesa sociale fuori dal patto di stabilità e chiedere la modifica dell’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio. Resistere con il mutualismo, creare economie civili cooperative e welfare di comunità; antimafia sociale, lotta contro il razzismo e per l’accoglienza di migranti e profughi.

Sono gli obiettivi della neonata rete contro le disuguaglianze, per la giustizia sociale e la dignità «Numeri pari» promossa da Libera, Gruppo Abele, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), gli studenti della Rete della Conoscenza e il Roma Social Pride. Non una «struttura», ma una rete di reti o coordinamento dell’associazionismo, del volontariato e dei movimenti, realtà diffusissime nel nostro paese, molto spesso divise e frammentarie. Il coordinamento sarà «aperto e alla pari» con i responsabili dei nodi territoriali che manterranno l’autonomia. I nodi saranno costituiti entro marzo e si muoveranno su agende politiche indipendenti sull’esempio della manifestazione romana del 17 dicembre scorso a sostegno dell’esperienza di accoglienza dei profughi del Baobab a cui hanno partecipato 10 mila persone.

L’obiettivo della «rete dei numeri pari» è incrociare le agende locali con quelle nazionali. Saranno i nodi territoriali a «dettare la linea» e il coordinamento a generalizzare le istanze. Comitati antimafia, centri sociali, reti, associazioni, campagne, progetti di mutualismo lanceranno le loro vertenze, il coordinamento le raccoglierà e, in base agli obiettivi e alle pratiche, si creeranno rapporti con i soggetti politici e culturali esistenti al di fuori della rete. Il metodo «dal basso verso l’alto» intende invertire le gerarchie che caratterizzano la politica rappresentativa e sarà visibile a partire dal 24 gennaio quando sarà lanciato un sito internet geolocalizzato dove saranno protagonisti i nodi territoriali.

I «numeri pari» sono un progetto ambizioso. Non solo per le dimensioni dei soggetti che si uniscono, ma perché rivendica una programmatica estraneità al politicismo delle sinistre politiche e non vuole essere una delle sommatorie identitarie in cui sono affogati altri tentativi nell’ultimo quinquennio. Intenti da verificare, ma avere immaginato una dialettica «orizzontale» e «democratica» è già un modo per rispondere a un grave un problema che ha paralizzato la società attiva, non solo la «sinistra».

Povertà: don Ciotti, c’è stato divorzio tra politica ed etica
Roma – “Politica è etica, ma c’è stato un divorzio, dobbiamo recuperare questa forza e dimensione. Dobbiamo recuperare molta umanità nei nostri servizi, nelle nostre realtà e nei nostri rapporti; recuperi anche la politica un’attenzione” verso la marginalità. “Solo mettendoci nei panni degli altri riusciamo a costruire delle politiche che siano a servizio degli altri”. Lo ha detto il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, alla presentazione, oggi a Roma, della rete contro le disuguaglianze “Numeri pari”, ricordando che “la nostra società viaggia su una doppia corsia, dove il ricco è sempre più ricco e la fascia dell’esclusione” si allarga. Don Ciotti ha quindi invitato tutti ad “alzare la voce quando altri scelgono il prudente silenzio” e ha ricordato che “se oggi i diritti sono così deboli, non è solo a causa di chi li attacca ma anche di chi li ha difesi troppo fiaccamente: qualcosa di più si poteva fare”. In questi anni, ha concluso, “non ho sentito delle voci ferme contro i muri, ho sentito commuoversi tante volte quando i barconi andavano giù ma poi quanta indifferenze e delega. Non ho sentito voci forti e chiare sui 4,6 milioni di persone che vivono in povertà assoluta e sono disperate. Bisogna che uno si fermi e si interroghi”.

FONTE LIBERA.IT

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