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“Tribù Lucane” il nuovo disco di Graziano Accinni

E’ il nuovo progetto discografico del maestro Graziano Accinni. Nel cd “Dialetto” una fresca e indovinata commistione di gusti e influenze.

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Quello del maestro Graziano Accinni è sicuramente uno dei cervelli più brillanti e operativamente “inquieti” del panorama musicale lucano. Per un quarto di scolo strettissimo collaboratore di Mango, il virtuoso della chitarra originario di Moliterno (Pz) avrebbe potuto campare di rendita continuando a bazzicare la musica pop o –al più- dedicandosi a una qualche “cover band” intitolata al compianto sodale di Lagongero (e non ci sarebbe stato nulla di male). E invece ha deciso –ormai da molti anni a questa parte -di fare cose come una “Gatta Mammona” in stile “Celebration” della PFM (ovvero con chitarre elettriche “in grande spolvero”), abbinandole a un pezzo come “Triaoru” (la storia di un sacerdote –Padre “Teodoro”- cacciato negli anni 30 da Moliterno per la sua presunta inclinazione ad accompagnarsi con donne belle e generose), e come se non bastasse, persino una cover dei Talking Heads in dialetto ciriglianese. Tutte cose queste che –insieme a molte altre- fanno parte del nuovo disco, “Dialetto”, in cui Accinni mette nero su bianco la sua nuova creatura: il progetto “Tribù Lucane”. Rispetto ai diversi lavori realizzati con gli “Ethnos”, il nuovo cd ha una componente anche elettronica, oltre a quelle, come di consueto, acustiche ed elettriche.

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E l’indovinato epiteto di “Tribù Lucane” non è messo lì solo perché suona bene: il gruppo di musicisti e ospiti presenti in questo disco fa infatti riferimento a una concezione allargata dei confini della Basilicata. E così vi troviamo musicisti del Vallo di Diano, come Luigi Gaetani, originario di Teggiano, alla batteria e sequencer, Giuseppe De Lio di Sala Consilina, al basso, Silvio De Filippo (già negli Ethnos) di Tardiano, in provincia di Salerno, senza contare, ovviamente, lo stesso Accinni e il “solito” Giuseppe Forastiero alla voce. Completano il ricco parterre alcune “guest star”: il “tarantato” Pietro Cirillo, di Tricarico (leader di Officine Popolari Lucane); Luciano Zasa (sempre del gruppo di Cirillo) Filippo Scilleri (vocalist siculo/tarantino trapiantato a Policoro), e naturalmente, Grazia Ragone, una vera scoperta del maestro Accinni: una ragazza in grado di tradurre, adattare e cantare nel dialetto di Cirigliano (in provincia di Matera, suo paese di origine), celebri canzoni del repertorio rock mondiale, come l’arcinota “This must be the Place” dei Talking Heads, presente nel disco in una splendida versione “no-spopolamento” intitolata “Je Cost u Post”.

Insomma, il piatto è ricco ed è consigliabile ficcarvicisi: l’accostamento di suoni e tradizioni della nostra regione ad accenti rock e sperimentazioni (è presente anche un’intensa cover di “Andrea”, di Fabrizio De Andrè) rende forse questo album (in parte registrato in studio e in parte dal vivo) un punto di svolta nella storia delle produzioni musicali made in Lucania, dal quale sembra difficile poter prescindere in futuro. Accinni e i suoi hanno dimostrato che un folk-rock lucano, senza cliché, ammiccamenti o paraculaggini varie, si può e si deve fare.

FONTE: I VIAGGI DI GULLIVER

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