Marsicovetere: Consegna medaglia d’onore alla memoria di Giuseppe Cianciarulo

È stata conferita a Marsicovetere una medaglia d’onore concessa ai cittadini Italiani, militari e civili, deportati ed internati nel lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra. Oggi 2 giugno, durante le celebrazioni del 73esimo anniversario della Repubblica italiana, in piazza Mario Pagano a Potenza, la medaglia sarà consegnata al nipote Giuseppe Cianciarulo, in memoria del nonno di cui porta lo stesso nome.

Nicola è l’unico figlio di Giuseppe Cianciarulo e ha voluto testimoniarci quel poco che il padre è riuscito a condividere con lui e con la sua famiglia. L’unica cosa che mi diceva spesso era che i tedeschi mangiavano le patate e lui le bucce tagliate spesse che, in realtà, sarebbero dovute andare ai maiali. Quello era il loro cibo. Non mi ha raccontato la quotidianità, preferiva non ricordare più di tanto – afferma il figlio Nicola – preferiva non parlare perché non voleva soffrire ancora, si era chiuso nel suo silenzio. Mio padre Giuseppe classe 1924, originario di Marsicovetere, all’età di 19 anni, l’11 settembre del 1943 partì militare. Ma poco dopo Roma – ci testimonia il figlio – il treno venne bloccato dai tedeschi e tutti i passeggeri furono deportati in Germania. Rimase li fino al 27 aprile del 1945 quando fu liberato dalle forze armate alleate, due giorni dopo la data che tutti ricordiamo del 25 aprile.

Riuscì a rientrare in Italia solo dopo qualche mese, il 13 settembre del 1945. Come ho anticipato era come volesse rimuovere quella sua sofferente esperienza – continua Cianciarulo – perciò non aveva mai fatto alcun tipo di domanda per ottenere qualsiasi tipo riconoscimento o contributo. Mio padre morì nel 1994 e dopo 25 anni, ho pensato che era giusto fare questa richiesta alla Repubblica italiana. Sembra quasi solo gli ebrei siano stati nei campi di concentramenti, dimenticando i tantissimi italiani che hanno vissuto e sofferto le stesse sofferenze. Per questo motivo ho deciso – continua – di voler dare onore a mio padre e a chi, come lui, anche per pochi anni e senza perdere la vita, ha vissuto un’esperienza che lo ha segnato nell’anima. Ero curioso, volevo vedere con i miei occhi come erano i vari campi di concentramenti in Polonia e in Germania. Volevo farmi cosi un’idea di come si potesse vivere e cosa avessero potuto subire davvero i prigionieri. Ma mio padre non mi ha mai voluto accompagnare, si rifiutava – conclude Nicola Cianciarulo – perciò ci sono andato da solo.

FONTE: Alessia Guglielmi – Mattino di Puglia e Basilicata

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