Quando si parla di aree interne e piccoli comuni del Mezzogiorno, il rischio è quello di usare
belle parole senza spiegare come fare le cose. L’associazione SVIMAR ha pubblicato un
manifesto in 10 punti intitolato “Il diritto di restare, la libertà di intraprendere”. L’obiettivo è
chiaro: trasformare paesi che oggi sembrano “isolati” in luoghi pieni di vita e di lavoro.
Ma cosa significano questi punti nella realtà di tutti i giorni? Vediamo nel dettaglio come
queste proposte possono diventare azioni concrete.
Come uscire dall’isolamento con trasporti adeguati.
Oggi molti cittadini delle aree interne impiegano ore anche solo per raggiungere l’ospedale o
la stazione ferroviaria più vicina.
La ferrovia come metropolitana regionale: Non si tratta solo di far passare i treni ad alta
velocità, ma di creare “hub intermodali”. In concreto, significa che un cittadino di un piccolo
paese della Basilicata o della Calabria deve poter prendere un autobus locale che lo porti in
pochi minuti a una stazione principale (come Potenza o Battipaglia), con orari perfettamente
coordinati.
Addio alle “strade della vergogna”: Molte strade provinciali sono piene di buche o interrotte
da frane da anni. La manutenzione straordinaria significa aprire subito i cantieri per rimettere
in sicurezza i ponti e l’asfalto. Se la strada è sicura, un’ambulanza o un camion che trasporta
merci impiega la metà del tempo.
Servizi essenziali: salute e scuola a Km 0
Se in un paese chiude la scuola o non c’è un medico, le famiglie se ne vanno. La soluzione
non è chiudere, ma cambiare il modo di offrire i servizi.
Ospedali di prossimità e telemedicina: Un anziano che vive in un borgo isolato non dovrebbe
viaggiare per tre ore solo per fare una visita di controllo. Con la telemedicina, il medico di
base può collegarsi via computer con uno specialista a Napoli o a Bari. Il paziente fa la visita
nel suo paese, usando strumenti digitali avanzati.
Scuole aperte e flessibili: Invece di chiudere una scuola perché ci sono pochi bambini, si
possono creare “classi innovative”. La tecnologia permette di fare lezioni condivise con altre
scuole, e l’edificio scolastico può rimanere aperto il pomeriggio come centro culturale,biblioteca o scuola di musica per tutto il paese.
Lavoro: internet veloce e tasse basse
Per convincere un giovane a non emigrare, o ad aprire un’azienda nel suo paese d’origine,
servono incentivi economici reali.
Fibra ottica e 5G per lo Smart Working: Se un piccolo comune ha una connessione internet
eccellente, un programmatore, un designer o un traduttore può lavorare per una
multinazionale di Londra o Milano restando a vivere nel suo paese al Sud, dove la qualità della
vita è alta e il costo degli affitti è basso.
Tasse azzerate con la ZES (Zona Economica Speciale): Chi apre un’attività in questi comuni
(un negozio, un ristorante, un’officina) dovrebbe pagare pochissime tasse per i primi anni. La
burocrazia deve essere ridotta a zero: un’unica domanda online per aprire l’attività in pochi
giorni.
Nuova economia: terra, turismo ed energia
I piccoli paesi hanno risorse che le grandi città non hanno: spazio, natura, storia e tradizioni.
Agricoltura tecnologica: Aiutare i giovani a comprare trattori moderni o sistemi di irrigazione
che consumano poca acqua. Produrre cibo biologico di altissima qualità e inserire un “QR
code” sull’etichetta per mostrare al cliente l’esatta provenienza del prodotto (tracciabilità).
Il Turismo delle Radici: Ogni anno, milioni di discendenti di emigrati italiani (da America,
Germania, Australia) vogliono visitare i paesi dei loro nonni. Creare un’offerta concreta
significa ristrutturare le case abbandonate per farne “alberghi diffusi” e organizzare guide
locali che accompagnino i turisti a scoprire la storia della propria famiglia.
Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): Il comune e i cittadini installano pannelli solari sui tetti delle scuole o dei municipi. L’energia prodotta viene divisa tra le famiglie del paese.
Risultato concreto: bollette della luce molto più basse per tutti e zero inquinamento.
Sindaci più forti e meno burocrazia
Spesso i piccoli comuni hanno fondi europei da spendere (come quelli del PNRR), ma non
hanno i dipendenti per fare i progetti.
Ingegneri in comune: SVIMAR chiede un piano per assumere tecnici esperti che aiutino i
sindaci a gestire i soldi pubblici. Se il comune ha un ingegnere capace, può vincere i bandi
europei per costruire un nuovo parco giochi, sistemare il teatro comunale o illuminare le
strade a costo zero per i cittadini.
Il manifesto di SVIMAR dimostra che i piccoli paesi del Sud non sono destinati a morire. Esistono soluzioni pratiche e concrete per trasformarli in luoghi moderni, ecologici e
attraenti. La sfida non è solo politica, ma è una scelta sul tipo di Italia che vogliamo costruire:
un Paese dove ogni cittadino ha la libertà di scegliere dove vivere e lavorare.
Carmen De Rosa
Portavoce SVIMAR




