L’ultimo saluto al militare dell’Arma assassinato a Roma

Restano in carcere a Roma, a Regina Coeli, dopo la convalida da parte della Procura della Repubblica, E.F.L. e G.C.N.H., i due ragazzi americani maggiorenni, arrestati dai Carabinieri dopo l’accoltellamento al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega in servizio, assassinato da uno dei due, con 11 coltellate, nella notte tra il 25 e il 26 luglio.

Le investigaziono del Nucleo Investigativo Carabinieri della Capitale, come informa un comunicato stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, hanno accertato che poco prima dell’omicidio, i due giovani, accusati di omicidio aggravato in concorso e tentata estorsione, forse legati ad una storia di droga, avevano sottratto uno zaino ad un cittadino italiano, probabile collegamento ad un pusher che aveva ceduto loro aspirina invece di cocaina, minacciandolo, nel corso di una telefonata, di non restituirglielo se non dietro la corresponsione di 100 euro ed 1 grammo di cocaina.

Successivamente, i Carabinieri, contattati dalla vittima che aveva denunciato l’accaduto, si sono presentati all’appuntamento per bloccare i malfattori, i quali, nonostante i militari si fossero qualificati quali appartenenti all’Arma non hanno esitato ad ingaggiare una colluttazione, culminata nel tragico evento.

L’indagine, iniziata la notte precedente, immediatamente dopo l’aggressione mortale e proseguita incessantemente mediante la visione delle immagini di videosorveglianza acquisite e le escussioni testimoniali, ha consentito di individuare i presunti autori del delitto, all’interno di un albergo romano già pronti per lasciare il territorio nazionale.

Nel corso della perquisizione eseguita nella camera occupata dai due, è stata rinvenuta e sequestrata l’arma del delitto, un coltello di notevoli dimensioni, abilmente nascosto dietro ad un pannello a sospensione del soffitto, oltre agli indumenti macchiati di sangue indossati durante l’omicidio.

I due, una volta in caserma, sono stati interrogati dai Carabinieri, sotto la direzione dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma e difronte a prove schiaccianti, hanno confessato l’assassinio.

Ora è shock per una foto scattata in caserma lo scorso 26 luglio e diffusa da un Carabiniere, mentre uno dei due ragazzi, G.C.N.H., come un prigioniero di guerra, a capo chino, ammanettato dietro alla schiena, con una benda agli occhi, viene interrogato subito dopo il fermo.

Intanto, nel pomeriggio di oggi, domenica 28 luglio, sino alle ore 20.30, resterà aperta la camera ardente del Carabiniere, nella cappella di piazza Monte di Pietà, a pochi metri dalla caserma dei Carabinieri di piazza Farnese, dove da anni il militare prestava servizio.

Nella giornata di domani, l’ultimo saluto nella sua città natale.

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Rocco Becce

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