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Lucani nel mondo, coltivare ed intensificare la memoria, riscoprendo le radici per aumentare la capacità attrattiva della Basilicata


Ho partecipato, come ascoltatore e come cultore di studi sull’emigrazione lucana, all’Assemblea Annuale della Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo che ho trovato ricca di spunti di riflessione, partecipata e ben condotta dai rappresentanti delle istituzioni regionali, dai presidenti e dai membri della Commissione Regionale Lucani nel mondo e dal Centro Lucani nel mondo “Nino Calice”. Dai vari interventi dei rappresentanti delle Associazioni/Federazioni dei  Lucani in Italia e in altri Paesi d’emigrazione sono emersi problemi vecchi (il contributo economico quasi irrisorio da parte della Regione Basilicata alle iniziative delle varie Associazioni e la proposta di indirizzarlo al sostegno di quelle più significative nel panorama dei bisogni segnalati, come quello dell’ambulatorio per assistenza sanitaria a Caracas, nel Venezuela, in grave difficoltà) e nuovi (l’urgenza di coinvolgere le nuove generazioni nella guida delle Associazioni e nella cura dei rapporti con la madrepatria e la Basilicata).

Numerose le istanze presentate in Assemblea, molte delle quali degne di essere recepite. Ritengo, tuttavia, che nella prospettiva di recuperare e rinsaldare i rapporti con i Lucani nel mondo sia necessario, in questo momento, operare in due direzioni da parte del Governo Regionale e degli Organismi, cui sono affidati le relazioni con le loro Associazioni.

Occorre, prima di tutto, aumentare la capacità attrattiva della Basilicata, piccola regione con uno spazio “oltre”, che potrebbe trovare una ricchezza proprio in quel fenomeno che è stato il segno più eloquente della sua povertà, ossia i suoi emigrati sparsi nel mondo, i quali possono diventare un prolungamento di essa e un megafono delle sue risorse, specialmente in vista di Matera 2019. Occasione questa assolutamente da non perdere, per creare un movimento turistico da ogni parte del mondo verso la Basilicata, la quale trarrebbe tutta, complessivamente, e non solo Matera,  beneficio da tale flusso, poiché il lucano che verrà a visitare Matera certamente si  recherà nel paese d’origine suo o dei suoi genitori/antenati, contribuendo ad una ricchezza diffusa sul territorio. Proprio il contrario di quello che potrebbe accadere se l’evento materano fosse circoscritto ad un turismo “non lucano”, senza radici, che molto probabilmente salterà a piè pari le altre aree della Basilicata e si riverserà preferibilmente tra la Murgia Materana, la Puglia e, forse, Melfi e Venosa, se non altro per le difficoltà di penetrazione nella nostra regione a causa della ben nota situazione dei trasporti e dei collegamenti. Occorre, allora, attraverso i lucani e per i lucani creare o potenziare le strutture, le opportunità e gli interventi di promozione di Matera 2019 nei Paesi di residenza  per attrarli nei loro paesi d’origine in Basilicata.

Occorre, inoltre, coltivare ed intensificare la memoria, riscoprendo le radici, attraverso l’ampliamento e l’arricchimento del  Museo dell’emigrazione lucana di Lagopesole, tanto da farlo diventare una sorta di “sacrario” per i nostri emigrati. Sicuramente meritevole di elogio l’opera di quanti, come Joe Di Giacomo a San Fele nel 2016, si sono prodigati per erigere monumenti ai nostri emigrati e ricordarli, tenendo così alto il senso storico ed etico dell’emigrazione  e della presenza dei Lucani nel mondo, per il contributo che hanno dato e continuano a dare ancora al nostro Paese, oltre naturalmente a quello in cui si sono stabiliti e vivono. Constatiamo, tuttavia, che sempre più tenue diventa il legame con la terra d’origine a causa della graduale scomparsa della prima generazione, che negli anni l’ha conservato vivo attraverso vincoli e rapporti diretti con parenti ed amici in Basilicata. Di converso, sempre più alta diventa la curiosità “genealogica”, la conoscenza delle proprie radici anche familiari. Per questo concretamente ad ogni lucano dovrebbe essere concessa la possibilità di avvalersi di un’anagrafe presso il Museo dell’emigrazione, che dovrebbe ospitare non solo emozionanti “storie” d’emigrazione, come già avviene, ma anche la “storia” biografica e familiare di tutti i lucani. In concreto, è necessario riprendere e portare a termine il progetto ADELMO (Anagrafe degli emigrati lucani nel mondo), avviato con l’Archivio di Stato e da qualche anno “trascurato” dalla Regione Basilicata, ricostruendo così un Archivio/Sacrario, dove ognuno possa attingere, insieme alla consapevolezza della propria storia, l’orgoglio di essere lucano.

Prof. Vittorio Prinzi

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