L’intrepido valzer della rosa blu: il nuovo album di Chrysta Bell

di Michela Castelluccio

The blue rose became a fixture of my self identity” (La rosa blu divenne un appuntamento fisso della mia identità personale). Stringe una rosa blu, la conturbante Chrysta Bell, ed è impossibile non pensare alla stagione di Twin Peaks alla quale ha partecipato. Blue Rose è anche una delle quattro canzoni, registrate nelle natie terre del Texas, di questo omonimo EP, che segue l’album We Dissolve dello scorso anno e i convincenti concerti a seguire. Si parla di ammalianti tumulti d’amore, con un pop-rock blueseggiante e ombrosamente melodrammatico, un po’ alla Anna Calvi. La musa di David Lynch è sempre più a suo agio. Nel suo blog, Chrysta Bell confessa di aver scritto le prime parti del suo nuovo album a bordo della sua auto, mentre guidava in uno dei suoi numerosi viaggi a Los Angeles da Oakland, un paio di mesi prima dell’inizio delle riprese di Twin Peaks. Si sa, le migliori idee per scrivere canzoni arrivano guidando; forse è quanto accaduto alla cantante: è la strada che ti si apre davanti ad attivare la meditazione e lo scorrere dei pensieri . Il titolo del brano Blue Rose, è riferito al vero amore dell’artista, che viene fuori dall’accostamento di blu e vero. “Mi è piaciuto – ha dichiarato la Bell – , è stato rilassante per me cantarlo (…), ho pensato che fosse un forte inizio per qualcosa”. Ascoltando il brano che dà il titolo all’album, è innegabile l’accostamento e la risonanza del lavoro lynchiano “Blue Velvet” (https://youtu.be/QP-X1eZLEtQ), ma come d’altra parte ha confessato la cantante stessa, “a volte le cose si attaccano e non c’è altro da fare che vederlo”. Un lavoro musicale suadente e romantico al tempo stesso, che dà la sensazione di leggere i versi di un’antica poesia, intrisa di un potente quanto profondo sentimento. Un lavoro da solista, quello di Chrysta Bell, che risente degli influssi del suo maestro David ma che prosegue autonomo ​​in versi completi, raccontando di un tipo di amore cosmico.

Un amore che attraversa le dimensioni del tempo e dello spazio, della vita e della morte. Se volessimo interrogarci sulla sostanzializzazione esistente di questo amore, nel senso che (per alcuni) questo tipo di amore non esiste e non potrebbe esistere, ecco che è la simbologia del disco stesso a rispondere: un amore che, come la rosa blu, non si trova in natura. E – per la serie non facciamoci mancare nulla – non può passare inosservato il lussuoso accompagnamento di archi dal design sonoro inquietante. Il tutto è un fluttuare nel tempo e nello spazio, a mo’ di capogiro, come accade alla musica nella mente. Una scena, questa, che in realtà non ha nulla a che fare con le canzoni dell’album, ma che si può considerare come un verosimile allineamento o, anche,  l’ennesimo dono conferito dal mistico e incantato mondo di Twin Peaks. 

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