Le Opere Pubbliche infrastrutturali creano occupazione e migliorano le condizioni dei territori.

A parte le polemiche sui risultati del festival di San Remo e qualche strascico di commento su Reddito di cittadinanza e quota cento, i media sono pieni di argomenti che orbitano intorno all’acronimo TAV ovvero Treno Alta Velocità omologo di TGV –Train à Grande Vitesse.

Perché si parla tanto della TAV? perché al governo c’è una forza politica che quando era movimento predicava l’inutilità di questa tratta ferroviaria sia per motivi ambientali ma anche per motivi economici.

La sintesi è, in questo momento, se realizzare una grande opera infrastrutturale o meno; in virtù dei vantaggi che a cerchi concentrici ne deriverebbero per l’Italia. Occorre dunque decidere se realizzare questo grande lavoro ma sembra di capire che il punto sia più generale; cioè occorre far ripartire le opere pubbliche perché solo così potremo invertire, non importa per colpa di chi, il trend da recessione che gli indicatori macroeconomici restituiscono. Mi imbatto però – mentre mi accingo a fare anche io una riflessione da comune mortale – nel resoconto del Think Tank Basilicata che The European House – Studio Ambrosetti ha lanciato nel 2018 in collaborazione con Total & EP Italia SpA. Leggo nella prefazione la considerazione di Valerio De Molli (CEO di T.E.H. – Ambrosetti) e mi sorprendo per alcuni numeri ovvero: “Un investimento di 2,5 miliardi ha generato un’occupazione per tremilacinquecento addetti” e, proseguendo, il Country Chair e CEO di TOTAL Italia dice che “Tempa Rossa è il più grande investimento greenfiled, a forte componente tecnologica, fatto in Italia negli ultimi vent’anni  e, proseguendo ancora, che sono stati mobilitati tre miliardi di euro (incluso Taranto) coinvolgendo circa diecimila tra ingegneri ed operai Italiani”. Allora mi sono chiesto cosa potrebbe rappresentare un grande lavoro pubblico che impegna circa otto miliardi. E cosa potrebbe essere una grande opera pubblica in Basilicata. Un cantiere stradale o ferroviario o altra infrastruttura, che ce né molto bisogno, quanta occupazione creerebbe? Tantissima, sicuramente. Ma poi rifletto! Ma se si pongono il problema dei costi e dei benefici per la TAV cosa ne uscirebbe per la strada Potenza – Melfi? O, nella versione più completa, per la Lauria – Candela? Ed una linea ferroviaria TGV o TAV che attraversi la Basilicata da Metaponto a Salerno troverebbe giustificazioni nei conti di uno studio econometrico? Mi preoccupo, credetemi, che dover valutare un’opera pubblica o grandi lavori di manutenzione alle infrastrutture esistenti, che pure ce ne sarebbe bisogno guardando lo stato delle strade statali Lucane e di tante del mezzogiorno, possa approdare ad un risultato di sconvenienza tanto da far tirare i remi in barca e lasciare il Sud verso una totale disgregazione. E, sorridendo, immagino che qualcuno stia studiando come giustificare la spesa per stendere una recinzione sulla riga del Garigliano per tracciare una netta differenza tra il Sud e l’Italia che conta e che si impegna, come ci ha ricordato il Ministro Bussetti quando gli è stato chiesto cosa arriverà al Sud per recuperare il gap tra le scuole del Nord e quelle del Sud.

Quindi, io credo, che fuori dai tecnicismi economico – finanziari, una politica di grandi cantieri per realizzare infrastrutture sia importante per dare una spinta all’economia.  E’ superfluo richiamare le teorie economiche che vedono nelle grandi opere pubbliche la soluzione per ridurre disoccupazione e far riprendere la domanda. La mano invisibile, in un mondo liberista, prima o poi rimette tutto a posto ma per dirla alla J.M.Kynes, In the long run we are all dead (nel lungo periodo siamo tutti morti) quando rispondeva ai liberisti che sostenevano che la “mano invisibile”, a lungo andare, avrebbe risolto ogni problema, senza ricorrere ad interventi da parte dei governi.  Credo che qui c’è bisogno ora di risolvere i problemi, non c’è il tempo di aspettare il passaggio della mano invisibile di Smithiana memoria per sperare di migliorare le condizioni.

C’è da augurarsi, dunque, che il metodo TAV non passi, non perché debba o non debba farsi la ferrovia per i treni ad alta velocità, ma perché quel metodo, al netto delle linee guida del MIT (D.Lgs 228/2011), può solo ingenerare un modus operandi che ancora una volta penalizzerebbe il Sud ed ancor di più la Basilicata. Questa Basilicata che sogna attorno alla cultura con Matera, ai paesaggi ameni e calanghivi ed al turismo archeologico ed enogastronomico ma che come dice, sempre nell’incipit del report finale del Think Tank Basilicata, Gianni Riotta, deve prendere atto che “non saranno le vestigia del passato, il calore di una comunità, la fragranza del cibo, l’aroma del vino o lo spettacolo magnifico della natura a convincere un ragazzo laureato in informatica al Nord, o una ragazza specializzata in ingegneria in America, a tornare a casa, finiti gli studi. Saranno il lavoro, una società civile attiva e produttiva, la certezza che per i figli il Sud non sarà un Museo magnifico e deserto, ma l’avvenire operoso”.

Gianfranco Massaro – Agos  

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