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Lavoro in Nero: il freno dell’Italia




Ora che l’Italia si prepara ad affrontare un nuovo periodo di recessione, ecco che ancora una volta, una delle problematiche che si devono affrontare è quella del lavoro in nero.

Quello del lavoro non regolare è un problema che da sempre affligge il nostro paese. Purtroppo negli ultimi anni, invece che migliorare, la situazione sembra ulteriormente peggiorata.

La causa sembrano essere le crisi che hanno impattato il mondo, fra queste anche l’emergenza sanitaria iniziata con la pandemia, che ha portato inevitabilmente al licenziamento di un enorme numero di dipendenti.

Quante persone lavorano in nero in Italia?

Nel corso dei decenni sono tantissime le statistiche che sono state pubblicate sull’argomento. Inizialmente sembrava che in percentuale, le regioni del sud fossero quelle più impattate da questo problema ma negli ultimi anni anche al nord il numero di persone che hanno un’occupazione irregolare è aumentato notevolmente e ora la differenza non è più così notevole.

Ovviamente le statistiche considerano vari settori lavorativi come per esempio quello agricolo, manifatturiero, dei servizi, e molti altri. Vediamo quali sono i settori con il più alto tasso di occupazione irregolare.

Come si può vedere il settore con il più alto tasso di lavoratori in nero è quello domestico, seguito poi dal settore agricolo, da quello dell’intrattenimento, quello della ristorazione e infine quello delle costruzioni.

Nel settore del lavoro domestico c’è la più alta percentuale di lavoratori irregolari perché è chiaro che sia il più complesso da controllare e gestire.

In generale in Italia al momento più di 3,2 milioni di persone circa svolgono un lavoro che è totalmente irregolare o parzialmente irregolare. Questo numero rappresenta il 12% del totale dei lavoratori in Italia. La percentuale è estremamente elevata e questo preoccupa moltissimo e la si può considerare una delle cause per cui il paese rimane tuttora arretrata a livello delle infrastrutture.

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L’arrettratezza tecnologica dell’Italia a causa del Lavoro in Nero

I lavoratori in nero non pagano tasse o perlomeno ne pagano una bassissima percentuale rispetto a quello che dovrebbero effettivamente dichiarare. I soldi racimolati dal pagamento delle tasse aiutano il governo a racimolare la somma necessaria per effettuare investimenti atti a far evolvere il paese. Fra questi anche investimenti in ambito tecnologico.

Ad esempio l’Italia è uno dei paesi più arretrati per quanto riguarda la diffusione di rete 5G sul territorio. Il paese è infatti ancora tra gli ultimi se si guarda la velocità di internet e seppur il governo abbia attuato un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per cui si prevede un enorme investimento per il miglioramento della rete internet, non si sa se questo sarà abbastanza per rendere l’Italia un paese tecnologicamente all’avanguardia.

Come l’Italia combatte il Lavoro in Nero

Per combattere il lavoro irregolare, il ministero del lavoro ha creato un piano che prevede una durata di 3 anni e che si pone l’obbiettivo di aumentare i controlli e le ispezioni del ministero in tutti i settori così da diminuire la percentuale di lavoratori in nero del 2% entro il 2024.

Ovviamente, questo piano necessita un aumento del numero di persone che lavoreranno nel ministero e che avranno il compito di scoprire i lavoratori sommersi. Questo creerà nuovi posti di lavoro e quindi anche un’opportunità per moltissimi disoccupati.

Ma queste sono solamente delle misure che tamponano il problema. Il vero motivo per cui tantissimi disoccupati decidono di ricorrere al lavoro in nero per sostentarsi è perché si sentono poco tutelati dallo Stato e perché non hanno fiducia in esso. Soprattutto in un momento dove le spese sono aumentate a causa del rincaro dei prezzi del gas.

 Per cambiare realmente la situazione, il governo ha deciso quindi di iniziare un programma di politica attiva per aiutare i lavoratori più vulnerabili con anche bonus che i cittadini possono ottenere consultando i CAF online.

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