Lavoro e Salute

L’Associazione Donne Giuriste Italia, sezione di Potenza, denuncia la disastrosa condizione femminile


Il bilancio sulla condizione femminile nel mondo è ancora disastroso, ha denunciato l’Associazione Donne Giuriste Italia, Sezione di Potenza, in occasione della giornata internazionale della donna. La pandemia ha reso ancor più marcate le disuguaglianze strutturali e di genere esistenti. La situazione delle donne è divenuta ancor più precaria in tutti gli ambiti della vita. Tante sono le problematiche da risolvere: dal mancato paritario accesso alle carriere, alle molestie sui luoghi di lavoro, alle violenze psichiche e psicologiche ed alle discriminazioni di ogni genere.

“Chi dice donna, dice danno” ed è vero, perché sono le donne che danno la vita e sempre loro che ne danno anche un senso. Mille sensi. Il senso controcorrente e rivoluzionario nell’avvocatura, quando si diceva che “L’avvocheria è un ufficio esercitabile soltanto da maschi e nel quale non devono immischiarsi le femmine”. Lì, nel 1881,c’era lei, Lidia Poët che si laurea col massimo dei voti all’Università di Giurisprudenza di Torino e dopo due anni di pratica legale, supera l’esame di abilitazione diventando la prima donna Avvocato d’Italia.

L’indignazione fu tale da spingere il Procuratore generale del Re a presentare ricorso alla Corte D’Appello di Torino che accolse a piene mani ma a teste vuote la richiesta di annullamento d’iscrizione di una donna all’Ordine degli Avvocati. Stessa scelta fu operata dalla Cassazione che confermò l’impossibilità per una femmina a battagliare tra i colleghi uomini nella “forense palestra”…Disdicevole per il gentil sesso accalorarsi, magari proprio durante il ciclo mestruale, in arringhe e giuridiche discussioni. Si diceva che alle donne fossero riservati i soli ruoli di madre e moglie, gli unici concessi al genere femminile dai signori uomini. Lidia continuò, senza titolo, a lavorare presso lo studio legale del fratello, battendosi per i diritti dei soggetti più vulnerabili, per i minori e per le donne.

E’ il 1919 quando il Parlamento approva la legge che ammette le donne ad accedere ai pubblici uffici, ad eccezione della magistratura, e Lidia all’età di 65 anni diventa, finalmente, Avvocato. Il senso mai arrendevole e fiero nella magistratura. Letizia De Martino, Maria Gabriella Luccioli, Graziana Calcagno Pini, Raffaella D’Antonio, Emilia Cappelli, Giulia De Marco, Annunziata Izzo, Ada Lepore furono le otto vincitrici del primo concorso in magistratura aperto alla partecipazione delle donne. Era il 3 Maggio 1963. Era semplicemente poco tempo fa. Era ieri. Avvocatura, Magistratura, Università, Politica. E ancora Medicina, Astronomia, Fisica, Matematica. Tutto ciò che porta per natura un nome femminile ma che ha chiesto alle Donne, alle nostre Donne, una lotta senza tempo e una vittoria meritata ma che, a tutt’oggi, resta solo a metà. Il non senso della guerra, che di femminile porta solo il nome e ai tavoli delle trattative fa sedere solo gli uomini. Femminile come l’Ucraina, come la scomparsa mediatica delle donne, dove a scomparire, a passare inosservate saranno proprio loro… Qui sì, semplici danni, danni collaterali della guerra. La violenza sessuale viene usata, in tutti i conflitti, come arma per punire le dissidenti, come monito per ribadire la conquista di un territorio, per marcarlo come fanno i cani, sotto ogni punto di vista.

Il rischio di stupri di guerra è estremamente concreto, specialmente per i gruppi più vulnerabili o quelli più esposti, come le combattenti volontarie o le giornaliste. Come le bambine. Lo stupro, nome maschile, è un crimine di guerra. Maschile, plurale. Insomma nei conflitti, ideologici o armati che siano, non ci sono né vinti né vincitori perché a perdere, alla fine, siamo tutti. Ma, nel frattempo, a rimanere invisibili sono sempre e solo le donne. Che si faccia memoria sulle disuguaglianze di genere, sulle lotte femminili per la conquista di sacrosanti diritti naturali. Che si faccia luce per non lasciare le donne nell’ombra, per dare loro la stessa normale visibilità illogicamente riservata agli uomini, affinché non si senta più lo slogan: “perché donna,in quanto donna”. E’ il senso del coraggio delle Donne, che aldilà e oltre il senso dell’analisi grammaticale, è un nome e un genere tutto femminile.

E’ Memoria, è Luce…nome Femminile, genere universale. Dedicato alle donne ucraine.

Avvocato Serena Calzoni (ADGI)

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