Società e Cultura

La statua della contesa tra “forme” e “formalismi”


Inaugurata qualche giorno fa nella cittadina campana di Sapri alla presenza dell’ex premier Giuseppe Conte, la statua de “La spigolatrice di Sapri” ispirata dalla poesia di Luigi Mercantini, uno dei poeti più noti del Risorgimento italiano, nato nel 1821 nella provincia di Ascoli Piceno. Il componimento risale al 1858, un anno dopo il tentativo di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle Due Sicilie.
Ciò che sostanzialmente ha sollevato l’attenzione, più che il vento sollevare le vesti della procace contadina, è stata la polemica sorta intorno alla statua.
Un nutrito gruppo di donne con in testa l’ex senatrice Manuela Repetti, alle quali si è  unita Laura Boldrini la quale chiede: ”Ma come possono perfino le istituzioni accettare la rappresentazione della donna come corpo sessualizzato? “
Le donne democratiche fermamente schierate contro la nuova statua della Spigolatrice di Sapri tanto da chiederne l’abbattimento, poiché veicolerebbe con le sue forme  procaci ed anacronistiche un’immagine stereotipa e fuorviante della donna.
Dall’altra, invece, c’è chi difende, l’opera dello scultore Emanuele Stifano, il quale afferma: “alcuni vedono solo depravazioni, in realtà, io l’avrei fatta nuda”.
Ad onor del vero la scultura è stata commissionata per celebrare uno degli episodi più noti del Risorgimento italiano, la fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane, in particolare, la poesia ispirata da quei fatti.
L’’autore adottò il punto di vista di una lavoratrice dei campi, una spigolatrice di grano, una donna che umilmente si occupava della raccolta delle spighe superstiti dopo la mietitura, che assiste allo sbarco dei rivoltosi e s’innamora di Pisacane, rinunciando al suo lavoro per seguire il gruppo dei mazziniani.
“Eran trecento, eran giovani e forti. E sono morti”
La giovane spigolatrice, appunto,  segue i “trecento” della poesia ma nulla può di fronte alla sanguinaria reazione delle truppe borboniche, supportate dai contadini di Sapri.
Quanto ritroviamo oggi di quegli accadimenti nella “Spigolatrice”, posizionata sul lungomare?
Nel tentativo di una spiegazione lo scultore Emanuele Stifano ha riferito:
“ho ‘approfittato’ della brezza marina che la investe per dare movimento alla lunga gonna, e mettere così in evidenza il corpo. Questo per sottolineare un’anatomia che non doveva essere un’istantanea fedele di una contadina dell’800, bensì rappresentare un ideale di donna, evocarne la fierezza, il risveglio di una coscienza, il tutto in un attimo di grande pathos”.
Oggi Sapri ha la sua spigolatrice che sta come Giulietta
alla sua Verona, forse ci si aspetta che quel un fenomeno di  costume e di pellegrinaggio pagano possa replicarsi anche per la cittadina Cilentana, e se a Verona basta toccare il seno di Giulietta  assicurare agli innamorati la fortuna,  qualcuno ha ipotizzato che a Sapri non ci vorrà molto per immaginare verso quali parti anatomiche si potrebbe  orientare  lo stesso“gesto scaramantico” per attirare la buona sorte.
Cercando lumi nei contorni poco chiari della vicenda attingo al pensiero Freudiano:
“Gli uomini sono più moralisti di quanto pensano e molto più immorali di quanto possano immaginare”.  Ma non possiamo esimerci dal chiederci se Luigi Mercantini l’avesse immaginata proprio così la “sua” spigolatrice. e quanto  ne ritroverebbe oggi, in questa moderna installazione.
Carmen De Rosa

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